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La mer, la fin...

giovedì 2 aprile 2009

Diritti umani. Stupro domestico.

2009-03-31 17:14 Ansa
STUPRO DOMESTICO LEGALE IN AFGHANISTAN. CLINTON: PREOCCUPATI PER DIRITTI DONNE

ROMA - Una legge che secondo un'agenzia dell'Onu legalizza lo stupro all'interno del matrimonio e vieta alle donne di uscire di casa senza il permesso del marito è stata firmata questo mese dal presidente Hamid Karzai, accusato da alcuni - scrivono oggi il Guardian e l'Independent online - di cercare di incassare consensi tra la comunità sciita in vista delle prossime elezioni presidenziali di agosto. La legge, che regola il diritto di famiglia per la comunità sciita, "é peggiore rispetto a quelle dei taleban", ha tuonato Humaira Namati, membro del Parlamento afghano. Il documento non è stato ancora pubblicato - scrive il giornale inglese - ma, secondo il fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne, contiene articoli che legalizzano di fatto lo stupro del marito nei confronti della moglie in quanto vieta a quest'ultima di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con lui. Inoltre vieta alle donne di uscire di casa, sia per cercare lavoro che per andare dal medico, senza il permesso del coniuge. La Costituzione afghana - sottolinea il Guardian - consente agli sciiti, che rappresentano circa il 10% della popolazione, di avere un diritto di famiglia separato, basato sulla loro giurisprudenza tradizionale. Ma sia la Costituzione che diversi trattati internazionali firmati dall'Afghanistan garantiscono pari diritti alle donne. Il Fondo dell'Onu per le Donne ha lanciato l'allarme perché questa legge, fortemente discriminante nei confronti delle donne, garantisce inoltre la custodia dei figli esclusivamente ai padre e ai nonni. Shinkai Zahine Karokhail, così come altre deputate afghane, hanno lamentato che la legge sia passata con una insolita rapidità e scarso dibattito. Anche se il ministro della Giustizia ha confermato che il provvedimento è stato firmato da Karzai questo mese, c'é confusione sul contenuto completo della documento, ottenuto dagli attivisti per i diritti umani solo con grandi difficoltà. Afghanistan e Diritti delle donne: autorizzato lo “stupro domestico”


mercoledì 01 aprile 2009 da Secondo Protocollo

Una delle motivazioni addotte all'invasione dell'Afghanistan era quella di portare la democrazia nel paese e di liberare le donne afgane dal giogo della Sharia e quindi di dare loro più Diritti. Da ieri le donne afgane sono ripiombate (se mai ne erano uscite) nell'era talebana.
Il parlamento afgano ha varato una legge, non ancora pubblicata ma già firmata da Karzai il mese scorso, che introduce nella legislazione afgana alcuni provvedimenti che nemmeno i talebani avevano introdotto per legge anche se di fatto “operativi”. Secondo questa legge alle donne afgane è fatto divieto assoluto di uscire di casa, andare a scuola o farsi visitare da un medico senza il consenso del marito o del padre. Divieto assoluto di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il consorte, norma questa che introduce di fatto lo “stupro domestico”. Non c'è che dire, proprio una bella democrazia. Ma non è finita. La legge garantisce la custodia esclusiva degli eventuali figli ai mariti o, in alternativa, ai nonni maschi.
A questo punto ci chiediamo cosa si stia facendo in Afghanistan se non proteggere con gli eserciti un Governo che di democratico non ha niente, che da sette anni chiude gli occhi di fronte all'imponente traffico di droga e che lentamente ma inesorabilmente sta tornando alle leggi dell'era talebana, ammesso e non concesso che ci sia stato un momento nel quale queste leggi non fossero applicate. Tantovale tornarsene a casa e magari dirottare le imponenti risorse spese per mantenere gli eserciti in Afganistan su altri obbiettivi. Tantovale riconsegnare il Paese nelle mani dei talebani, almeno loro quello che fanno lo fanno apertamente e non in maniera subdola come Karzai.
E non sono sufficienti le semplici proteste dei vari Stati impegnati nel Paese. Ieri anche il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha duramente condannato questa legge, ma non è sufficiente condannare, occorre minacciare l'immediato ritiro delle truppe in quanto, a queste condizioni, viene meno il motivo della missione di pace.Una cosa è certa, la condizione femminile in Afghanistan è rimasta tale e quale a quella che c'era nell'era talebana con la differenza che la sistematica violazione dei Diritti delle donne avviene sotto gli occhi indifferenti di coloro che si erano prefissi di liberarle.
Noemi Cabitza

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