TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

lunedì 10 novembre 2008

Economia. Sono veramente solo le troppe tasse?

Troppe tasse?
Si.. sicuramente il nostro è uno dei paesi con la tassazione sul reddito (personale e d'impresa) più alta...
Ci viene però un dubbio, di fronte alle parole di Rolando Pasquinetti che riprendiamo dalle cronache locali: quanto sono disposti, gli imprenditori, a fronte magari anche di uno sforzo notevole sul fronte della defiscalizzazione, a dare un bel contributo aumentando il guadagno netto dei dipendenti?
Perché bisognerebbe anche ricordare i livelli retributivi spesso oltre il limite del ridicolo di molti contratti collettivi, che pone l'Italia ai livelli più bassi tra i paesi industrializzati...
In realtà, forse, la vera "rivoluzione" potrebbe essere quella di iniziare a pensare che, per guadagnare tutti, bisognerebbe guadagnare tutti un po' meno (semplice applicazione della teoria dei giochi...), oppure, eresia delle eresie, cogliere l'opportunità della crisi e della recesione per rimettere in discussione il sistema monetario e le teorie della crescita illimitata (smentite nei fatti), fino al tanto discusso ed odiato termine "decrescita".
Ci si potrebbe anche provare, no?

MV

da La Nazione del 09/11/08

ROLANDO PASQUETTI (nella foto), l’imprenditore pratese titolare della Mts tessuti speciali spalmati, venerdì sera è stato fra i più applauditi, a una delle tante tavole rotonde organizzate alla convention del Pd. Ecco in sintesi cos’ha detto. «Non abbiamo più tempo — ha esordito —: nella nostra piana, dall’Arno ai piedi della Calvana, sono concentrate eccellenze produttive di tutti i settori, ma l’impatto di questa crisi è per tutti drammatico. Come si fa ad avere fiducia se la gente non ha più soldi da spendere?». E ha aggiunto: «Le piccole e medie imprese, i lavoratori e i disoccupati ora sono sulla stessa barca, hanno gli stessi interessi e la stessa sfiducia verso partiti, associazioni di categoria e sindacati. E allora serve un colpo di reni, un progetto. La mia coscienza è a sinistra, ma credo che sulle imprese gravino troppe tasse, che finiscono per far male alle imprese e ai loro lavoratori. Bisogna fare qualcosa — ha concluso — e bisogna farla presto»

da il Tirreno del 09/11/08
Le aziende sono in ginocchio

Sul palco l’imprenditore Pasquetti, voce fuori dal coro

«La gente non ha soldi e manca la fiducia. Ma se saltano le imprese c’è devastazione sociale»

PRATO. Aveva 110 dipendenti, più linee di produzione in diversi settori e nove mercati. Oggi ha 18 dipedenti e fa solo abbigliamento, nella Mts di Signa. Ma Rolando Pasquetti è un imprentire pratese doc, con nel curriculm 10 anni in Confindustria e un’aziend sana e senza debiti. Le idee le ha chiare: «Il problema è uno solo la gente non ha più un soldo in tasca. Lo vedo dalle buste paga dei miei operai e dal fatto che una belle fetta è già impeganta a saldare debito con le finanziarie. Ma come si fa ha chiedere a una persona che riesce a mettersi in tasca una manciata di quei miseri mille euro al mese che guadagna, di comprarsi il giubbotto che produciamo o la macchina»? Pasquetti ha partecipato a una delle tavole rotonde organizzate nell’ambito della Conferenza programmatica Pd. Non ha tessere in tasca. Ma è stata inviatato perchè i problemi dell’impresa li conosce. Molto bene. «Non si parla d’altro che far ripartire i comsumi. E’ la cosa giusta da fare. Ma subito perchè non c’è più tempo. Bisogna riscire a mettere nelle tasche della gente qualche soldo in più, cambiando i meccanismi dei tassi di interesse nel rapporto euro-euribor che è una vera truffa, non speculando sui barili di benzina il cui prezzo cala ma non al distributore, trovando sistemi per rimpianguare i mensili ma non con una tantum. E con la consapevolezza che la ripese dei mercati sarà lenta e faticosa, perchè prima si dovranno pagare i debiti». L’industria da sola - secondo Pasquetti - non può più fare nulla. «Perchè siamo in ginocchio e perchè non si capisce che tagliare le gambe alle aziende ha significato devastazione sociale: non possiamo investire sullo sviluppo perchè abbiamo budget incerti, abbiamo una politica fiscale che penalizza chi i guadagni li lascia in azienda». In altre parole: impossibile pensare ad aumenti di stipendi. Il quadro tracciato è nero: «Tutti gli imprenditori, tutti, nessuno escluso, vivono un momento di forte calo della domanda. Se continuamo su questa strada «C’è bisogno - aggiunge - che le imprese tornino ad essere al primo posto degli interessi della politica, che ci siano opportunità a fare impresa e che il ruolo della politica torni ad essere quello di indirizzo agli investimenti, di impegno a creare opportunità». Perchè secondo Pasquetti se da un lato è la crisi economica e finanziaria che morde, dall’altro la crisi di fiducia non è meno pesante: « c’è il rischio che restino sul mercato solo le aziende decotte che non hanno nemmeo i soldi per chiudere, mentre quegli imprenditori che hanno guadagnato col proprio lavoro, chiudano e facciano la bella vita».Si vede bene, è percettibile: i cittadini non credono più nella rappresentanze politica, gli imprenditori non si fidano più delle loro associazioni di categoria, gli operai non hanno più fidicia nel sindacato. Questo significa che i cittadini sono abbandonati a loro stessi, che non hanno più una guida. Ma è mai possibile tenere un polo in questa maniera? C’è bisogno di raccoglierla tutta questa disperazione». Come lo dice lui stesso: «Dandoci una speranza».
C.O.


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