TANTI INTERESSI PRIVATI NON FANNO UNA CITTA'!

La mer, la fin...

giovedì 24 aprile 2008

Dibattito sulla moschea. Freni "tecnici" di natura politica

Nel dibattito sulla proposta della comunità pakistana di una "moschea" in via Marini, scende in campo anche la presidente della Circoscrizione Centro, che senza grossi problemi si affretta a dichiarare l'incompatibilità del progetto con gli attuali strumenti urbanistici.
Una precisazione di cui tenere sicuramente conto, ma che non centra la questione. Intanto perché, come ricordavamo nei giorni scorsi, un centro culturale islamico esiste già, nella zona; in secondo luogo, perché in realtà stiamo sempre parlando di "centri culturali" (la definizione di moschea, effettivamente, risulta inappropriata), con locali che possono essere adibiti anche al culto, ma che hanno anche altre funzioni; in terzo luogo, e questo in via di principio, sappiamo benissimo che anche gli strumenti urbanistici sono soggetti a trasformazioni e variazioni... Prato ne sa qualcosa, in proposito!
Rimane il fatto, e lo vogliamo ribadire, che il nostro punto d'impegno non è tanto a favore di un progetto piuttosto che di un altro, o di una localizzazione particolare, quanto sul riconoscimento
alla comunità pakistana, così come alle altre comunità presenti sul territorio, del diritto di praticare la propria religione.
Certo, non fa piacere vedere come anche alcune istituzioni cittadine si affrettino a tirare in ballo motivi "tecnici" per coprire le proprie titubanze politiche!

Municipio Verde

da La Nazione del 24/04/08
«La nuova moschea in via Strozzi non si può fare»

IN VIA STROZZI non si può costruire nessuna nuova moschea. A precisarlo è la presidente della circoscrizione centro Rosita Mattei dopo aver letto del progetto della comunità pakistana guidata dall’imam Mofeed Ahmad e delle conseguenti proteste dei residenti, della Lega e de La Destra che ha anche promosso una raccolta di firme. Proprio la petizione promossa dal partito di Storace e Santanché, che ha ottenuto un chiaro successo a Prato alle ultime elezioni, ha convinto Mattei ad uscire allo scoperto mettendo un freno «tecnico» all’idea dei pakistani (che comunque hanno in cassa solo 50mila euro dei 350mila necessari).
«SI SENTE DIRE di raccolta di firme, pro e contro, la nascita di una moschea in via Strozzi — spiega Mattei — Prima che si crei una discussione, peraltro senza fondamento, è bene chiarire, confortata dagli uffici comunali, che non c’è alcuna richiesta presentata in Comune e che comunque in via Strozzi non potrebbe sorgere, perchè gli strumenti urbanistici non prevedono in quella zona la nascita di luoghi di culto». Per la circoscrizione e per i tecnici, dunque, anche se la comunità pakistana trovasse i soldi non potrebbe aprire il nuovo centro islamico, che peraltro sarebbe frequentato anche da donne e cristiani. Del resto l’area, come tutto il Macrolotto 0, è oggetto di una profonda revisione urbanistica che non prevede luoghi di culto come le moschee: «Non siamo contrari a priori alla nascita di centri di preghiera per altre confessioni — dice Mattei — ma in quella zona non si possono fare».
C’è comunque chi non si arrende ed ha promosso una raccolta firme a favore del progetto (pare si tratti di Municipio Verde), mentre i consiglieri di An Fulvio Ponzuoli e Maurizio Bettazzi hanno presentato un’interrogazione per chiedere, tra le altre cose, se il Comune intenda finanziare in qualche modo la moschea criticando l’idea deella comunità pakistana. Intanto anche all’interno del Pd si discute. L’altra sera c’è stata una riunione fra alcuni assessori, la coordinatrice provinciale Benedetta Squittieri e la circoscrizione. Le proteste che ha sollevato il progetto hanno richiesto un approfondimento che ha portato allo stesso risultato: la moschea, tecnicamente, in via Strozzi non si può fare.
L.B.

