Non era condivisa la scelta di operare per varianti parziali, ma si era chiesto a più voci, e credo anche dalle compontenti più attente e sensibili al futuro di Prato, che si procedesse ad una revisione complessiva del Piano strutturale e quindi si avesse una idea globale della città. Anche in relazione ai fenomeni così devastanti per un assetto consolidato del sistema urbano e sociale, come sono state la crisi del distretto, la questione del distretto parallelo, il decadimento del centro storico e sostanzialmente la questione dell'immigrazione che ha abbastanza modificato, o introdotto delle forti tensioni nell'assetto urbano.
Quindi, secondo me, c'è un errore di comportamento ma c'è anche un errore dell'amministrazione che si è sostanzialmente arroccata su posizioni che non ha poi sufficientemente saputo né comunicare né condividere con la città. Cioè la città, il corpo della città, ha avuto la sensazione che si decidesse il futuro della città in tavoli "altri" da quelli che erano della rappresentanza democratica e che si discutesse anche in termini di interessi diversi da quelli che erano invece gli interessi della città.
Allora è su questo punto che credo occorra fare una rilessione, anche da parte dell'amministrazione, perché da più parti è stato continuamente chiesto una pausa di riflessione, un momento in cui si potesse ricongiungere la visione complessiva dello sviluppo della città e in cui si potesse ricostruire un terreno condiviso e costruito con il contributo di tutti. Questo non è stato fatto.
Oltre a questo, manca sostanzialmente tutto un quadro conoscitivo su questi elementi: non si sa niente sullo stock abitativo, i cui dati sono fermi al 2004, si continuano a formulare ipotesi di sviluppo che forse andrebbero meglio controllate, e sostanzialmente credo che l'emblema più chiaro di tutti sia stato stasera la difficoltà con cui l'assessore ciuoffo ha cercato di rispondere alle problematiche poste sulle questioni del rapporto tra il centro storico e cosa avrebbe rappresentato il polo espositivo. Perché per far questo bisognerebbe andare ad analizzare le dinamiche di attrazione, oppure le dinamiche di impoverimento di certi tessuti urbani, sui quali occorre lavorare e sui quali occorre avere delle idee chiare.
Da un lato, non si sanno nemmeno quali saranno le incidenze della Multisala sull'assetto complessivo del territorio e quindi sull'assetto dei quartieri e delle frazioni. Dall'altro, se si va poi a parlare della questione della partecipazione, credo si debba notare come stasera che è una serata dedicata sostanzialmente ai quartieri invece le rappresentaze siano di tipo del tutto diverso.
Allora io credo che se non si fa uno sforzo da tutte le parti per ricomporre una base di discussione seria, che interessa e va a cogliere il punto di ricostruzione di una identità di questa città, e quindi forse si alzi meno la voce ma si alzi di più il livello di elaborazione mentale, questo credo che debba servire a tutti come momento di riflessione e sviluppo.
Ma per far questo bisogna allora fermarsi, e riconoscere che forse nel percorso che abbiamo - che avete - fin qui attuato ci sono delle cose che non tornano, e che vanno ripensate non nell'interesse o per dare ragione a qualcuno, ma nell'interesse del futuro di questa città. Perché non ci sono elementi, non compaiono elementi, poi si fa una gran confusione, non si riesce neanche a capire a che cosa o su quale livello si dovrebbe muovere la partecipazione, se sulla variante della Declassata, se sul Piano Strutturale, se su altri elementi. Quindi su queste cose occorre rifare chiarezza, ed occorre evitare questioni assolutamente assurde e di una faziosità incredibile come quelle dell'Autorità Regionale per la partecipazione, perché qui si tratta di ricostruire un tessuto che dia un futuro a questa città e ricostituisca un patto di coesione sociale che sta saltando sotto le spinte di mille elementi.
Se questo si capisce, allora si ricostituirà, con la buona volontà di tutti, un tavolo a cui si discute dell'urbanistica, ma anche della partecipazione, degli elementi che connotano il nostro territorio, dei rapporti che ci sono fra le frazioni, il centro storico, la città costruita, la città da rivedere, la città da espandere. Ma questo si può fare solamente se si mettono sul tavolo tutti gli elementi conoscitivi e se si affronta questo tema sgombro da aspetti del passato, e qui bisogna riconoscere che in questo percorso, volutamente arroccato dell'amministrazione, nell'agire per parti e corpi separati, nel voler essere in difficoltà sostanziale in un rapporto di partecipazione con i cittadini, c'è qualcosa da rivedere.
E allora forse si potrà anche rivedere che i comitati o altri settori passino da una fase di rivendicazione ad una fase propositiva. Però, sostanzialmente, qui bisogna prendere atto che ci sono dei punti che non consentono più di procedere su questa direzione.





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