Ad esempio, Romagnoli, Logli e Panerati, che ufficialmente erano stati "arruolati" a sostegno di Abati, sembrano un po' troppo felici della vittoria di Carlesi, e dal loro punto di vista è una gran bella rivincita.
I giochi iniziano ora, e vedremo, veramente, quanto Carlesi possa rappresentare il nuovo o non sia altro che la continuazione sotto altre vesti del vecchio. Noi da tempo sosteniamo quest'ultima ipotesi..
MV
da la Nazione del 17/02/09
Pd, per i big c’è la resa dei conti Partito diviso e sotto choc.
Ecco i commenti, i retroscena e gli interrogativi
di ANNA BELTRAME
IL GIORNO dopo il terremoto c’è solo una cosa che unisce il Pd. La litania del «è stata una grande prova di partecipazione» o del «ora dobbiamo lavorare tutti insieme per vincere le elezioni». Sotto le frasi fatte, però, si annidano molte altre cose. Fra i carlesiani la soddisfazione di una vittoria clamorosa e insperata, che in più di qualcuno ha anche il sapore della rivalsa. Fra gli abatiani la delusione ha sfumature più articolate: la consapevolezza di errori, i sospetti su chi forse non ha portato i voti che avrebbe dovuto, i timori per il futuro, con una geografia di potere destinata a cambiare, assieme alla distribuzione dei posti e dei ruoli. Carlesi non è il nuovo, ma la sua vittoria cambierà tante cose. Ecco qualche commento, di quelli ufficiali. Perché fra le cose che nessuno ufficialmente può dire, fra i big del partito ci sono due domande: cosa sarebbe successo se le primarie fossero state fra Abati e Benigni (quelle che i big del partito non hanno voluto) e se il «nodo» Romagnoli fosse stato affrontato in modo diverso, con più coraggio e meno tattica?
«ESISTE un problema di giudizio sulla gestione delle vicende dell’ultimo anno e riguarda tutti. E’ un segnale forte, su cui riflettere», dice Daniele Panerati, il vice presidente della Provincia che stava con Romagnoli e dopo le «decapitazioni» del sindaco e di Logli, era pronto a candidarsi alla presidenza della Provincia, salvo poi scegliere il ticket Abati-Gestri. «Il partito deve trovare unità intorno a Carlesi e così sarà. Se ho rimpianti? Nessuno, ora si deve guardare avanti», sono le poche parole di Adriano Benigni, il presidente di Asm. L’ex sindaco Fabrizio Mattei, sostenitore di Abati, si spinge nell’analisi: «Ha pesato il fatto che Carlesi sia più conosciuto, ma Abati ha pagato anche le vicende della mancata ricandidatura di Romagnoli, l’impressione che molti hanno avuto di un’operazione di scontro interno. Carlesi ha interpretato meglio l’esigenza di cambiamento, ora deve sentire tutto il Pd come suo sostegno e non pensare che ci siano figli di un Dio minore».
C’E’ poi Antonello Giacomelli, il potente deputato che più di qualcuno considera il regista delle ultime puntate del film del Pd, fra i pochi però che in questi mesi ha avuto il coraggio di dire cose scomode da ascoltare. «Carlesi ha vinto — ha detto — è il nostro candidato sindaco è lui, ma le primarie sono solo uno strumento e i problemi della città restano tutti e che a questi dobbiamo pensare. Quanto alla comoda e stereotipata rappresentazione di complotti, apparati e quant’altro, l’attribuisco al folklore che accompagna sfide di questo genere. Penso sia stato un confronto leale: ero convinto sostenitore di Abati, ma credo che ora non ci sia da parte di nessuno un’indisponibilità a trovare una nuova ed effettiva unità. Solo in questo caso le primarie sarebbe servite davvero». Il sindaco Marco Romagnoli, supporter di Carlesi, si limita al politicamente corretto: «E’ stata una prova democratica di rilievo. Mi complimento con Carlesi, che ha vinto, e anche con Paolo Abati. Ora il Pd deve ripartire da qui: c’è il candidato sindaco, c’è una base ampia di simpatizzanti su cui contare».
POCHE parole per il presidente della Provincia Massimo Logli, che stava con Abati: «Le primarie hanno dimostrato di essere uno strumento con cui le persone si esprimono. Ha vinto chi ha saputo meglio rappresentarsi come il cambiamento». La consigliere regionale Ambra Giorgi invece le parole non le risparmia: «Sono stata la prima sostenitrice di Carlesi e la sua vittoria evidenzia con chiarezza la voglia di cambiamento dei cittadini. Non è un’espressione di antipolitica, però, invece la richiesta di una politica diversa, con più partecipazione. Hanno pesato molto i modi con cui è stata gestita la vicenda Romagnoli e Logli, una decisione presa da pochi nelle segrete stanze. Il punto è ora se intorno a Carlesi il partito si potrà riaggregare. Sono fiduciosa e molto contenta». Il deputato Andrea Lulli è laconico: «C’è stato un confronto su scelte diverse e c’è un responso. Ora serve saggezza da parte di chi ha ricevuto il mandato. Ero per Abati e mi dispiace, ma è andata così, adesso si deve guardare avanti e recriminare non serve a niente». Infine, due annotazioni sui numeri: Lamberto Gestri, l’unico candidato Pd alle primarie per la Provincia ha vinto con il 78%, ma Abati e Carlesi insieme hanno ottenuto il 97%. Una forbice ben più ampia di quanto sarebbe stato «fisiologico». In città sono stati 10057 i voti totali per la Provincia, 11781 per il Comune. Ci sono 1724 schede non ritirate, pari al 15% dei voti espressi per il candidato sindaco. Sono voti mancati, sono molto di più di un’astensione.





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