da il Tirreno del 24/04/08
Mattei: «Nessuna moschea in via Marini»
An chiede il trasferimento del centro islamico e della mensa La Pira
PRATO. Moschea pakistana in via Marini: è il presidente della Circoscrizione Centro Rosita Mattei a mettere uno stop alle polemiche: «Prima che si crei una discussione, peraltro senza fondamento, intendo chiarire che non c’è alcuna richiesta presentata in Comune e che comunque in via Marini non potrebbe sorgere alcuna centro perché gli strumenti urbanistici non prevedono in quella zona luoghi di culto».
Fermento e sospetti tra i cittadini della strada anche hanno provocato un’interrogazione firmata da Fulvio Ponzuoli e da Maurizio Bettazzi di Alleanza nazionale nella quale si chiede al sindaco una valutazione attenta sull’opportunità della nascita di un centro di culto islamico in una zona «che rappresenta già adeso un nodo sensibile per la sicurezza della città vista l’altissima presenza di residenti extracomunitari, in particolare cinesi» e in considerazione «della difficilissima situazione di degrado che persiste nella zona del centro storico vicina all’attuale moschea di vicolo De Gherardacci». Ponzuoli e Bettazzi chiedono se il Comune «si è fatto carico di valutare la presenza dei necessari permessi urbanistici» se «ha previsto di partecipare e in che misura al finanziamento del progetto, come ha già fatto per il centro islamico» e se «sono state valutate ubicazioni alternative magari in zone periferiche». Assieme al consigliere di An della Circoscrizione Centro Matteo Cocci chiedono infine «di attivare un percorso di analisi serio sulla possibilità di disclorare in zone più idonee» la moschea di vicolo De Gherardacci assieme alla mensa La Pira e al dormitorio pubblico «strutture - scrivono - che ormai in modo inequivocabile rappresentano punti di riferimento per aggregazioni criminali». In particolare il consigliere Cocci punta l’attenzione anche sulla sicurezza dei «volontari che operano nella mensa, dei residenti di via del Carmine e delle persone che vivono attorno alla chiesa di San Bartolomeo ma anche di tutte quelle persone che semplicemente percorrono la strada».

mercoledì 23 aprile 2008

Toscana. I Verdi spingono sull'eolico.

Comunicato stampa

REGIONE TOSCANA:
MENO VINCOLI BUROCRATICI PER GLI IMPIANTI EOLICI. APPROVATA MOZIONE DEI VERDI

Firenze, 23 aprile '08
E' stata approvata a maggioranza una mozione, presentata dal Capogruppo dei Verdi Mario Lupi, per abbreviare i tempi delle autorizzazioni per l'installazione di impianti eolici "Varie richieste di autorizzazione presentate da molti enti locali toscani per l'eolico - dichiara Mario Lupi - non hanno mai avuto una risposta: ora occorre, nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio, attenuare i lunghi tempi burocratici e coinvolgere le competenze delle Agenzie Energetiche provinciali come sportelli unici".
"Anche così - continua l'esponente dei Verdi - si tagliano i "costi" della politica e si potrà raggiungere in pochi anni l'obiettivo di produrre in Toscana almeno il 50% di energia elettrica attraverso l'uso di fonti rinnovabili".
"Bisogna quindi - conclude l'esponente verde- approvare velocemente il PIER e procedere ad una rivisitazione della Commissione di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), una Commissione che con estrema facilità ha espresso, parere favorevole al rigassificatore offshore nel santuario dei cetacei ed ha invece, con altrettanta facilità, bocciato ogni proposta sull'eolico".

Pistoia. Nasce il cineverdeforum

I giovani Verdi di Pistoia sono lieti di presentarvi il primo ciclo di…..

CINEVerdeFORUM
presso
RED MOON HOUSE AD AGLIANA
( Via Nuova Pratese 101 ; alla rotonda della Coop di Agliana – prima della rotonda per chi viene da Pistoia, dopo la rotonda per chi viene da Prato. Autostrada: uscita Prato ovest e prendere poi direzione Pistoia)

ore 21:00 Martedì 29 aprile
NAUSICA NELLA VALLE DEL VENTO

il secondo lungometraggio d'animazione diretto da Hayao Miyazaki.Uscito nel 1984, questo film è rimasto per molto tempo invisibile in occidente ed in Italia, privando il pubblico, di quello che in tutto il mondo è unanimemente considerato un autentico capolavoro

ore 21:00 Mercoledì 14 maggio
IL DOTTOR STRANAMORE,ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

è un film del 1964 girato come una commedia nera da Stanley Kubrick; il soggetto è liberamente tratto dal romanzo Allarme rosso (Red Alert, 1958) di Peter George. L'attore principale è Peter Sellers che interpreta ben tre personaggi, tra cui il Dottor Stranamore.

ore 21:00 Venerdi 30 maggio
GALLINE IN FUGA

Galline in fuga è un film d'animazione del 2000 diretto dai registi Peter Lord e Nick Park.Il film si ispira ed è una parziale trasposizione, con soggetto gli animali, della trama del film La grande fuga del 1963 interpretato tra gli altri da Steve McQueen.

