TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

giovedì 25 settembre 2008

Comitati. A Pistoia gli Stati Generali.

PISTOIA - SABATO 25 DOMENICA 26 OTTOBRE 2008
DALLE COMUNITA’ RESISTENTI ALLA SOVRANITA’ TERRITORIALE DAL BASSO PER LA MESSA IN COMUNE

Appello per un Incontro nazionale delle comunità resistenti, dei comitati popolari, delle reti
Due giorni di confronto, crescita collettiva, proposte operative

Nuove resistenze attive e propositive sono diffuse in tutto il paese : contro le nocività ambientali e sociali, a difesa della salute, della
sovranità alimentare, dei beni comuni collettivi ( acqua, terre, fonti energetiche non rinnovabili e rinnovabili, biodiversità, semi e colture
produttive tradizionali, città e territorio ), contro la precarietà del lavoro e dell’ esistenza, contro la liberalizzazione e la privatizzazione
dei servizi, contro il caro vita e l’ aumento delle tariffe che servono a pagare investimenti nocivi e a foraggiare i profitti delle
corporazioni finanziarie, produttive, impiantistiche.
Resistenze territoriali che pongono come condizione prioritaria e irrinunciabile il rifiuto della guerra : No alle basi vecchie e nuove,
No al rilancio dell’ “energie nucleare” (l’atomo niente affatto di pace), No alla “guerra permanente” per il controllo di territori
strategici: guerra nel Golfo, attuale esplosiva situazione di crisi politico-militare nell’area del Caucaso: Georgia e Federazione Russa,
Ossezia del Sud e Abkhazia, dentro una tensione geopolitica legata al controllo di combustibili fossili, oleodotti, gasdotti, posizionamento
di basi militari e dei missili intercettatori (vedi il recente accordo USA-Polonia) e via dicendo.
L’ orizzonte del mutuo appoggio e della connessione tra le lotte e i “conflitti progettuali” è diffusamente praticato, tuttavia non ha
ancora raggiunto la massa critica per incidere e promuovere una radicale inversione di rotta nelle relazioni con la Natura, nelle
relazioni sociali, nelle relazioni uomo-donna, nella direzione di una economia ecologica (bioeconomia) e del “bastaguerra”. Non
si parte certo da zero, ma dalle importanti esperienze del Patto di Mutuo Soccorso, di Reti e aggregazioni di Movimenti ( Rete Rifiuti
Zero, Rete No Centrali, Movimento italiano dell’ acqua, Rete dei comitati per la difesa del territorio e del paesaggio, Ecovillaggi - Rive,
Foro Contadino, Reti No Basi, Disarmiamoli, Bastaguerra, Medici per l’ Ambiente, ).
Queste nuove resistenze attive, vive, diffuse sono già prefigurazioni, nel progetto e nelle pratiche, della di una
nuova società, di un'altra città di un altro territorio
Da più parti si sente l’esigenza di costruire una Assise nazionale delle comunità resistenti, dei comitati popolari, delle realtà impegnate
a difesa del saccheggio del territorio, contro la guerra, le nocività e a difesa della salute; contro le precarietà: del lavoro, dell’ esistenza,
dell’ abitare, dei beni comuni.
Con quest’ Appello invitiamo ad un confronto ancorato alla concretezza, ivi comprese le proposte alternative maturate nel movimento,
i comitati popolari, le comunità resistenti, le reti, le associazioni, i rurali, i sindacati di base, i migranti, le realtà che lottano contro le basi
e la guerra, le realtà che fanno parte del Patto di Mutuo Soccorso.
Vi proponiamo un incontro di confronto, di crescita ed eventualmente di costruzione di iniziative comuni, da tenersi a Pistoia
Sabato 25 e Domenica 26 Ottobre 2008.
Un incontro da intendersi anche come una delle tappe verso una possibile Assise nazionale dei movimenti salute,ambiente,
territorio, difesa dei beni comuni, no al nucleare e alle basi militari, no alla precarietà.
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PUNTI SINTETICI DELL’ APPELLO
Partiamo dalla consapevolezza che è necessario, per l’ insieme del movimento, avviare una riflessione approfondita sul senso e sul
significato delle lotte e dei “conflitti progettuali” in atto, sulle loro potenzialità e sui loro limiti al fine di poter giungere alla
comprensione delle possibilità di cambiamento dell’esistente che queste esperienze portano in seno: la spinta autogestionaria, l’
autorganizzazione, la difesa dell’ autonomia dei soggetti sociali e delle comunità resistenti, la difficoltà che trova il potere nel riassorbire
le criticità che questi movimenti innescano e le potenzialità di cambiamento che ne discendono; le capacità che i movimenti hanno di
creare sapere condiviso; il palese superamento, in alcuni ambiti, del concetto di democrazia rappresentativa a favore delle pratiche –
cariche di potenzialità positiva- di democrazia diretta.
1 - Ci piaccia o meno, siamo immersi in guerre legate allo squilibrio tra beni naturali fondamentali ( fonti energetiche non
riproducibili e riproducibili, acqua, biodiversità, terre per la produzione di alimenti e loro utilizzo ), e mancata presa d’atto di questo
squilibrio e della necessità – non più rinviabile - di un altro modo di produrre e di consumare, a iniziare dai modi di consumare e
produrre energia, dal risparmio dei beni ecologici fondamentali e dall’ allungamento del ciclo di vita dei prodotti.
Relativamente all’energia e all’uso integrato di fonti non rinnovabili e rinnovabili, si pone la necessità di una transizione energetica
verso l’uso esteso delle fonti rinnovabili; tralasciando definitivamente i falsi rimedi proposti dall’ attuale sistema di comando.
Uno di questi è il rilancio dell’ energia nucleare, una tecnologia vecchia ed inaffidabile che non ha risolto i problemi legati al ciclo
dell’uranio: confinamento delle scorie, rilasci di gestione pericolosi per la salute umana e per l’ambiente, possibilità di incidenti di mediogrande
impatto (vedi i recenti numerosi incidenti nelle centrali nucleari in Francia), rischi di proliferazione.
Un secondo rimedio dagli effetti economici dannosi per la collettività, è l’utilizzo su larga scala della combustione delle biomasse,
ivi compresa la combustione dei rifiuti cosiddetti biodegrabili e degli agrocombustibili. Nostra critica alla Combustione in generale e
alla Combustione delle biomasse.
In particolare si tratta degli interessi convergenti di quattro formidabili corporazioni transnazionali: petrolifere ed energetiche, quelle che
controllano il mercato agricolo e delle sementi transgeniche, grandi imprese automobilistiche e di trasporto, banche e finanza mondiale.
Gli agrocombustibili - secondo Miguel Altieri esperto di agroecologia dell’ Università di Berkeley - sono la forma più avanzata,
insieme agli Ogm, di un nuovo “imperialismo ecologico”.
2 - Ripotenziamento, messa in comune, sovranità territoriale dal basso
E’ probabilmente necessario avviare un processo di ripotenziamento e di rafforzamento, facendo tesoro delle pratiche e delle esperienze
dei movimenti urbani e rurali, dei comitati popolari e delle reti, e cercando di costruire il passaggio dalle resistenze alla sovranità
territoriale fondata sulla reale autonomia dei movimenti e sulla difesa di questa autonomia.
In questo quadro si tratta di rendere residuale, fino all’abbandono, la tendenza ad assumere la logica securitaria e
identitaria/autoreferenziale; una logica spesso presente nel multiverso dei comitati popolari.
Si tratta inoltre di superare la forma-Stakeholder (portatori di interessi) quale specifico carattere assunto dai comitati popolari e da
parte delle comunità resistenti.
Questo carattere prevalente confina i comitati popolari nell’ottica dell’impresa capitalistica, in particolare dell’ impresa capitalistica CSR
(Corporate Social Responsibility).
Il punto di vista dei comitati–stakelhoders rischia di restare subalterno all’ ottica minimizzatrice/compatibilista all’ “ecologismo dei
padroni”, per dirla con Giorgio Nebbia.
Va rafforzato il processo che è già presente nelle pratiche e nelle lotte : verso la sedimentazione di
comunità resistenti, quali forme primordiali di una nuova società.
Si tratta – dunque - di costruire “il comune”.
Perché appare la forma sintomatica, la modalità utile per difendere i beni essenziali, limitati e non riproducibili; la città come bene
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collettivo e pubblico, i saperi, gli spazi sociali, la capacità di costituire nuove socialità, nuovi legami sociali, reale autonomia dei soggetti
sociali.
Perché pone la questione della riappropriazione, del fare nuovamente propri da parte del lavoro vivo e dell’intelletto sociale generale la
ricchezza prodotta, gli spazi insediativi, il bios ecologico, sociale, politico.
Perché ritorna d’attualità, anche in relazione allo stato di distruzione del pianeta e alle esperienze di lotta e di vita di molti fratelli e sorelle
del sud del mondo (in particolare Centro e Sud America: Sem Terra, Via Campesina, Zapatismo) la questione della proprietà collettiva,:
vale a dire di un altro modo di possedere.
3 - Contro la criminalizzazione delle comunità resistenti e il controllo militare delle città e dei territori
Rafforzare l’ opposizione alla criminalizzazione delle comunità resistenti e dei migranti, una criminalizzazione che viaggia su diversi
binari: il pacchetto sicurezza e le relative misure liberticide, le schedature delle popolazioni Rom e Sinti, le impronte digitali dei Rom, ivi
compresi bambine e bambini.
Opporsi al controllo militare delle città, dei siti dove si realizzano impianti nocivi ai quali si oppongono le popolazioni ( inceneritori,
discariche, gassificatori, infrastrutture lineari : TAV, autostrade ).
Forme di controllo e di comando, quelle citate, non più inscrivibili unicamente nelle classiche pratiche di repressione delle realtà
e dei gruppi in varie forme antagonisti. Una repressione che peraltro continua come portato storico di una tradizione dura a
morire. Nel controllo armato delle città, dei siti, degli impianti, c’è qualcosa di profondamente diverso e di più potente della
consuete e conosciute forme repressive dell’antagonismo.
Il riferimento è, per esempio, allo studio NATO “UO” (Urban Operations 2020) dove la città del futuro viene indicata come luogo di
concentrazione di tutte le contraddizione della società capitalistica allo stadio supremo e, per questo, come probabile campo della
battaglia “finale” per la “sopravvivenza” del Capitale globale. Nelle megalopoli del futuro –forse di un futuro prossimo- azzeramento dei
servizi sociali, aumento delle ingiustizie e dei prezzi, scarsità di acqua, di cibo, di energia e di lavoro daranno vita a conflitti e a rivolte di
grande impatto che le forze di polizia non saranno probabilmente in grado di fronteggiare e di reprimere (oggi ne possiamo già cogliere
alcune anticipazioni: attacco alle comunità resistenti in Val di Susa, a Vicenza, Chiaiano, Serre, Acerra, Napoli).
PROPOSTA DI ORGANIZZAZIONE DELL’ INCONTRO
L’ incontro si tiene a Pistoia nei giorni 25 e 26 ottobre presso lo Spazio Liberato Autogestito ex Breda Est ( viale Pacinotti, a due
passi dalla stazione ferroviaria di Pistoia )

Prima giornata Sabato 25 Ottobre ore 14/19
PRIMA GIORNATA SABATO 25 Ottobre ore 14/19
Breve presentazione delle ragioni dell’incontro.
Comunità resistenti e conflitti sul territorio. Nuove sfide poste dall’instabilità strutturale della globalizzazione neoliberista, dalla
crisi energetica e alimentare, dalla dissuasione alle resistenze e alle proposte alternative, attraverso il controllo militare delle città
e dei siti;
SECONDA GIORNATA DOMENICA 26 Ottobre
Ore 9/14 Dalle resistenze, alla riappropriazione, alla sovranità territoriale dal basso. Ripotenziamento dei conflitti progettuali:
superamento della forma stakeholder e delle posizioni identitarie e securitarie; messa in comune e assunzione del paradigma
bioeconomico;
ore 15/ 18 discussione plenaria e stesura di un testo comune condiviso
L’incontro avrà carattere assembleare. Saranno formati eventuali gruppi di lavoro
Collettivo liberate gli Orsi, Pistoia e Assemblea ex Presidio “Giulio Maccacaro” per la chiusura dell’ inceneritore di Montale (Pt).
Sono garantiti cibo e pernotto.
Riferimenti per informazioni , comunicazioni adesioni.
Fabrizio: 0573.29.720, faber.b@libero.it - Francesco: 333.91.10.255 – Marco 320 1537907 - Roberto 338 7334659

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