manifestanti riposano dopo il corteo in piazza del Popolo
a Roma; 30.10.'08 /foto di A.M.
Soldi a scuole cattoliche e atenei privatizzati
Eleonora Martini dal Manifesto dell'11.11.2008
ROMA
Finanziamenti a pioggia su scuole e università? Non sia mai. Il nuovo motto della triade Tremonti-Brunetta-Gelmini sembra essere diventato: «cum grano salis». Ci vuole sale in zucca nel distribuire i fondi per l'istruzione, ha spiegato ieri ricorrendo al detto latino il sottosegretario all'economia Giuseppe Vegas nel suo intervento alla Camera durante il dibattito sulla finanziaria. Ma il "buon senso" del centrodestra porta sempre allo stesso punto: soldi pubblici ai privati. Che siano le scuole cattoliche (cioè la maggioranza assoluta delle private o paritarie) a cui il ministero di Tremonti sta pensando di «implementare se necessario» i finanziamenti, come ha annunciato Vegas, o le università pubbliche ridotte sul lastrico dal decreto legge approvato giovedì scorso in Consiglio dei ministri che oggi verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e che costringe di fatto gli atenei a trasformarsi in fondazioni private. Messo a punto ieri all'ultimo minuto, giusto in tempo per modificare i meccanismi di composizione delle commissioni per i concorsi universitari che si formeranno a cominciare da oggi, il decreto legge sull'università e la ricerca prevede infatti che gli atenei in rosso - quelli cioè che spendono per il personale il 90% del Fondo di finanziamento ordinario - non solo non possano più assumere ma siano anche «esclusi dalla ripartizione dei fondi». Un modo - dicono i sindacati - per ampliare il fronte delle università in crisi economica e ridurre sul lastrico quelle già sofferenti, così da costringere tutte ad aprire le porte ai privati. Eppure la ministra dell'Istruzione, soddisfatta di aver ottenuto nel Dl lo sblocco del turn over (la spesa per le nuove assunzioni non potrà però superare il 50% di quella relativa al personale andato in pensione) e un po' di soldi per «favorire la mobilità degli studenti garantendo il diritto allo studio» (65 milioni che forse potrebbero essere utilizzati per incrementare le residenze per gli studenti fuori sede), ha convocato per oggi pomeriggio i sindacati di categoria sperando di convincerli a ritirare lo sciopero generale del 14 novembre. Ma al momento Cgil Cisl e Uil sembrano inamovibili su un punto: o si ritirano i tagli, si trovano le risorse per i nuovi contratti, e si stravolge l'impianto generale della legge 133, oppure lo sciopero e la manifestazione sono inevitabili. Stessa richiesta viene dal leader del Pd, Walter Veltroni. «Questo decreto divide le università tra virtuose e non virtuose - aggiunge il segretario generale Cisl università, Antonio Marsiglia - con la scusa di voler premiare il merito, agli atenei non vengono date le medesime chance di partenza». Certamente la meritocrazia è l'altra idea fissa del governo Berlusconi. È nell'asse portante dei quattro articoli componenti il decreto legge per l'università e la ricerca: 135 milioni previsti per le borse di studio agli studenti più meritevoli e il 7% del Ffo (circa 500 milioni) che andranno agli atenei più qualificati secondo la valutazione dei Comitati nazionali (l'agenzia unica, Anvur, varata da Mussi non è mai decollata). I tagli previsti dalla legge 133 però non si toccano - recita il quarto articolo del decreto - e i 141 milioni di euro che servono da qui al 2011 per pagare lo sblocco del turn over saranno trovati riducendo le «dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero». La copertura finanziaria del cuore del decreto dunque viene descritta così, con una frase del tutto generica. Stanziare più fondi alle scuole private, invece, non è difficile: come suggerisce il sottosegretario Vegas, «il problema può essere risolto per via amministrativa».





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