CineVERDEforum,
da un’idea di

Lorenzo Lombardi,
consigliere comunale Verdi Arcobaleno su Pistoia e Presidente Regionale dei Giovani Verdi 338 5229541 lombardimanagement@libero.it

con la preziosa collaborazione dello staff dei giovani verdi pistoiesi (Amanda Dabbizzi, Chiara Magni, Riccardo di Rocco, Federica Arzente)

Firenze. V-DAY con i Verdi per la libertà di informazione

V day su libertà di informazione: sostegno dei Verdi
Il consigliere provinciale dei VERDI, Luca Ragazzo autenticherà le firme.
“Saremo in piazza (Venerdì 25 a Santa Croce, Sabato 26 e Domenica 27 in Piazza Repubblica, sempre dalle 10 alle 22) a sostegno del v day sulla libera informazione promosso dai meet up di Beppe Grillo” annunciano il portavoce regionale dei Verdi Mauro Romanelli, il Consigliere Provinciale Luca Ragazzo (che autenticherà le firme), i portavoce provinciali del partito Tommaso Grassi e Annalisa Pratesi. “Condividiamo nel merito le tre proposte di Legge” continuano i quattro esponenti del Sole che Ride “sull’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali, sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti, sull’abolizione della Legge Gasparri: sono tre proposte sacrosante, che se venissero approvate modernizzerebbero l’Italia e la equiparerebbero ai Paesi Occidentali a democrazia avanzata”
“Anche rispetto ai finanziamenti pubblici ai giornali di partito le cose così come stanno ora non vanno bene: si devono certamente sostenere le attività di informazione da parte dei partiti politici, altrimenti la politica diverrebbe appannaggio solo di chi è ricco, ma il finanziamento praticamente senza controlli com’è adesso favorisce solo l’arricchimento delle burocrazie romane dei partiti, e non la circolazione dell’informazione politica”
“I Verdi avevano sostenuto anche le proposte di Legge del precedente v day di Beppe Grillo, sul ritorno alle preferenze, il limite dei due mandati per l’elezione in parlamento, e la non eleggibilità dei condannati (anche in questo caso l’autenticatore sulla Piazza di Firenze era stato il consigliere Luca Ragazzo)” “Purtroppo le firme di quelle tre proposte sono decadute in quanto sono state sciolte le Camere parlamentari: come Verdi ci eravamo impegnati a riproporre quelle Leggi nel nuovo Parlamento” concludono gli esponenti del Sole che Ride “adesso crediamo che sia comunque necessario riprendere l’iniziativa anche su quelle proposte, che non vanno fatte cadere nel dimenticatoio”
Mauro Romanelli – Portavoce Regionale
Luca Ragazzo – Consigliere Provinciale
Annalisa Pratesi e Tommaso Grassi – Portavoce Provinciali

Massa. PD o PDL?


Strascichi di campagna elettorale...
In vista del ballottaggio che si terrà nel comune di Massa domenica prossima, e che vede fronteggiarsi PD e Sinistra Arcobaleno (si.. avete letto bene!), sono apparsi negli spazi dedicati alla propaganda elettorale i manifesti che potete vedere in foto.
Degni della "miglior" propaganda leghista.
E viene da chiedersi se a Massa, ma non solo a Massa, se ci si trova di fronte al PD... o alla PDL con una lettera in meno...

