Io ho l'impressione che ci sia un grande equivoco (...) molto compliacata, riguarda una parte d città su cui non ci sono certezze (...) non lo sa assolutamente nessuno. Nel senso che io non so come sarà la struttura della Fortezza da Basso: stiamo attraversando la crisi economica più importante degli ultimi ottant'anni, quindi è una scommessa e va presentata come tale. Io ho l'impressione che bisogna fare però uno sforzo da parte dell'amministrazione. Mi permetto di dirlo con molta stima e (...)
Nel senso che la partecipazione richiede una parte informativa molto attenta, molto paziente. Allora, le carte che vedo dentro questa sala sono sicuramente molto ben fatte, ma sono molto tecniche. Un volantino per organizzate un town meeting è importante - o un depliant o quello che è - ma io ho bisogno di una "guida" per partecipare, perché se sono dieci pagine, venti pagine, se proprio necessario trenta, mi rappresenti in maniera semplice ma precisa - le due cose non sono in contraddizione - quali sono le alternative che l'amministrazione ha davanti, e perché l'amministrazione - che rappresenta tutti, e quindi non può essere equiparata al singolo cittadino: sarebbe pura follia, o sarebbe un regime diverso - però perché su quelle due/tre alternative, su quella singola area, che si chiami area Banci o che si chiami centro storico, l'amministrazione nel pieno della sua responsabilità decide di imboccare quella strada. La argomenta, questa scelta.
Se non c'è questo, mi permetto di dire, è la rissa continua! Se non c'è questo sforzo è la rissa costante, continua. E questa è una questione: perchè spesso si pensa che la partecipazione sia un luogo pubblico, una specie di assemblea in cui l'amministrazione sta dietro un tavolo, i cittadini si sfogano dall'altra parte, ci si dicono delle cose più o meno sgradevolmente e si torna a casa. La puntata successiva ricomincia assolutamente sempre da zero.
Allora, il punto che manca è la qualità dell'informazione. Questo è il punto vero! Allora, gli urbanisti sono degli "animali" preziosissimi, ma non sono dei comunicatori e, mi permetto di dire, neanche degli informatori. Ci vuole uno sforzo mediano, ci vuole qualcuno che metta in connessione scelte che hanno una variabile, una valenza tecnica molto complessa, con la capacitò da parte dei cittadini di capire bene che: - l'amministrazione si è trovata davanti alle alternative a, b, c e d - l'alternativa a aveva questi costi e questi benefici, l'alternativa b questi costi e questi benefici, l'alternativa c questi costi e questi benefici... sulla base di questi argomenti.
Su questo fondamento, si può aprire una discussione: dopo di che, l'amministrazione può anche dire - cosa che ha cercato di fare stasera da quello che ho visto, ma con grande fatica perché manca, secondo me, questo "anello" di mediazione informativa - che resta della sua opinione, se è convinta di questa opinione, propone i suoi argomenti, e su questi ci si confronta. Dopo di che, l'amministrazione dice "io rappresento tutti", non rappresento venti comitati che vivono a Prato, rappresento duecentomila abitanti o qualcosa del genere, la seconda città più importante della Toscana, rappresento questo insieme. Se il confronto avviene su argomenti, allora lo scontro non c'è più, perché il confronto è veramente sulle ragioni che spiegano una scelta e sulle ragioni che spiegano la contestazione a quella scelta. se non c'è questo passaggio, e lo dico come garante regionale per la comunicazione del governo del territorio, allora tutta questa grande impalcatura...
