TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

venerdì 5 giugno 2009

Prato verso le amministrative. Godiamoceli in parallelo...

... i due sfidanti... Sperando sempre nel terzo incomodo...
MV

da il Tirreno del 05/06/09
«Ridarò lucentezza alla città appannata»

Intervista a Roberto Cenni, candidato sindaco del centrodestra

«Tavolo del distretto troppo idelogico ma unica novità delle istituzioni pratesi Di lì cardato verde e cooperative sociali»

PRATO. Cenni non si sente nella situazione di Guazzaloca, ex sindaco di Bologna che ritenta la corsa quest’anno ma con il sostegno del partito a metà?
«Non direi. Si è verificata una spinta coincidente all’interno del Pdl per cercare una candidato espressione della civicità invece che della politica».
Roberto Cenni, mister Sasch, candidato sindaco del centrodestra, è piombato a gamba tesa nella campagna elettorale per le amministrative in marzo.
Si sente comodo in questo nuovo ruolo?
«E’ importante che io abbia avuto tutte le garanzie per trovare soluzioni ai problemi e per il cambiamento di questa città. Altrimenti avrei preferito continuare a fare il mio mestiere».
Cenni dopo tre mesi di contatto quotidiano con la città che ha scoperto di nuovo?
«Questi tre mesi con la gente, sono valsi trenta anni di vita. Non ho cambiato giudizio su Prato. Questa è una città ricchissima di energie e di talenti ma esasperata da problemi cresciuti a dismisura e mai ascoltati».
E il suo giudizio sulla politica è cambiato?
«La politica si fa tutti i giorni. Se invece parliamo dei partiti, allora quelli sono in affanno nell’interpretare i bisogni dei cittadini da tradurre in risposte concrete».
Forse i suoi l’accusano di essere troppo poco anticomunista?
«Si riferisce al fatto che ho ricevuto attacchi e sono stato zitto? Non rispondo alle provocazioni, non faccio attacchi personali».
Anche lei, sull’inchiesta Sasch, crede nella teoria del complotto?
«Non voglio fare polemiche. Ma qualcosa non mi convince».
Parliamo di programmi. L’economia che è il suo cavallo di battaglia.
«Il tavolo di distretto, che giudico troppo ideologico, è l’unica novità nel panorama istituzionale di Prato. Ha messo insieme tutte le parti, unico modo per uscire dalla crisi e l’onorevole Mazzoni è riuscito a portarlo a Roma. Dal tavolo possono uscire provvedimenti fondamentali per Prato. La copertura della cassa integrazione, per esempio, per altri cinque anni. Il tavolo, inoltre, verrà trasferito su quello della moda, dove sono previsti contributi sulle collezioni, finanziamenti specifici per l’accesso all’impresa ed è lì che può trovare attuazione il progetto sul cardato “verde”. Ma il tavolo si occuperà anche degli artigiani e della possibilità di istituire cooperative di utilità pubblica».
Un momento. Andiamo per ordine. Sugli artigiani, che idee ha?
«Gli artigiani sono l’industria tessile e bisogna aiutarli. Con tariffe agevolate, prevedendo una Tia meno pesante. Bisogna creare un mix di provvedimenti a livello regionale e locale».
E le cooperative di utilità pubblica cosa sarebbero?
«Sono un modo per salvare la vita sotto l’aspetto economico anche psicologico a quella massa di persone in cassa integrazione. Mi spiego meglio. Si potrebbero organizzare cooperative da impiegare, per esempio, nel mondo della scuola o per la pulizia delle aiuole o in tutti quei lavori, appunto, socialmente utili, formate da persone in cassa integrazione, nelle quali potrebbe intervenire anche il Comune».
I bilanci comunali sono bloccati all’80% sulle voci di spesa che riguardano scuola e sociale.
«Il Comune potrebbe intervenire con una somma simbolica. E comunque anche il bilancio comunale va reinterpretato».
Come?
«Se lei pensa che io non abbia analizzato il bilancio 2010 del Comune di Prato mi sottovaluta. Ma di quello che farò, se diventerò sindaco, non voglio parlare».
Passiamo al centro storico, ovvio che lei lo voglia meno degradato. E poi?
«E poi lo voglio vivo e l’unico modo è dare la possibilità agli esercizi di un migliore servizio. Impossibile al momento visto che il suolo pubblico a Prato costa quattro volte tanto rispetto ad altre parti. Tavolini fuori, dunque. Perché se in centro tornano i pratesi, gli altri se ne vanno».
Centro chiuso al traffico o aperto?
«Chiuso per godimento dei cittadini. Ma senza rigidità».
Ha già in testa, dal punto di vista urbanistico, la sua Prato?
«Sul fronte della progettazione credo si sia persa un’occasione. Gli uffici urbanistici sono bloccati nella progettazione della variante generale che poi ha partorito una variantina sulla Declassata sulla quale ho molti dubbi, invece di ripensare l’edilizia abitativa economica, la riqualificazione del Macrolotto zero. Si sono persi tempo e tanti soldi».
Ha parlato di Macrolotto zero: dei cinesi che ne farà?
«Voglio che rispettino le regole. Devono essere uguali per tutti. Controlli ferrei, allora, e costanti. E controlli anche su quello che è il loro incredibile potere economico che si può ben leggere attraverso la massa dei flussi finanziari che partono da Prato. Il distretto stenta e loro crescono. Va a finire che noi amministriamo la città, ma loro ce la comprano».
Lei ha parlato di discriminazione al contrario verso i pratesi, ne è convinto?
«Sì. Siamo arrivati a un punto tale, a causa del numero di stranieri sul territorio, che non si riescono più a garantire i servizi minimi alle famiglie italiane in difficoltà. Con dolore nel cuore, perché si tratta pur sempre di situazione di disperazione, ma se diventerò sindaco, il mio primo obiettivo sarà quello di difendere i diritti dei pratesi».
Il numero di assessori lo sa?
«No perché non so ancora di quali deleghe ci sarà bisogno. Certamente vorrò un tecnico che si occupi di reperire finanziamenti dall’Europa. Certamente ci sarà bisogno di una persona, non necessariamente un assessore, che si occupi di tenere contatti con le comunità straniere».
Cosa augura a Prato?
«Che sia capace di scegliere l’impegno e la strada per riconquistare le energie».
Pensa che vincerà?
«Spero che questa campagna elettorale sia servita a diffondere quelli che sono i miei propositi che possono ridare lucentezza a una Prato appannata. Ma ora deve essere la città a saper scegliere».
Cri. Or