Municipio Verde

martedì 22 aprile 2008

Il bambino e l'acqua sporca

Un'altra riflessione dalla "base" della Sinistra Arcobaleno, tratta dalla mailing list della Sinistra Unita e Plurale di Firenze. Ringraziamo Giuliano per averci consentito la pubblicazione.
MV

Carissimi/e
, purtroppo i risultati elettorali hanno buttato via "il bambino", a vantaggio dell'"acqua della frammentazione e dell'ideologismo"(una parte... sperava in un cattivo risultato elettorale, per riproporre ulteriore frammentazione, ideologismi anacronistici, velleitarismi, ecc.) e - nonostante la buona riuscita dell'Assemblea del 19 al Palacongressi di Firenze(nel senso che c'è stato un dibattito molto costruttivo, rispettoso e che è stato seguito con attenzione.... ben oltre i 1000 partecipanti) - persino nel Prc e nei Verdi sembrano prevalere le tendenze identitarie/partitiche...

"Il bambino" era quella Sinistra Arcobaleno che muoveva i primi passi... cercando di dare un futuro alla Sinistra... cioè ad una Sinistra unita e rinnovata... anche nella capacità di fare analisi(assai più facili delle proposte) e proposte serie e credibili... finalizzate ad un cambiamento della società (proposte non astratte e velleitarie... ma facendo i conti con la realtà e individuando possibili soluzioni per camminare concretamente in una direzione diversa da quella imposta dal Dio Mercato e dai grandi e piccoli egoismi/profitti individuali che alimenta): senza CREDIBILITA' non è possibile raccogliere partecipazione diffusa a livello popolare.... indispensabile per avere non la piccola ambizione di ritagliarsi un ruolo di nicchia politica residuale.... ma per dare un futuro ad una Sinistra capace di misurarsi con i grandi problemi dell'epoca contemporanea(fame, disastro ecologico, lavoro precario senza diritti e senza dignità, welfare, beni comuni... a partire dall'acqua, stili di vita diversi, riduzione dei rifiuti e costruzione delle alternative concrete agli inceneritori e alle discariche... perchè, appunto, per essere credibili... prima di chiudere gli impianti esistenti... bisogna costruire le alternative concrete al problema quotidiano dei rifiuti... come per ogni altro problema della vita quotidiana delle persone) raccogliendo quella partecipazione diffusa e quel consenso elettorale indispensabile per realizzare - gradualmente ma concretamente - "elementi di socialismo" in direzione di una società diversa.

Questa ambizione (a mio parere) è assai diversa da quella di una Sinistra che dice "fai una scelta di parte": un ideale e un progetto di società diversa (sia pure grossolano... perchè nessuno può avere la presunzione di avere ricette sicure... e tante sconfitte sono lì a dirci che è meglio "camminare domandando") per essere credibile ha bisogno di parlare non ad una parte (e neanche, ovviamente, a tutti), ma sicuramente a tanti, alla maggioranza dei lavoratori (compresi i ceti medi... quelli riflessivi e quelli del lavoro autonomo che fanno impresa e che, per fare un esempio, potrebbero essere interessati ad un'economia finalizzata alla cosiddetta "filiera corta") e delle persone.

Se non riusciamo a contrastare il "berlusconismo" facendo (diffondendo costruendo) una cultura diversa e opposta (quella del bene comune e degli stili di vita diversi... intesi come migliori... più attraenti... di quelli imposti dal produttivismo e dal consumismo individuale che macina tutto..) allora diventa impossibile persino essere credibili tra gli operai... perchè, come dimostrano ampiamente (da decenni), Prato, Vicenza, il Nord-Est, ecc. anche tra gli operai prevale una concezione della vita e del benessere che da assai più valore ai soldi e al consumismo (facendo persino 70 ore di lavoro la settimana come avviene da decenni in centinaia di fabbriche pratesi e del nordest) e, di conseguenza, condividono la detassazione degli straordinari(infatti, chi li fa da decenni... li ha fatti volentieri in particolare quando venivano pagati "al nero"): se vogliamo conquistarli ad un'idea diversa di vita e di società, certo bisogna contrastare il lavoro precario, bisogna difendere i diritti (compreso il salario), la sicurezza e la dignità sul lavoro, ecc. ma senza proporre una cultura diversa e alternativa (che affermi il valore del tempo libero e di una diversa qualità della vita), sarà Montezemolo a prevalere dicendo "i lavoratori li rappresento più io dei sindacati... perchè lavorando di più e detassando gli straordinari, azienda per azienda, i prodotti diventano più competitivi sul mercato, gli operai guadagnano di più e possono sentirsi più inseriti nel modello di vita che gli proponiamo... ogni minuto dalle nostre televisioni, quello del consumismo, dei supermercati... fino al punto di passarci persino il poco tempo libero... la domenica".

