TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

sabato 28 febbraio 2009

Editoriale. Riflettere per non far chiudere Prato

Per parlare del futuro di Prato, le “terribili semplificazioni” e gli slogan li lasciamo volentieri ad altri: nessuno ha soluzioni “pronte all’uso”, e c’è da diffidare fortemente di chi ne ha, così come di chi propone – nonostante abbia teoricamente i mezzi per poter produrre analisi e idee di ben altro spessore – “piani di difesa” che hanno dimostrato tutto il loro scarso valore negli ultimi dieci anni. Stiamo infatti parlando di una crisi del distretto – e della comunità - che non è di ora, una situazione che è acuita dalla crisi internazionale di cui non si vede una prossima fine.
Quindi, più che “soluzioni” vogliamo offrire degli spunti di discussione, delle idee in nuce da rielaborare in un processo partecipato non di “difesa” o di “sopravvivenza”, ma di ri-costruzione della città.
E’ quindi prioritario, intanto, costruire un nuovo patto sociale e di cittadinanza, che veda partecipi tutte le comunità presenti sul territorio e le renda corresponsabili della vita e del destino della città e della provincia: in questo momento è necessario non ripiegare su se stessi, ma proiettarsi su nuove dimensioni e avere la forza – e la volontà - di coinvolgere tutti.
Sul piano economico, ipotizzare una differenziazione ed una articolazione del sistema produttivo su linee diverse dalle tradizionali, come ad esempio:
(a) salvare il salvabile del tessile – inteso come qualità ed innovazione di prodotto, e di “chiusura della filiera” grazie anche ad una nuova sinergia con il “distretto manifatturiero” cinese;
(b) proprio per “vocazione storica” della città, implementare già nel breve periodo un’industria del riciclo, del riutilizzo e del recupero che possa porsi come punto di riferimento a livello nazionale nella gestione del “ciclo dei rifiuti”, con una ricaduta positiva anche sul piano ambientale (oltre che lavorativo);
(c) creare sin da subito di un circuito di moneta locale (esistono già gli esempi e le teorie, manca un’applicazione su larga scala), quindi svincolato dagli strumenti classici del credito bancario, da collegare successivamente alla riconversione di parte dell’economia distrettuale verso la produzione di beni e servizi per il consumo su scala locale – secondo modelli ecologicamente e socialmente sostenibili.
Prato ha poi bisogno di ritornare a “fare” cultura: alla politica di devastazione e svendita del patrimonio storico-ambientale della città - dalla speculazione edilizia delle Cascine di Tavola alla sepoltura di Gonfienti – alla filosofia del consumo a tutti i costi (vedi Multisala, cento storico ed Ex Banci), contrapporre politiche destinata a creare un ambiente favorevole al fermento culturale ed artistico, dalla realizzazione di un grande Centro di Cultura Sinica di livello mondiale (proposta che abbiamo lanciato alla fine di gennaio sulla rivista Wan Li) al rilancio di istituzioni importanti come il Museo Pecci e il Teatro Metastasio, giusto per fare degli esempi.
Noi ci siamo, pronti a discutere e confrontarci su questi come su altri argomenti. Altri lo sono?

Lanfranco Nosi - Riccardo Buonaiuti
Per Municipio Verde

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