da il Tirreno del 05/06/09
«Appuntamento storico, la città lo sa»

Parla Massimo Carlesi, candidato sindaco per il centrosinistra

«C’è stata una passerella fitta di ministri ma si sono scordati tutti il portafogli a Roma»

PRATO. Cominciamo con una battuta: Carlesi per caso si sente comunista? Perchè rischia di essere cacciato da una parte di città.
«Quando un presidente del consiglio che dice di essere il presidente di tutti gli italiani si rivolge in questo modo a chi ha governato questa città per 60 anni, vuole solo creare divisioni e portare cattiveria nella pratica della politica. Prato è abituata a rispettare le idee altrui e ne è orgogliosa».
Massimo Carlesi è “la notizia” di questa campagna elettorale. Vincitore inaspettato delle primarie di coalizione, ha fatto il “cacciatore” di voti andando a prenderseli uno per uno.
Non le pare poco aggressiva la campagna elettorale del centrosinistra?
«Questa è una città piena di problemi. Il centrosinistra cerca di dare risposte e di trovare prospettive. Fare spettacolo o demagogia populista non serve a niente. Servono idee concrete».
Carlesi è riuscito a costruire, in questi mesi, quella serie di “ponti” utili a tenere insieme le anime del Partito democratico?
«Mi sono rifiutato di fare una mia lista elettorale perchè credevo e credo che serva un ruolo forte del Pd e dei partiti della coalizione: sono loro a rappresentare pensieri e idee della maggioranza della città».
Ha paura dell’astensione?
«No. Quello che davvero temo è la paura del futuro che questa città ancora ha. E’ il primo nemico da combattere e che, devo dire, è anche stato alimentato in questa campagna elettorale. Tanti pratesi, con i quali ho parlato in questi giorni, hanno riflettuto e hanno convenuto che questo voto del 6 e 7 giugno è importante, per loro e per la città. Sanno che è un appuntamento storico e che nessuno può stare a casa».
Cominciamo con il programma. Dal centro storico: lo vuole chiuso o aperto al traffico?
«Voglio un’area pedonale che garantisca la fruibilità della città».
Ai commercianti che attribuiscono alla pedonalizzazione il calo di affari, che risponde?
«Alcuni commercianti, in questa fase, hanno grosse difficoltà e bisogna che anche il Comune li aiuti. In due modi: lavorando sui fondi affinchè gli affitti vengano alleggeriti e sulla tassa sul suolo publico. I Comuni sono obbligati per legge ad applicare certe tariffe e anche abbassandole al minimo non si riesce a ottenere benefici. Bisognerà pensare a una collaborazione tra Comune e esercenti per ospitare iniziative publiche in alcuni locali che grazie al contributo dell’amministrazione, faranno pari con la tariffa».
Restiamo in centro: per riqualificarlo che idee ha?
«Di ridargli vita con manifestazioni, eventi culturali, ricreativi, sportivi. Voglio insomma rioccupare gli spazi. E’ un’operazione semplice: se in centro torna la gente, i balordi si allontanano».
Andiamo in periferia, nelle frazioni.
«Sono pezzi fondamentali di Prato che vanno valorizzati e tutelati e bisogna ridare ai cittadini che li abitano il piacere di viverci. Per questo, se diventerò sindaco, voglio creare un assessorato ad hoc: alle frazioni e al centro storico, che coordini a 360 gradi le iniziative che si faranno».
