La lettera inviata dai coordinatori per il processo partecipativo sul nuovo piano strutturale di Prato, indirizzato al Coordinamento dei Comitati Cittadini (nella persona di Paolo Sanesi), riapre un dibattito - quello sulla "partecipazione"- che negli ultimi tempi si era un po' sopito, ma che è giusto ritorni al centro dell'attenzione.Per questo, ci permettiamo di entrare nel dibattito - anche solo per il fatto che gli stessi autori della lettera ne chiedono la massima diffusione.
E' impossibile non concordare con il professor Paba, quando dice che la democrazia partecipativa e deliberativa è cosa ben diversa dalla partecipazione a forme assembleari, e che risulta complementare, come processo, alla democrazia rappresentativa al fine di costruire decisioni condivise.
Sul piano teorico, quindi, possiamo anche concordare con le osservazioni fatte dal professore nella sua risposta alle critiche avanzate più volte dai comitati cittadini, ed anche da noi.
Ci permettiamo però di avanzare alcuni punti di discussione, che speriamo possano essere di stimolo ulteriore al dibattito. In questo senso, occorre una doverosa premessa: sicuramente non dipende dalla volontà dei coordinatori del processo se le risorse che sono state messe a disposizione sono quelle che sono.
Detto questo, è inevitabile far notare come un complesso di quattordici appuntamenti di diversa natura (ad oggi...) può risultare perlomeno sottodimensionatio per un contesto urbano di oltre 180000 abitanti, ed un percorso partecipativo su un tema che gli stessi coordinatori giudicano essenziale per il futuro della città, quale la ri-costruzione di uno statuto del territorio, forse meritava un'attività diversa, con almeno un numero maggiore di laboratori (anche sugli stessi temi).
Altro punto molto delicato è quello della pubblicità data al processo partecipativo.
Il professor Paba dovrà ammettere che, complessivamente, poco è stato fatto dall'amministrazione non solo per dare effettivo risalto al processo, ma anche per dare a tutti i cittadini gli strumenti necessari per potersi attivare. Certo, il tema esula dalle competenze - anche in questo caso - dei coordinatori: ma onestamente ci chiediamo se l'amministrazione pratese, invece che sul depliant preelettorale sui lavori in città (oltre al "libro" del sindaco), avesse investito su una comunicazione istituzionale corretta sui temi al centro del dibattito pubblico quali sarebbero stati i livelli di partecipazione ai var
i incontri. Perché, ed è una constatazione, la partecipazione è stata al di sotto delle aspettative.Insomma, la partecipazione ha come suo pre-requisito fondamentale l'informazione e la diffusione delle conoscenze.
Quando così si sostiene, e a ragione, che i risultati della partecipazione "dipendono dal contesto e dal comportamento collaborativo di una grande quantità di attori", dobbiamo interrogarci se l'amministrazione ed altri soggetti politici, economici e sociali che sono alla guida della città hanno effettivamente adottato tale linea di condotta.
A noi, e forse non solo a noi, sembra di no.
Speriamo che i prossimi mesi segnino, in questo senso, una profonda discontinuità, ma ci sia concessa una buona dose di scetticismo, visti i precedenti.
Il town meeting e gli "appuntamenti finali" del processo possono essere, a questo punto, o una grande occasione di discutere e costruire veramente insieme decisioni vincolanti per la città o, in alternativa, una enorme presa in giro - oltre ad un dispendio inutile di risorse.
Dipende dai protagonisti, da tutti...
Lanfranco Nosi
Municipio Verde





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