Non poteva che essere così... Benedetta Squittieri "incorona" il vincitore delle primarie come candidato ufficiale del PD pratese.D'altro canto, la polarizzazione "ideale" tra i due candidati non ha riguardato tanto i vertici dei rispettivi comitati elettorali, quanto i mobilitati alla base. Ed in questo senso, forse, il lavoro di ricomposizione del Partito potrebbe essere più difficile, perché sia l'una che l'altra corrente dovranno spiegare ai relativi sostenitori perché, ora, dovrebbero "deporre le armi".
Un primo segnale di questo fenomeno lo possiamo rintracciare nei risultati alle primarie per la provincia, dove Gestri ha preso il 78% dei voti circa, ma ha lasciato per strada oltre 1500 votanti che hanno deciso di non ritirare quella scheda (a Prato!) e il 22% circa al candidato della Sinistra, Michele Mezzacappa - Sinistra che, con Nincheri, a livello comunale ha raggiunto un 2,72%.
Ma forse è ancora presto per fare previsioni: lasciamo un po' "depositare" il tutto!
MV
da il Tirreno del 17/02/09
Pd a pezzi, ora il rischio è l’Aventino
La segretaria Squittieri: «Non mi dimetto».
E incorona il candidato Forte malumore tra i sostenitori di Abati Metà partito nel limbo scenari politici confusi
PRATO. Un dato inconfutabile: Massimo Carlesi, candidato Pd, se verrà eletto alle amministrative di giugno sarà il primo sindaco di Prato senza radici nel Pci. Una svolta. Una delle tante. A investirlo ufficialmente, ieri, la segretaria Benedetta Squittieri, accanto a Carlesi nella sua prima uscita pubblica. «Questo è il nostro candidato - ha detto - rappresenta il Partito democratico e le istanze del centrosinistra». Un punto fermo. Per fortuna. In una fase delicata nella quale è difficile dare qualcosa per scontato. Squittieri, l’intera direzione, tutto l’apparato, hanno sostenuto Paolo Abati (ringraziato per la campagna elettorale corretta e appassionata).
L’eletto è stato, invece, Carlesi con il 55% delle preferenze, complessivamente circa 1.500 voti in più del competitore. Il Pd è in pezzi, spaccato a metà. Difficile tracciare scenari futuri a ventiquattro ore dall’uragano. Ma molto è destinato a cambiare se non ora tra quattro mesi.
Squittieri l’ha detto con chiarezza: non si dimetterà. L’altra sera, davanti alla sede di via Cairoli, mormoravano in tanti che poteva essere una delle conseguenze immediate possibili se non probabili. La segretaria Pd invece resterà in sella e con lei la giovane squadra che l’affianca. «Non spetta a nessun altro che al partito prendere questa decisione - ha detto con fermezza - Ci sarà un congresso e in quella sede i dirigenti faranno una scelta. Io come sempre però sono a disposizione». Limbo. E’ questa la sensazione.
Dalla parte, vasta, che vale circa cinquemila voti, di Paolo Abati il malumore è forte: clima di sconfitta, certamente, ma anche timori per il futuro. Soprattutto per l’appuntamento del 6 e 7 giugno: «Il rischio è di perdere le elezioni» dicono. E dall’altra parte si risponde: «Si perdeva con Abati, visto che ha preso meno voti». Ma il rischio vero, il terzo, è l’Aventino, il disimpegno. Che è lì a un metro. Gli Abati-boys non starebbero, almeno per il momento, organizzando fronde e probabilmente, quella parte di partito che ha a cuore l’unità del gruppo dirigente - un ritornello sentito spesso durante le trattative per trovare la quadra, non semplice, sul nome di Abati candidato alle primarie - farà di tutto per scongiurarle. Ma se non ci sarà chi rema contro, potrebbe esserci chi non rema per niente. La verità è che Carlesi avrà certamente bisogno di quei quasi 5mila voti, oggi non garantiti, quando si tratterà di correre per conquistare il Comune. Quando il candidato del centrosinistra, cioè, si troverà a combattere testa a testa con il candidato del centrodestra, che potrebbe anche chiamarsi Aldo Milone, e con le espressioni delle tante liste civiche.