Badate, è così sviluppata solo in Toscana; vi faccio soltanto un piccolo esempio: in Veneto, dove si sono ospitati un milione e duecentomila abitanti in più che nella Toscana negli ultimi trent'anni, stanno costruendo tre termovalorizzatori e due gassificatori e non c'è nessuna partecipazione dal questo punto di vista. Gli unici comitati che si muovono sono quelli intorno alla base di Vicenza. Dico questo per dire che siamo in un territorio un po' particolare, dove c'è una grande tradizione democratica, una grande tradizione di trasparenza amministrativa, dove c'è una grande tradizione di confronto pubblico, e non da oggi c'è questa domanda di partecipazione: i sindaci degli anni Cinquanta, lo dico per i più giovani, facevano assemblee nelle (...) delle città, non è una invenzione nuova, non sta cambiando...
Allora, oggi abbiamo, i cittadini hanno capacità informative, stanno sulla Rete, acquisiscono informazioni, hanno i loro tecnici, hanno capacità di interlocuzione con le amministrazioni più forti. Le amministrazioni hanno, nei confronti delle sfide dei nostri tempi, meno certezze di una volta. Direi che informazioni più forti da parte dei cittadini e meno certezze da parte delle amministrazioni dovrebbero creare un circuito "virtuoso", l'importante è che ci sia questo sforzo, come dire, di informazione puntuale.
Un secondo punto: in tutte le assemblee in cui mi trovo c'è sempre qualcuno, qualche persona, qualche signore, qualche signora, che giustamente - giustamente - pone in relazione, in contraddizione, il grande disegno con la piccola esperienza quotidiana. Io sono un ciclista e giro per Firenze, e mi rompo la schiena perché è pieno di buche! Allora, questa cosa, mi permetto di dirla in maniera un po' demagogica, cioè la manutenzione delle città o diventa parte costitutiva del progetto del futuro della città, oppure il progetto di futuro della città, per quanto ambizioso, rischia di restare - come dire - non dico incomprensibile ma difficilmente percepito, non fa scattare quel "senso di orgoglio" senza il quale non si crea nessun grande progetto innovativo per il quale il singolo cittadino dice "bene! sto dentro questo progetto; io non ne godrò, ma i miei figli o i miei nipoti forse ne godranno".
Terzo e ultimo elemento - non voglio fare una lezioncina, mi scuso di questo tono ma i vecchi professori decadono nelle loro fisime professionali - questo riguarda i cittadini. Io ho l'impressione che, e non sto facendo una critica al town meeting o cose del genere, però non c'è dubbio che chi spende ore del suo tempo, sta sulla rete, cerca di informarsi, stasera comincia il Festival di Sanremo ed invece è qui, merita una attenzione maggiore.
Non sto chiedendo il voto a nessuno, non devo essere eletto, però questo è un dato di fatto! Quello che il mio maestro chiamava i cittadini "intensi" sono cittadini. Sono più cittadini degli altri? No, sono cittadini che a differenza degli altri fanno una certa scelta: magari hanno più tempo, magari alcuni sono in pensione e possono dedicarsi di più a questa cosa, magari sono più delusi dal lavoro e quindi pensano più di dedicarsi a questioni pubbliche, però si occupano di più della "res publica".
Allora non è pensabile che io inventi dei processi partecipativi in cui questa parte di cittadini - come dire - "distrurba".
Questa cosa perché la dico un po' così... perché vengo da una città a dodici chilometri da qui, che è Firenze, che su questa cosa ha creato il fallimento del suo Piano strutturale. Allora, siccome io credo che Prato, che è una delle città in cui si gioca il destino di questa regione e di un bel pezzo d'Italia, meriti un Piano strutturale importante, di qualità, e anche le sue singole componenti importanti e di qualità, è chiaro che sarebbe un pazzo qualunque membro di un comitato che pensasse di avere la verità in tasca, o di essere rappresentativo di una comunità particolarmente ampia: è qualcuno che si sta informando per avere la possibilità di interagire con l'amministrazione, e come tale va apprezzato!
Se da questo punto di vista c'è apprezzamento reciproco, chi costruisce il piano - visto che non ha verità rivelate in tasca - ne trae sicuramente beneficio. Questa è una mia modestissima opinione. Credo che da questo punto di vista si possa fare un percorso in comune.





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