TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

lunedì 16 febbraio 2009

Veleni. Attenti alle mascherine...

Tutti i colori (nocivi) del Carnevale
Vestiti e maschere possono essere veleni

Se a Carnevale ogni scherzo vale, quello giocato sulla salute dei bambini meriterebbe la tradizionale gogna del Mardi Gras francese. Lascia inquieti la denuncia dell' Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori): l' Ufficio per la tutela dei consumatori di Düsseldorf, in Germania, ha messo in guardia dall' indossare costumi e maschere a diretto contatto con la pelle. In base al bollettino tedesco, diversi articoli (distribuiti anche in Italia) contengono infatti «coloranti dispersi» che possono causare allergie e, nel peggiore dei casi, potrebbero anche essere cancerogeni. A seconda della tecnica di applicazione e del materiale usato, le sostanze coloranti possono non essere fissate correttamente al substrato tessile e quindi essere rilasciate sulla pelle per contatto con il sudore. La più problematiche sono le fibre di poliammide (nylon). Ma sul banco degli imputati salgono gli altrettanto noti «ftalati», usati per ammorbidire le plastiche e spesso presenti in disegni, scritte e decorazioni applicati sulle magliette. Un' indagine dell' Istituto nazionale del consumo francese (Inc), ripresa sempre da Aduc, ha accertato che alcune T-shirt per bambini contengono un tasso elevato di ftalati, componenti chimici potenzialmente cancerogeni, e anche dei residui alcalini, derivanti dai vari prodotti chimici usati nei diversi processi produttivi, che possono causare irritazioni. Dall' analisi di 40 magliette, emerge che nove contenevano un livello di ftalati superiore alla nuova regolamentazione europea Reach, in vigore dalla fine del 2008, ossia più dello 0,1% sull' insieme del capo. L' anno scorso, un test della rivista Altroconsumo aveva rivelato la presenza di ftalati e di un colorante azoico in misura superiore alla soglia di legge anche in tre modelli di pigiamini per bambini. Dal punto di vista scientifico, gli studi sulla pericolosità degli ftalati abbondano. L' ultimo, pubblicato nel luglio scorso sulla rivista Environment Health Perspect dall' università di Birmingham, è una meta-analisi su 27 studi tossicologici condotti sull' uomo e 14 in laboratorio. Conclusione: l' esposizione al pvc nei bambini può causare asma e allergie. «Non c' è ancora la prova regina che gli ftalati causino allergia - spiega il dermatologo Carlo Gelmetti - ma una serie di indizi abbastanza coerenti». Indizi più che sufficienti, secondo l' Unione Europea, per emettere la direttiva 2005/84/Ce che ha vietato l' utilizzo di sei tipi di ftalati nel materiale plastificato dei giocattoli e negli articoli di puericultura. Le segnalazioni di Aduc sono diventate altrettante interpellanze parlamentari, presentate dal gruppo dei Radicali, per sapere come il ministero della Salute intenda agire. Perché, il problema è parecchio intricato. «Mancano prescrizioni condivise a livello mondiale su questo tema» spiega Grazia Cerini, direttore del Centro tessile cotoniero di Busto Arsizio, l' unico accreditato in Italia a eseguire una certificazione internazionale (Oeko-Tex) sulla non nocività dei prodotti. Ma la certificazione è su base volontaria. Con la globalizzazione dei mercati e la difficoltà dei controlli delle merci, questo costo, che per le industrie tessili rappresenta un marchio distintivo di qualità ecologica, diventa quasi penalizzante. Anche perché buona parte della grande distribuzione e dei grossi produttori fortemente globalizzati rifiutano di adottarlo come standard. Si capisce: per massimizzare i ricavi, delocalizzano la produzione in Cina o in India cambiando spesso fornitore. Con l' esito paradossale che le merci esportate dall' Italia in questi mercati vengono controllate dalle autorità locali, mentre il contrario non accade. «Noi abbiamo certificato quasi 7 mila aziende e quindi l' attenzione in Italia è buona - aggiunge Cerini -. È dal ' 90 che facciamo prove di laboratorio per la ricerca delle sostanze "nocive". Allora ne trovavamo molte più. Poi c' è stata una diminuzione, ma ora il numero di prodotti potenzialmente dannosi per la salute provenienti da tutto il mondo sta aumentando in misura esponenziale»
Corcella Ruggiero


Corriere della Sera

15.02.09

Nessun commento: