Di questo hanno approfittato, saggiamente, i sostenitori di Carlesi che dei vertici di partito fanno parte, pur essendone ai margini - per i più svariati motivi, e si sono tenuti prudentemente da una parte per quasi tutta la "campagna elettorale".
E la riflessione finale dell'editoriale non è da poco, e potrebbe costituire la vera novità nel panorama politico pratese: forse il PD dovrà veramente ringraziare Carlesi, a giugno.
MV
da il Tirreno del 16/02/09
UN ESAME DI COSCIENZA
L’outsider Carlesi stravince a sorpresa le primarie ed è un terremoto destinato a cambiare il Pd pratese. Carlesi vince nonostante che a sostenere Paolo Abati ci fosse quasi tutto l’establishment e il gruppo dirigente del Pd, lo stesso che aveva guidato la liquidazione del sindaco Romagnoli. E forse proprio questo si è rivelato alla fine per Abati un abbraccio mortale. Aldilà dei valori e dei meriti personali, non c’è dubbio che la candidatura di Abati sia stata percepita da buona parte della città e da una fetta consistente del Pd come il sigillo a un accordo di potere concluso lasciando gli elettori e la “base” ai margini, mai coinvolti nel processo di messa in discussione del governo cittadino. Ed è altresì un fatto che intorno a Carlesi si sia coagulato un ampio malumore che serpeggiava nel partito. E così Abati, mostratosi nella campagna di queste primarie appassionato e preparato, esce da questa battaglia penalizzato perfino in maniera ingenerosa.
La lezione che si coglie da questa storia è che non si può condurre un partito come se gli elettori, gli iscritti non esistessero, decidendo nel chiuso delle solite stanze candidature, nomine, defenestrazioni, salvo poi chiamare il “popolo” al voto e mobilitarlo quando ci sono le elezioni. Si rischia di non trovarlo più, quel “popolo”.
Si sentiva in questi mesi che il malcontento era forte soprattutto a sinistra, che c’era una gran voglia di starsene a casa alla prossime amministrative o anche di votare le liste civiche o gli avversari pur di punire un Pd che aveva deluso. Con questo voto, il gruppo dirigente misura questo malcontento e scopre di avere scarsa presa sul partito. Ora potrebbe scegliere la via dell’animosità e del rancore, e sarebbe un errore tragico. O potrebbe fare un esame di coscienza, e sarebbe un primo passo avanti. E forse il centrosinistra dovrà in futuro ringraziare comunque queste primarie. Potrebbero aver evitato una delusione peggiore a giugno. (p.t.)





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