L’atteggiamento, in una parte del partito, è quello di attendere cosa accadrà, di valutare le prime mosse del candidato outsider, vedere se sono condivisibili o meno. Il ragionamento è questo: «Carlesi non è espressione del Pd, il partito non lo conosce, tocca a lui, a questo punto, entrare in punta di piedi e cercare di convincerci. Altrimenti...» Certo è che Carlesi se non metterà in campo la diplomazia, se non avvierà una campagna di confronto intensa e lunga, potrebbe avere vita difficile ancora prima di iniziare la partita.
E dall’altra parte, dopo la sconfitta, la volontà di riflettere c’è oppure manca? Anche questa risposta è difficile. Ma ci ha pensato la segretaria Squittieri a dare, almeno, un indirizzo: «Non c’è qualcosa che non rifarei delle scelte degli ultimi mesi. Sono la prima segretaria Pd di Prato, ho affrontato, assieme alla mia direzione, una fase molto difficile e con scelte ancora più gravose. Ma non c’è niente che giudico sbagliato». Anche la gestione del sondaggio? «Ho detto che rifarei tutto, non ho detto che non ci sono stati errori. Di quelli ne abbiamo fatti tantissimi».
Cri. Or.
da il Tirreno del 17/02/09
Dopo la vittoria-choc Carlesi riconferma mini giunta e partecipazione
Costiturà un comitato elettorale “trasversale” Ribadito l’impegno a rinnovare la politica
PRATO. Massimo Carlesi, candidato unico del Partito democratico nella corsa a sindaco di giugno, il giorno dopo. Un giorno diviso a metà tra chi è tanto contento e chi lo è molto poco. Così com’è diviso il partito anche come collocazione spaziale. Nella nuova sede in via Cairoli, trasformata la notte del voto nel comitato elettorale, una parte sta a destra e l’altra a sinistra. I pochi sostenitori di Paolo Abati presenti, una parte minima della direzione, sono tutti vicini e tutti da un lato; i supporter di Carlesi, un po’ più numerosi, altrettanto, ma dal lato opposto. Sembrano due squadre che si fronteggiamo. Manca solo il fischio dell’arbitro.
Tocca a Carlesi, prima uscita ufficiale nel nuovo ruolo, il discorso ecumenico, avviare la lunga, faticosa marcia di riavvicinamento. «Le primarie portano per forza di cose a una personalizzazione e a momenti di attrito - dice - Ora bisogna ritrovare l’unità, il modo di lavorare assieme per vincere la scommessa di giugno». La linea è semplice: «Unità e serenità, ma soprattutto tanta umiltà per capire e per proporre».
Il viottolo pieno di curve da percorrere per riagganciare quella parte del partito scontenta del risultato elettorale, passa anche attraverso la costituzione di un comitato elettorale «che abbia tante articolazioni - spiega il candidato - tante rappresentanze anche a livello del territorio». Insomma nessuna notte dei lunghi coltelli, ma una sorta di camera di compensazione dove aprire il confronto politico. Non è un Carlesi diverso da quello dei quaranta giorni della tesissima campagna elettorale per le primarie: ringrazia Paolo Abati e Alessio Nincheri per le parole dette e gli auguri fatti immediatamente dopo l’elezione, conferma che gli assessori saranno otto per contenere i costi della politica, che l’impegno sarà quello di mettersi di fianco le migliori forze, non importa di quale schieramento («sono talmente tante che sarebbe assurdo ne indicassi solo una»), di tenere ben dritta la barra sul rinnovamento: una delle parole d’ordine della campagna elettorale. «La gente ce lo chiede - afferma Carlesi - chiede un altro modo di vedere e fare la politica. E questo bisogna fare ascoltando la base anche con coordinamenti a livello di periferia». Partecipazione, dunque. «Ci sono state critiche all’operato del partito e critiche alla giunta sui mancati rapporti con la città, ma io credo che i tanti incontri che ho fatto in queste settimane siano serviti per riavviare un rapporto. Ed è questo percorso che deve continuare». Anche per recuperare, nell’immediato, quei mille elettori che sono mancati rispetto alle primarie per Veltroni. E’ un dato che Carlesi ha sottolineato, con preoccupazione.
