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La mer, la fin...

giovedì 15 maggio 2008

Messaggio nella bottiglia: Verdi meno ingessati

Stavolta il messaggio in bottiglia riguarda il futuro dei Verdi e viene da Firenze.
mv

Non mi tacciate per eretico, anche se eresia e apostasia sono accuse tutt'ora molto elargite (dalle varie Chiese e non solo...), ma vi confesso che leggendo le varie opinioni mi viene in mente Ezra Pound quando scriveva: "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".
Al di là della figura di Pound e delle indebite appropriazioni fatte postume, non guardate il dito guardate la luna... mi pare che si attagli perfetamente al momento attuale del nostro movimento.
A Roma si è compiuta metà dell'opera ed è giusto darne il merito a Fabio Roggiolani perché la sua iniziativa è stata determinante nell'archiviazione definitiva dell'era Pecoraro Scanio (e forse anche di qualche suo sodale). Ma il problema non era solo cambiare il Portavoce, anzi adesso ahinoi Presidente, ma quello di un ricambio totale. Che non c'è stata la forza o il coraggio di attuare.
Dico questo non per spirito vendicativo, ma perché scaricare tutte le colpe su una persona è in Italia sport diffuso, e la responsabilità di aver intruppato i Verdi in intese "geneticamente modificate", riducendoli così non solo all'extra-parlamentarismo ma, peggio, alla marginalità politica, è responsabilità dell'intera classe dirigente verde.
Insomma, è normale che un soggetto politico, nel momento in cui vince nella società (oggi la coscienza eco-ambientalista non è più di nicchia, per fortuna!), scompare dalla scena politica. Vi pare normale?
Quando, qualche anno fa, si affermò nell'agenda politica italiana il tema tabù del federalismo, chi dalla fine degli anni '70 ne aveva fatta - bene o male - la propria bandiera, raccolse la conseguente e legittima messe di cosensi.
E i Verdi? Vincitori sconfitti. Beh, non si può non riflettere con rigore su questo e non fare una seria autocritica.
Ripeto quanto già scritto e, per la verità, suffragato da parecchie email di condivisione. I Verdi italiani, come il resto dei Verdi europei, hanno tutte le credenziali, una volta rinnovatisi in profondità, per proporre la propria faccia all'elettorato. Non hanno nulla di cui vergognarsi. Ai cittadini a giudicarli. Perché allora nascondersi dietro tattiche col fiato corto, come quelle già tristemente sperimentate col "Girasole" o con l' "Arcobaleno". La legge elettorale per le amministrative non penalizza la pluralità, quella nazionale non ci riguarderà per almeno cinque anni...
Qualcuno scrive che non dobbiamo pensare all'autosufficienza. Verissimo, ma autosufficienza ed autonomia non cose diverse. Nessuno dice che i Verdi non debbano dialogare, ovunque possibile, con la sinstra, con l'IdV, con il Pd o, meglio ancora, con le liste civiche (Gruppi di Grillo, Movimento per la Decrescita, Per il Bene Comune, etc etc), ma questo non significa abdicare alla propia identità e peculiarità. Il buon vecchio: marciare separati e colpire uniti, rammentate?
Io penso a dei Verdi molto meno ingessati rispetto a quanto lo siano stati fino ad oggi. Flessibili sul territorio, come si è affermato anche a Roma, ma non negli obiettivi. Rappresentativi della galassia associazionistica che si richiama ai valori del rispetto della natura, della terra, dell'aria e di ogni forma vivente. Capaci di esprimere un vigore nuovo sostenuto da passioni antiche. Capaci di dire robusti "no" e ponderati "invece". Correggere "l'ambientalismo del fare" con "l'ambientalismo dell'ascoltare". Capaci anche di spiegare che, forse, la modernità è oggi molto invecchiata!
Certo, questo significa ripartire dall'elaborazione culturale e politica prima che dall'alchimia delle alleanze o delle fusioni a freddo. Dagli uomini prima che dalle poltrone. Sapremo farlo in vista dei prossimi appuntamenti? Sapremo far contare le idee prima delle truppe cammellate? Perché... "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".

Andrea Aiazzi
Firenze

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