Lei parla di piacere di vivere a Prato. Ma nei prossimi mesi il 50% dei lavoratori del tessile sarà per strada.
«Lo so e sono preoccupato. Bisogna dare risposte per la fase dell’emergenza: mi riferisco certamente agli ammortizzatori sociali, ma soprattutto alla necessità di tutelare le famiglie sul fronte delle bollette, dei nidi, del costo dei libri scolastici e dei mutui. Quello che nell’immediato il Comune potrà fare è creare un fondo speciale di circa 400mila euro, ricavato dal risparmio sul costo degli assessori, della figura del direttore generale che verrà tagliata e dalle minori consulenze».
E basteranno?
«Non basteranno. C’è bisogno dell’aiuto straordinario del governo nazionale soprattutto per quelle categorie senza ombrelli protettivi: commercianti e artigiani».
Di ministri e sottosegretari ne sono venuti parecchi, in queste settimane, a Prato.
«E’ vero c’è stata una gran passerella ma il portafogli l’hanno dimenticato tutti quanti a Roma».
E dopo il tentativo di arginare l’emergenza?
«Bisogna mettersi a ridisegnare il futuro di questa città: del tessile che sarà di qualità e più tecnico, della diversificazione che va sostenuta con idee nuove. Per questa fase sarà necessario creare l’agenzia di sviluppo che avrà il compito di reperire i finaziamenti là dove si possono trovare: Europa, Roma, Regione; di organizzare l’avvio di nuove aziende e di formare i nuovi addetti».
Un passaggio sull’urbanistica: quali idee sul Macrolotto zero?
«Da riqualificare in profondità con un progetto globale che abbia il fine di rimettere ordine tra commerciale, residenziale e piccolo artigianato».
In città?
«Recuperare spazi pubblici».
L’area destinata al terziario, l’ex Banci, la convince?
«E’ un’opportunità se il polo espositivo si trasforma in polo degli eventi: esposizioni, ma anche mostre, manifestazioni, congressi, eventi sportivi e se il carattere resta quello di polo di attrattiva metropolitana».
Sicurezza: Prato ha davvero bisogno dell’esercito?
«Assolutamente no. Prato ha bisogno di più forze dell’ordine e dell’aumento degli organci di Inps e Inail per i controlli. Sul fronte delle competenze del Comune massima attenzione alle verifiche edilizie e del commercio. Punto e basta».
A causa del numero di stranieri i servizi non sono sufficienti per i pratesi?
«Falso, basta leggere le statistiche».
Dei cinesi lei che ne vuole fare?
«L’ho detto: leggi uguali per tutti, tutti le devono rispettare. Controlli assidui, ma protezione per quelle aziende straniere che puntano alla riemersione».
Siamo alla giunta: sempre otto assessori, quattro più quattro?
«Sì. E poteri alle circoscrizioni: un presidente avrà il coordinamento dei lavori pubblici, un altro la delega del sindaco al decentramento. Che va, anche quello, rivisto. Tre gli uffici nuovi che creerò: un ufficio centro storico, un ufficio interessato a reperire le linee di finanziamento regionale ed europee, un terzo della città sicura - alle dirette dipendenze del sindaco - che avrà il compito di coordinare gli interventi, non repressivi, ma che riguardano la riqualificazione».
Un’augurio alla città.
«Che il 6 e il 7 giugno si possa esprimere serenamente».
Vincerà?
«Sì».
Cristina Orsini


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