Ma oggi è ancora un giorno di festa - quella per l’elezione, aperta a tutta la città, sarà questa sera alle 21,30 all’Hotel Datini - e il candidato sindaco chiude con una battuta: «Cos’ho detto a mia moglie la sera prima del voto? Che per i segnali molto buoni che avevamo questa volta forse si rischiava di vincere».
C.O.
da la Nazione del 17/02/09
Carlesi: «Me la sentivo Ora sarà politica diversa»
Il candidato sindaco: ‘Più sobrietà e partecipazione’
SEDUTI fianco a fianco, al nuovo quartier generale del Pd di piazza delle Carceri, il giorno dopo il terremoto: per la segretaria del Pd Benedetta Squittieri e il neocandidato sindaco Massimo Carlesi ieri mattina era la prima volta. Una scena imprevista da tanti, che ieri entrambi hanno cercato di interpretare nel modo migliore. Sorrisi, cordialità, buone intenzioni condivise, qualche battuta. E tanta tensione nell’aria. «Con quasi 12mila votanti queste primarie sono state un grande momento di svolta — ha detto Squittieri —, un confronto duro, bello e appassionato. Faccio i complimenti a Massimo e ringrazio Paolo Abati. Da oggi inizia un’altra sfida, che ci vedrà tutti uniti, nel cercare risposte ai problemi, ridare fiducia ai pratesi, vincere le elezioni».
CARLESI non ha mai smesso di sorridere e ringraziare, «le persone straordinarie che mi hanno accompagnato in questa avventura e quelle che mi hanno dato fiducia». Ha detto che «il confronto e l’ascolto dei cittadini sono la cosa da cui ripartire, per andare avanti senza personalismi, con serenità, unità e umiltà». Se l’aspettava? «Sabato sera ho detto a mia moglie: ‘Non vorrei correre il rischio di vincere’...», ha confessato. «Da qualche giorno sentivamo che il vento stava cambiando — ha aggiunto —, ad esempio quando ho visto un’anziana sulla Lam che distribuiva i miei dépliant. Sentivo che intorno a me cresceva la fiducia». Il candidato sindaco ha tenuto a precisare che i voti per lui non sono stati contro, «perché uno per un contro non va a votare, ma lo fa con un per». Ha spiegato che tre anni e mezzo fa si dimise da assessore al traffico «per motivi di salute, ma anche perché mi sentivo un peso e nel partito per alcuni ero diventato un problema». Ha aggiunto che «l’impegno politico deve avere un inizio e una fine e va sottoposto a verifiche», che in caso di elezione avrà solo otto assessori e la metà saranno donne, «perché sono capaci di passioni e impegno straordinari». Ha assicurato che sarà il candidato di tutti e che tra gli abatiani ci sono tante persone che stima e che sa si impegneranno per lui, «per una politica nuova — ha concluso —, più rispettosa, con più partecipazione e sobrietà».
LE ULTIME parole per Squittieri. «Non c’è qualcosa che non rifarei — ha detto —, con questo non dico che errori non siano stati commessi. Se siamo qui insieme adesso è la dimostrazione che si è fatto ciò in cui abbiamo creduto». Qualcuno in queste ore si è chiesto se avrebbe rassegnato le dimissioni. Squittieri ieri mattina è stata molto chiara: «Le primarie non sono un congresso, chi le interpreta in questo modo si sbaglia. Sono qui non perché lo ho deciso io, perché sono a disposizione del partito».
Anna Beltrame





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