Insomma, ritornando al tentativo della Sinistra Arcobaleno(partito tardi, senza convinzione di una parte dei promotori... e male... sotto l'imposizione della scadenza elettorale), è stato soffocato nella culla... ed è reale il rischio che prevalga lo scoraggiamento (almeno per chi, a Sinistra, è motivato da ideali e non da ideologismi che mascherano piccoli interessi/ambizioni personali): se qualcuno si illude di contrastare lo scoraggiamento con proposte tipo quella della "Federazione" (che, a mio parere, non può raccogliere la partecipazione e l'impegno di tante persone di sinistra che non fanno parte degli attuali piccoli e residuali soggetti politici), le indicazioni e le proposte scaturite dall'Assemblea di Firenze andranno poco lontano.
Anche la proposta di fare gruppi di lavoro e seminari di approfondimento tematico(sulle regole e sulle forme di un nuovo soggetto politico... che, anche a mio parere, sono importanti), possono coinvolgere e motivare l'impegno di poche decine di persone: SE NON CI SONO SOGGETTI POLITICI (Associazioni della Sinistra che vuole unirsi...., pezzi di forze politiche reali, ecc.) CHE, A LIVELLO LOCALE E NAZIONALE, TROVANO IL CORAGGIO DI APRIRE RAPIDAMENTE UN CAMMINO COSTITUENTE DI UN NUOVO SOGGETTO POLITICO PER UNA SINISTRA "ROSSO/VERDE" (rinnovata nei contenuti e democratica nei metodi... come hanno detto, per chiarire cosa intendo, Paul Ginsborg e Nichi Vendola), TEMO CHE LE BUONE INTENZIONI SCATURITE DALL'ASSEMBLEA NON ANDRANNO MOLTO LONTANO(anche perchè, ripeto, motiveranno l'impegno di poche decine di persone e non di tante tra quelle che hanno votato la Sinistra Arcobaleno o che hanno votato PD pur condividendo i contenuti e gli ideali della Sinistra Plurale).

Un caro saluto(con tanti dubbi... anche su quanto ho scritto sopra con apparente certezza).
Giuliano, operaio tessile in mobilità(ancora per pochi giorni... perchè sta per finire anche quella) e "comunista difettoso".

V-Day 2 - Libera Informazione in Libero Stato


"Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l'abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l'eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset."
Beppe Grillo

A Prato, il banchetto per la raccolta delle firme sarà in Piazza del Mercato Nuovo, dalle 10 alle 22 - ulteriori info a questo link
A Montemurlo, il banchetto sarà in piazza Don Milani dalle 7 alle 13 - ulteriori info a questo link


I testi delle tre proposte di referendum sono leggibili sulle pagine del blog di Beppe Grillo
Municipio Verde sostiene la raccolta di firme per i referendum sull'informazione.
Riteniamo che sia doveroso dare il nostro contributo
all'informazione libera e
alla libertà di essere informati.
MV

Meeting Nazionale Rifiuti Zero - Capannori, 26-27 aprile 2008


MEETING INTERNAZIONALE RIFIUTI ZERO A CAPANNORI ENTRO IL 2020
"Prospettive locali, nazionali e internazionali che avvicinano al futuro"

CAPANNORI, 26 – 27 APRILE 2008
VILLA BRUGUIER - CAMIGLIANO (LU)

Prima sessione ore 9,00 sabato 26 Aprile

Partecipano:
GIORGIO DEL GHINGARO Sindaco di Capannori
PAUL CONNET professore emerito della Saint Lawrence Univerity (NY)
ERIC LOMBARDI direttore rivista ECO-CYCLE (USA)
ENZO FAVOINO Scuola Agraria del Parco di Monza
EUGENIO BARONTI Assessore Regione Toscana
ROSSANO ERCOLINI Coordinatore Rete Nazionale Rifiuti Zero
JEFFRY MORRIS Economista USA
RICK ANTONY Consulente "ZERO WASTE" San Diego California

Modera il dibattito Giorgio Del Ghingaro

Ore 13,30 Coffee Break

Seconda sessione ore 14,30 " Buone pratiche, salute, sostenibilità, democrazia partecipata"

