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da la Nazione del 17/02/09
«Io spettatore di una guerra tra poveri»
UNO DEI RICORDI più vivi nella sua mente è quello di un’immigrata nigeriana alle prese con un permesso di soggiorno scaduto e con un figlio piccolo da curare. «Ma se mi rispedite al mio paese il mio bambino morirà»: questa la frase pronunciata dalla donna africana e rimasta impressa nella memoria di Riccardo Cammelli, responsabile dell’ufficio immigrazione alla Cgil di Prato. Un mestiere particolare quello di questo giovane sindacalista che, da sette anni a questa parte, si ritrova a che fare con una materia delicata e in continua evoluzione come quella dell’immigrazione. Basti pensare all’ultima novità del decreto legge sulla sicurezza che istituisce una tassa sui permessi di soggiorno fino a 200 euro. «Ogni giorno assistiamo nei nostri uffici a una guerra tra poveri, tra decine di cassintegrati, pensionati che non arrivano in fondo al mese e stranieri licenziati», racconta Riccardo Cammelli.
C’è un lato squisitamente umano della sua attività che questo giovane sindacalista ha imparato a gestire, riuscendo comunque sempre a coniugare sensibilità e professionalità. «Oggi posso dire che l’esperienza di tanti anni mi aiuta a essere più obiettivo e distaccato rispetto alle diverse vicende personali, cercando di dare risposte a esigenze e problemi in maniera efficace. Ma — fa osservare Cammelli — non è facile non lasciarsi coinvolgere dalle varie situazioni». Ma come vede il futuro della sua città, dall’alto della finestra del suo ufficio che si affaccia su piazza Mercatale? «Occorre che Prato ripensi la sua identità basata sul tessile ma che non è più sufficiente. Oggi il distretto è stretto tra il dibattito sul domani e i retaggi culturali del passato: i pratesi devono interrogarsi sulla propria vocazione tessile vista in un’ottica futura».
M.L.





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