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La mer, la fin...

lunedì 16 febbraio 2009

Prato. Ancora sull'etica della concorrenza

E poi la colpa della crisi del distretto sarebbe dei cinesi...
MV

da la Nazione del 15/02/09

«Chiudere e riaprire: così si affossa il tessile»
Bellucci attacca: «Non c’è etica nella concorrenza»
QUESTA «nuova moda» di presentare richiesta di concordato, chiudere l’azienda e «ripresentarsi con una nuova realtà imprenditoriale “fresca e leggera”» a Piero Bellucci, nome storico del tessile pratese, proprio non va giù. Sul fronte aziendale non è più in prima linea, avendo passato il testimone a figli e nipoti, ma la verve battagliera, lo spirito critico e l’amore per il distretto pratese di Bellucci sono immutati. «Vedo una situazione che è destinata, inevitabilmente a degradarsi in maniera ulteriore» dice Bellucci ne fa una questione di «etica della concorrenza», criticando quella che lui chiama «una nuova moda esplosa a Prato in seguito alle recenti modifiche alle leggi su fallimento e concordati». Una moda, appunto, permessa dalla nuova legge «che consente di proporre concordati al 10%, al 20%, al 30%, per giunta e per lo più con l’espediente della cessione dei beni che, sopravvalutati in sede di richiesta di ammissione al concordato vengono poi venduti chissà a quale prezzo minore». Bellucci cita «le ipotesi dei contratti di vendita o di affitto di ramo d’azienda, stipulati immediatamente prima dell’avvio della procedura concorsuale, che consente agli imprenditori ammessi alla stessa di poter sfruttare e utilizzare quello che, da sempre, è il più significativo patrimonio delle imprese tessili pratesi: le relazioni, i rapporti con i clienti e quant’altro». L’imprenditore cita casi specifici molto noti, pur senza nominare mai il nome delle aziende. «Un gruppo composto da cinque società — dice Bellucci — ha chiesto il concordato per quattro di queste offrendo una percentuale che ancora non si conosce ma chei mmagino bassissima. Inutile ricordare i gravissimi danni all’indotto e quelli ancor più pesanti per le famiglie dei dipendenti». Secondo Bellucci «gli imprenditori seri si ritroveranno sul mercato la quinta azienda sopravvissuta che continuerà a vendere a prezzi ancora più bassi». Altro esempio è quello «di un’altra importante realtà pratese che deve presentare domanda di concordato, ma ha già cessato l’attività mandando a casa i dipendenti, mentre chi ne era proprietario e la gestiva è già ripartito con una nuova società, già predisposta precedentemente». E poi ancora una citazione per «gli ultimi discendenti di una storica e assai nota famiglia pratese che, appena dopo aver presentato un concordato al 35% sono subito ripartiti con un’altra denominazione sfruttando le vecchie giacenze di magazzino. Dopodichè, a distanza di un anno hanno già chiuso la nuova attività dopo aver prodotto molti danni alla concorrenza vendendo a prezzi ancora più bassi». Tutto legale, va detto, ma per Bellucci «si è utilizzata la legge, ma si è mortificata l’opera di quegli imprenditori che credono ancora nel tessile». Il quesito che si fa Bellucci è conseguente all’analisi di questa “nuova moda” nel distretto pratese: «Queste realtà imprenditoriali dove hanno preso i finanziamenti per ripartire? Hanno riavuto finanziamenti dalle banche? Si sono finanziati con capitali che in precedenza avevano accantonato? Perché in questo caso anche una piccola parte di quanto è servito per avviare la nuova attività sarebbe stata sufficiente per far trascorrere un Natale più sereno ai loro ex dipendenti». Insomma, per Bellucci non si può dire che si tratta di operazioni che guardano al “bene sociale”. «Spesso — attacca Bellucci — invece di mantenere un bene si finisce per produrre nuove insolvenze e nuovi danni al distretto, carpendo la buona fede soprattutto di artigiani e terzisti». Insomma, Bellucci chiede che venga premiata «l’imprenditoria sana» e siccome «la nuova legge non può aiutarci, il rimedio deve venire dalla realtà imprenditoriale, dalle istituzioni, dalle associazioni degli artigiani, dai sindacati e dalle banche».
R.D.P.

Maselli, amara ironia: «Chi è corretto passa da fesso»
«LE SITUAZIONI che denuncia Piero Bellucci? Guardi, ne sono successe di più in questi quattro mesi che non in tutta la storia del tessile pratese». Mario Maselli, grande nome del distretto e già presidente dell’Unione industriale, non ha dubbi: quello affrontato da Bellucci è un tema «da prendere molto seriamente, perché sta innescando una spirale che non sappiamo dove possa portare». Maselli ricorda che episodi di questo tipo «si sono moltiplicati dopo l’estate e sono destinati a diventare una scappatoia scelta da tanti con l’alibi della crisi». Così, osserva con amara ironia, chi non si adegua viene beffato doppiamente: «Visto che la legge permette certe operazioni e l’etica sembra essere diventata una parola da cancellare, allora siamo fessi noi a non farlo». Non regge, secondo Maselli, la giustificazione della salvezza di posti di lavoro per questeoperazioni: «Chi le giustifica così dice una bugia, perché il lavoro perso dalle aziende chiuse sarebbe stato riassorbito sempre all’interno del distretto, non sarebbe andato fuori». Particolarmente interessante, per Maselli, è il quesito su dove vadano a prendere i soldi gli imprenditori che chiedono il concordato, chiudono un’attività e ne riaprono un’altra: «Di certo o li avevano in tasca prima (e allora potevano usarli per le aziende) oppure c’è chi fa loro credito, cosa strana in questa situazione».
Scettico sulla possibilità di un intervento delle associazioni imprenditoriali sulle regole, Maselli, però auspica che questa denuncia non cada nel vuoto: «Credo che banche e imprese interessate debbano affrontare questo tema e cercare insieme delle soluzioni, non si può accettare una situazione così ancora a lungo».
Roberto Davide Papini

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