MV
da Agorà Magazine
Movimento per la Sinistra
di Nichi Vendola
Il Movimento per la Sinistra è un movimento politico che ha l’ambizione di ricostruire il campo largo della sinistra, una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, fatta di sentimenti buoni, di capacità di stare nella realtà, di conoscere i territori e i luoghi di lavoro, una grande sinistra di popolo, una grande sinistra per il futuro.
È tempo di elaborare un pensiero forte, di fronte a un mondo attraversato dalla crisi economica e dalla crisi ambientale, per diventare non portatori di vecchie mitologie ma ricercatori di futuro.
Il mondo ha conosciuto straordinari cambiamenti, un vero passaggio d’epoca ha liquidato tante leggende e superstizioni ideologiche che hanno innervato il racconto egemonico della globalizzazione liberista; si è rotto il livido mappamondo che ruotava sull’asse della teocrazia finanziaria e della guerra infinita, sono esplose in forme spettacolari contraddizioni che dicono di una crisi strutturale del nostro ambiente sociale e del nostro ambiente naturale.
Davanti a questa mutazione antropologica e in uno scenario di crisi della sinistra che tracima i confini nazionali, è dovere e bisogno di tutti coloro che hanno a cuore il destino della sinistra agire per restituire dignità e senso all’essere di sinistra.
La sinistra mirata al centro sembra persa nei propri contorcimenti tattici, incapace di un pensiero che non sia subalterno al piano inclinato del governare in sintonia esibita con i poteri forti, proprio perché il veltronismo si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale che pratica la prospettiva di una “alternanza senza alternativa”. La sinistra residuale e testimoniale insegue la retorica del sociale (”in basso a sinistra”), del sociale assunto come luogo della salvezza e della rigenerazione, una sorta di Periferia planetaria in cui dare domicilio e protezione all’innocenza dell’ideologia. Le due sinistre oggi sembrano convergere in un unico destino: quello di estinguere le proprie ragioni sociali e la propria missione politica, chi sull’altare del governo, chi nella polvere dell’opposizione; il cupo destino di una sinistra che non è più capace di autonomia intellettuale e di distinzione morale, che fatica persino a comunicare le parole-chiave del proprio vocabolario, che certo ha smarrito interi patrimoni di quel principio-speranza che fa della politica una leva di impegno civile e di passione collettiva.
Non ci sono resurrezioni in politica, ma solo nuovi parti: il Movimento per la Sinistra è un nuovo partire piuttosto che un nuovo partito, un processo piuttosto che una sigla, una nuova casa in cui la sinistra delle libertà possa ospitare comunità di popolo e non elite di presunte avanguardie. Perché il senso della sinistra sta tutto nella capacità di prefigurare e costruire il cambiamento che non è una vaga aspirazione letteraria della coscienza del cittadino astrattamente inteso. Ma è la critica pratica di un economicismo che aliena nel processo produttivo tanta umanità, la riduce al rango di “costo del lavoro” e la soffoca nella dimensione generale del precariato. Il cambiamento o morde la polpa dei “rapporti di produzione” oppure è semplicemente un giro di valzer nel tempo libero. Qui c’è, tutto intero e profondo, il discrimine tra destra e sinistra. Il cambiamento è il rovesciamento materiale e culturale dell’egemonia liberista che ha segnato lo stile del processo di mondializzazione e di finanziarizzazione dell’economia.
La sinistra ha bisogno di ritrovare il tempo perduto, nel senso che non può non sentirsi implicata dal cambiamento, non può non cambiare lei stessa, non può vivere galleggiando nella stratosfera dei propri voli passati, la sinistra ha bisogno di ossigeno, ha bisogno di una strumentazione ottica complessa e sofisticata: un po’ telescopio, un po’ microscopio, un po’ caleidoscopio.
Nel momento in cui ridefiniamo la cassetta degli attrezzi dobbiamo accogliere una domanda di partecipazione diretta alle decisioni della politica, della nostra politica. La democrazia per noi non può essere né apparire una questione procedurale.
Deve essere attraversamento dei territori, radicamento nei territorio, interrelazioni tra territori. Per dare vita ad una sinistra federale, a cantieri aperti, plurali, curiosi, includenti, che abitino nei territori.
L’intento collettivo è realizzare, anche attraverso la tappa elettorale, un laboratorio della società, un patto costruito con pezzi di mondo del lavoro e di giovani generazioni, consultando i territori e la società civile. I mezzi siamo noi, la nostra capacità di dare centralità a quelle esperienze di unità a sinistra che già stanno lavorando nei territori, di costruire una sinistra che parla di un popolo, che parla a un popolo, che organizza le lotte, che è accogliente, che muove da una tensione unitaria, che accumula forze, che da speranza, che ha e da significato, che incide sulla storia del paese. Mezzo è il dovere di creare una sinistra che chiede alla teoria e alla storia gli strumenti per capire il mondo e non gli strumenti per imbalsamare le proprie convinzioni ideologiche.
Il Movimento per la Sinistra vuole costruire una sinistra capace di presentarsi come una profezia laica, l’annuncio di tempi nuovi, una sinistra del lavoro e delle libertà, una sinistra come un’educazione civile alla conoscenza, come un’idea del mondo, un’idea della vita.
Una sinistra che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine. Che ritrovi l’ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociali, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo. Perché la politica torni a essere pensiero, passione condivisa, reciproco affidamento, prefigurazione di un mondo liberato, migliore, per tutte e tutti.
Vogliamo una politica che allunga i propri pensieri oltre lo spazio del presente. Una politica che ci aiuti a spartire il dolore e la gioia, che ci rispetti nella nostra fragilità e nella nostra unicità, che non ci trasformi in giudici sommari e in boia delle diversità, che non sia pensata e gestita al maschile, che non accetti barriere gerarchiche, che non escluda chi è diversamente abile, che non giudichi nessuno per la sua fede o per il suo orientamento sessuale, che non cerchi nemici. Una politica gentile, capace di ascoltare l’avversario, forte solo delle proprie idee e non forte di servizi d’ordine, una politica che cerca le persone in carne e ossa piuttosto che cercare il pubblico. Una politica che apre la questione della libertà in ogni millimetro di organizzazione sociale, a partire dal luogo di lavoro. Una politica che annuncia non il nostro primato ideologico ma il nostro amore per la terra e per la vita, che annuncia speranza, che si fa popolo, che ci dà il coraggio di osare una nuova avventura, un nuovo inizio, un altro partire.





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