TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

giovedì 13 novembre 2008

Sanità.Toscana infelix.

E' bastato fare sul serio e comiciare a scoperchiare la pentola. Se L'assessore regionale Rossi avà coragio e se altre istituzioni (o mafie?) lo permetteranno, ne vedremo delle belle.
mv
Chirurgia, il dossier che accusa i «baroni»
Indagine del centro gestione rischio clinico della Regione, dopo il caso del paziente in coma per uno scambio di farmaci


Chirurghi che escono dalle scuole di specializzazione senza aver acquisito il minimo di esperienza, insegnanti che dovrebbero insegnare l'arte ma non lo fanno, baroni che scelgono pochi predestinati che possono accedere alla sala operatoria. Risultato: i rischi per i pazienti aumentano e «la strada verso un servizio sanitario sicuro e affidabile è ancora lunga e sarà interrotta da incidenti più o meno gravi». Il quadro emerge dall'indagine condotta dai tecnici del centro gestione rischio clinico della Regione diretto da Riccardo Tartaglia. Un dossier — che da qualche giorno è nelle mani dell'assessore Enrico Rossi — realizzato dopo l'incidente alle Scotte di Siena dove un paziente è entrato in coma per la somministrazione di un farmaco sbagliato, ma prima del caso dei tre neonati morti all'ospedale Versilia. Sotto accusa nel documento che ha l'obiettivo di individuare le ombre del sistema sanità in Toscana per mettere a fuoco i correttivi, finisce soprattutto l'area chirurgica degli ospedali. Si parte però dal presupposto che «in Toscana abbiamo svolto un grande lavoro» ma eventi come quello di Siena «determinano un forte senso di frustrazione in tutti coloro che si stanno impegnando per migliorare la sicurezza».
CONTROLLI NELLE VARIE ASL. Il lavoro svolto dai tecnici del centro di gestione rischio clinico è frutto di una serie di controlli nelle varie Asl e aziende ospedaliere della Toscana: «Le visite che stiamo conducendo stanno evidenziando alcune rilevanti criticità in area chirurgica, compresa ostetricia e ginecologia e ortopedia, e nelle direzioni sanitarie. L'area chirurgica rimane tra le più refrattarie alla cultura della sicurezza. I chirurghi hanno fino ad oggi sempre disertato, eccetto pochi encomiabili dirigenti, le iniziative sulla sicurezza. Sono ancora troppo pochi i chirurghi che hanno sviluppato livelli di performance tali da garantire prestazioni sicure». Sullo sfondo c'è l'annosa questione della formazione universitaria: «A detta degli stessi direttori di struttura la formazione dei neoassunti ha forti lacune, escono da alcune specializzazioni senza aver svolto il numero di interventi necessari ad acquisire il minimo di esperienza chirurgica». È anche vero, sottolinea Tartaglia, che i dirigenti disponibili a insegnare l'arte sono rari.
«SPESSO, SOLO IN PREDA ALL'EUFORIA DI OPERARE». «Alcuni chirurghi, in preda a un'esaltazione professionale non ritengono che altri, se non loro o pochissimi predestinati, possono accedere alla sala operatoria. "Dopo di me il diluvio", è la frase spesso sentita dire da molti baroni della chirurgia. Ho anche sentito dire, da parte di qualche primario ospedaliero, che non è una loro funzione e non hanno tempo per farlo (ma se ci fossero più persone capaci ad operare non sarebbe un risparmio di tempo?)». Uno dei passaggi cruciali della relazione è quello che riguarda la «trasmissione delle competenze »: «Restano di totale appannaggio individuale, cosicchè quando un operatore lascia il sistema, il patrimonio conoscitivo dell'organizzazione si impoverisce drasticamente ». Il ritratto dei chirurghi è forse quello più inaspettato di tutti: «La maggioranza di loro è presa dall'euforia di operare e il paziente per alcuni esiste solo sul tavolo operatorio. La sensazione è che alcuni di essi, senza generalizzare, non abbiano alcuna vocazione nel dirigere la struttura e si sentano più professional che manager». E proprio per i dirigenti di struttura che «non formano» i propri collaboratori, viene proposto all'assessore di «pensare a qualche provvedimento». Un'altra proposta per migliorare gli standard di sicurezza è quella di «responsabilizzare tutti premiando chi attua le misure di prevenzione» e dare maggiore autorità «alle direzioni sanitarie di presidio» che, scrive Tartaglia, «svolgono con difficoltà la revisione delle cartelle cliniche e la funzione di controllo».
Antonella Mollica
12 novembre 2008

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