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La mer, la fin...

domenica 15 febbraio 2009

Caccia. Ancora 105.000 cacciatori in Toscana

Una cronaca dell'agenzia Ansa sul convegno di Arezzo di cui abbiamo trattato in precedenti post, soprattuto della reazione di Verdi e associazioni ambientaliste, giustamente risentite dall'approccio al tema della caccia selettiva degli ungulati.
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CACCIA: TOSCANA AL TOP, LA PRATICANO IN 105.000

(ANSA) - FIRENZE - La Toscana e' ancora la regione con il maggior numero di cacciatori di tutto il paese, nonostante siano passati dai 270.000 di inizio anni '80 ai 105.000 attuali, rispetto ai 700.000 a livello nazionale.
Per questo la Regione ha deciso di organizzare la prima conferenza toscana sulla caccia (oggi e domani al Centro Affari e Convegni di Arezzo) che si e' aperta stamani con il saluto del presidente della Provincia di Arezzo Vincenzo Ceccarelli e dell' amministratore dell'Arsia Maria Grazia Mammuccini. Ormai da un anno, informa una nota, e' stato avviato un confronto con tutti i soggetti interessati, associazioni di categoria, enti locali, istituti di ricerca scientifica, ha ricordato Paolo Banti, dirigente del settore in Regione, presentando il documento programmatico messo in discussione nella conferenza. Ora e' arrivato il momento di concordare e chiudere per riformare e adeguare la caccia ai nuovi , mutati contesti ambientali, climatici, ma anche culturali.
L'esempio piu' evidente di questi mutamenti e' la situazione creatasi con il cinghiale e in genere con la grossa fauna ungulata: cervi, daini, caprioli. Nonostante l'impegno e anche i risultati ottenuti riguardo al controllo delle popolazioni e all'impatto sulle coltivazioni agricole, il contesto ambientale e' diventato particolarmente favorevole a queste specie, in particolare per il cinghiale. Si puo' ormai ben parlare di uno squilibrio faunistico in atto, occorre pertanto riportare la situazione a livelli sostenibili di densita' delle presenze ed eliminare la possibilita' di danni arrecati alle coltivazioni. Questa e' la prima sfida, e il primo obiettivo che va raggiunto ad Arezzo: la Regione si impegna a ridurre da subito la popolazione dei cinghiali, ed entro due anni i livelli della fauna ungulata dovra' essere riportata a livelli sostenibili dal territorio. Gia' oggi ammontano a circa 80.000 gli abbattimenti all'anno di ungulati (65.000 sono i cinghiali). Poteri straordinari saranno attribuiti alle amministrazioni provinciali per far fronte a situazioni locali di emergenza a tutela delle coltivazioni. Occorre costruire una cultura della prevenzione che deve articolarsi a partire dal divieto di foraggiamento dei cinghiali fino all'apertura di tutti i territori, comprese le aree a divieto di caccia, alla possibilita' di intervento venatorio per l'abbattimento dell'eccesso di presenze. Accanto a questo deve essere sollecitata ed incrementata la partecipazione dei cacciatori di ungulati alla gestione della specie, in stretto rapporto con le esigenze specifiche recepibili dal territorio. Ma per questo vanno anche ripensate e rese omogenee a livello regionale le modalita' formative e di esame per l'abilitazione alla caccia di selezione, forma venatoria che deve crescere ed espandersi anche perche' propone al cacciatore un modo diverso di esercitare la sua attivita'. Accanto alle azioni attive, vanno concretizzate quelle passive di prevenzione.
Agli agricoltori che si impegneranno nella predisposizione e nella manutenzione delle opere di prevenzione, studiate di concerto con amministrazioni provinciali e ATC, saranno riconosciute forme di incentivazione. Saranno anche avviate forme di ''filiera corta'' per i prodotti derivati dagli abbattimenti: si tratta di prodotti del tutto integrati con la tradizionale produzione regionale, e quindi in grado di utilizzare canali commerciali gia' esistenti.
(ANSA). 13/02/2009 15:33

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