Diremmo pure al di là dell'accesso ai finanziamenti europei.
E ci piacerebbe quindi sapere cosa hanno prodotto, in questo senso, i tanti "tavoli" convocati e svolti: ad occhio e croce, molto poco...
MV
da il Tirreno del 19/02/09
Un progetto per l’emergenza e lo sviluppo
«Per avere finanziamenti europei si deve preparare un piano completo»
La Regione ritiene sbagliato non guardare in prospettiva e chiede un «piano Prato»
PRATO. Affrontare l’emergenza ma pensare anche ad una prospettiva per il futuro. E in questo senso ripensare il distretto. Nella capitale del tessile, prima tappa della task force voluta dalla giunta regionale per affrontare la crisi economica, il presidente Martini ha parlato di un “Piano Prato” perché ha ribadito durante il consiglio straordinario in Provincia «presentando richieste per l’emergenza senza un programma di sviluppo si rischia di non trovare interlocutori».
Martini ha evocato il “Piano Prato” degli anni Settanta, che «qualche risultato interessante l’ha sortito».
«Non propongo un nuovo Progetto Prato - ha chiarito - ma il metodo dovrebbe essere lo stesso. Dobbiamo infatti affrontare l’emergenza e lo stiamo facendo, anche con misure straordinarie in settori che non sarebbero neppure di competenza regionale. Ma dobbiamo anche pensare in prospettiva. E la strada che vedo davanti è quella di presentare alla Commissione europea un progetto complessivo e da tutti condiviso: un piano che pensi anche in prospettiva alla riorganizzazione del sistema produttivo, alla riqualificazione della mano d’opera, alla gestione dei processi di mobilità fino al rilancio del made in Italy».
«Se saremo in grado di costruire questo progetto - prosegue Martini - potremo andare a Bruxelles con buone probabilità di essere ascoltati e di avere i finanziamenti necessari anche rapidamente, senza dover rinegoziare daccapo i programmi comunitari. Da parte dell’Unione europea non ho visto muri alzati».
Prato è una delle province più industrializzate del paese - solo Vicenza conta un numero superiore di addetti nell’industria - ma è anche uno dei distretti più colpiti dalla crisi. E da qui parte il lavoro della speciale task-force per seguire con continuità le situazioni di crisi del manifatturiero. Una scelta non casuale, sottolinea Martini, «perché Prato era il simbolo del dinamismo delle imprese ed ora il paradigma dei problemi dei distretti di fronte alla globalizzazione».
Il presidente della Toscana insieme agli assessori Ambrogio Brenna, Gianfranco Simoncini, Eugenio Baronti e al coordinatore della task force Andrea Des Dorides ha incontrato, nella sede della Camera di Commercio i rappresentanti di tutte le categorie produttive del distretto pratese. Di seguito ha partecipato al consiglio provinciale a Palazzo Buonamici.
Il tavolo del distretto ha chiesto interventi urgenti sugli ammortizzatori sociali e sul credito alle imprese. E ricordato i numeri di una crisi che arriva da lontano: 1.867 imprese attive in meno (37,1 per cento) dal 2000 al 2008, 8.821 addetti (34,9 per cento) tagliati nel solo settore tessile dal 2000 al 2007, un saldo negativo tra assunzioni e licenziamenti di 596 unità nel 2007 e 1.129 nel 2008, quattromila lavoratori in cassa integrazione e quasi duemila in mobilità.





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