Partecipano:
ALESSIO CIACCI Assessore Ambiente Comune di Capannori
MAURA CAVALLARO Assessore Ambiente Provincia di Lucca
TIZIANO BIANCONCINI Presidente ASCIT SpA
SANDRO INTOTARO Delegato sindacale ASCIT
BEPPE BANCHI Commissione Campi Bisenzio per la verifica sulle alternative agli inceneritori
JOAN MARC SIMON Global Alleance Ingnerator Alternatives Bruxelles
HIVAYLO HLEBAROV BankWatch Bulgaria
GIANLUCA FIORETTI Presidente Associazione Comuni Virtuosi
CARLA POLI Centro riciclo Vedelago
ROBERTO CAVALLO Presidente cooperativa ERIKA
ATTILIO TORNAVACCA Ente Studio Pianificazione Ecosostenibile Rifiuti

Segue Dibattito moderatore Alessio Ciacci

Terza sessione domenica 27 aprile ore 9,00 "Riduzione, riciclaggio in Europa: La normativa incontra la strategia verso rifiuti zero ed il principio di precauzione"

ROBERTO MUSACCHIO parlamentare europeo Sinistra Europea
RAFFAELLA MARIANI parlamentare PD
STEFANO MONTANARI Ricercatore
PATRIZIA GENTILINI Oncologa
JOAN MARC SIMON Ass. GAIA Europa
Collegato in video conferenza un intervento di BEPPE GRILLO

A seguire dibattito Moderatore Rossano Ercolini

VERDI TOSCANI:campagna elettorale sbagliata e troppo centralismo

Qui di seguito pubblichiamo il documento che è scaturito dal Consiglio federale dei Verdi di domenica scorsa. Siamo convinti che sia un buon punto di inizio per impostare l'incerto futuro che ci sta davanti e quindi lo condividiamo.
Un grande e sincero buona fortuna a tutti i Verdi.
MV

Considerati i risultati elettorali delle elezioni politiche e delle elezioni amministrative svoltesi nei giorni 13 e 14 Aprile 2008,
il Consiglio Federale dei Verdi della Toscana
valuta negativamente il risultato conseguito dalla Sinistra Arcobaleno alle elezioni politiche, ma ritiene incoraggianti i dati conseguiti alle elezioni amministrative, sempre dalle liste Arcobaleno;
ritiene responsabile del risultato negativo delle elezioni politiche in particolare i gruppi dirigenti nazionali di tutti i partiti componenti l’Arcobaleno, il metodo centralistico di composizione delle liste, i criteri di scelta esclusivamente improntati alla mera conservazione del gruppo dirigente stesso;
ritiene inadeguato e sbagliato il modo in cui è stato presentato ai militanti e ai cittadini il progetto della Sinistra Arcobaleno, una fusione a freddo fatta all’ultimo minuto, imposta dall’alto, che ha generato insoddisfazione sia in quei militanti attaccati all’identità ideale della propria forza, sia in quei cittadini desiderosi di unità vera e non posticcia;
ritiene inadeguata e sbagliata la campagna elettorale, in particolare la scelta di "separazione consensuale"
dal Pd, che anziché denunciare con veemenza com’era necessario l’operazione di Veltroni e dei poteri forti di questo Paese volta a marginalizzare la Sinistra e gli Ecologisti in Italia, ha di fatto significato l’accettazione compiacente di un ruolo marginale, minoritario, di ricerca del puro consenso di protesta, protesta peraltro poco credibile da parte di chi proviene da due anni di Governo;
ritiene sbagliato il linguaggio che si è usato, l’utilizzo di armamentari ideologici storicamente superati, oltre alle tendenze egemoniche anche sul piano organizzativo che si sono manifestate nello svolgersi quotidiano della campagna;
ritiene che siano state assolutamente carenti le tematiche ecologiste, la questione dei cambiamenti climatici, dell’energia, della tutela della biodiversità, dei diritti degli animali e della valorizzazione delle filiere corte, delle medicine complementari, ma anche la mancanza di interlocuzione con i mondi dei giovani, della ricerca, della cultura, della scuola e dell’università, oltre che la aprioristica e sistematica esclusione dai nostri referenti sociali ed elettorali del mondo dell’impresa innovativa, dell’artigianato, del piccolo commercio minacciato dalla grande distribuzione, dei professionisti non ancora riconosciuti e tutelati, dell’impresa legata al territorio che subisce la concorrenza sleale dei grandi monopoli pubblici e privati;
ritiene invece positivo il lavoro svolto dalle forze dell’Arcobaleno a livello Toscano, nelle realtà in cui si è votato, Pisa, Massa, Viareggio, in cui i risultati sono stati lusinghieri, perché aperte e legate alle tematiche concrete del territorio;
ritiene necessario un segnale forte e immediato di svolta e rinnovamento, senza infingimenti e mezze misure, a livello dei Verdi Italiani;
ritiene necessario per i Verdi Italiani ripartire da una svolta verso una confederazione, e auspica che il Consiglio Federale Nazionale del 10 e 11 Maggio prossimi adotti la scelta di traghettare i Verdi ad un nuovo congresso costituente, da svolgersi entro Luglio e guidato da garanti e non dall’attuale dirigenza, per rifondare i Verdi su basi regionali, adottando la scelta di rotazione delle cariche, di trasparenza nella gestione dei finanziamenti pubblici, di struttura nazionale leggera, di democrazia partecipata;
prendendo atto della volontà della parte più ideologica dei Comunisti Italiani e di Rifondazione di rilanciare la presenza di un soggetto neo-comunista in Italia, ritiene necessario che i Verdi rinnovino fin da subito l’impegno per riprendere il percorso dell’Arcobaleno, insieme alle forze più innovative disponibili a questo progetto, dalla parte migliore della Sinistra, all’area laico-socialista non affarista e di potere, alle culture libertarie e del cattolicesimo di base, solidaristico e non clericale, al mondo civico, associativo e di movimento, rilanciando fortemente la centralità programmatica delle tematiche ecologiste all’interno di questo soggetto, e impegnandosi per farne una formazione popolare, non imposta dall’alto, partecipata e trasparente;
per fare tutto ciò noi Verdi Toscani, credendo profondamente ad un vero processo confederativo, riteniamo doveroso rispettare, attendere, aiutare, le decisioni delle varie forze politiche impegnate nei vari congressi di partito;
prende atto con soddisfazione e speranza dei segnali di vitalità, di voglia di riscatto e di partecipazione che tanti cittadini e militanti che si sono riconosciuti nell’Arcobaleno hanno manifestato nei giorni successivi alla chiusura delle urne, in particolare in occasione dell’assemblea al Palazzo dei Congressi di Firenze, e dà mandato alla dirigenza regionale per proseguire il percorso intrapreso, volto alla costruzione di un soggetto Arcobaleno che sia federato e federalista, fortemente incentrato sulle autonomie locali, provinciali e municipali, in cui si mantenga l’identità e l’autonomia legale, organizzativa e il simbolo dei Verdi.
Consiglio Federale dei Verdi della Toscana

lunedì 21 aprile 2008

VERDI TOSCANI: Ritorno al futuro.

Ieri si è svolto il Consiglio Federale dei Verdi della Toscana. Qui di seguito potete leggere il comunicato stampa ufficiale del partito e un nostro commento.
mv



comunicato stampa

Verdi Toscani: con l’Arcobaleno; apertura ad altri soggetti, ma senza scioglimenti, e rinnovamento a livello nazionale

Firenze 21 Aprile 2008


“I Verdi della Toscana vogliono andare avanti con il progetto dell’Arcobaleno, ma senza sciogliersi, anzi riaffermando la centralità dei valori e della progettualità ecologista, che abbiamo visto sacrificata in campagna elettorale”. Lo afferma il Portavoce dei Verdi della Toscana Mauro Romanelli.

Il Consiglio Federale Regionale dei Verdi, svoltosi ieri Domenica 20 Aprile per tutta la giornata, ha visto approvare il documento finale del Portavoce Mauro Romanelli con 20 voti favorevoli e 1 contrario.

“Chiaramente il partito è ferito ed esprime grandi perplessità, dubbi e disorientamento, in particolare pesanti critiche alla dirigenza nazionale, alla sua gestione centralistica e fallimentare, e ad una campagna elettorale egemonizzata sia organizzativamente, sia culturalmente e come parole d’ordine, secondo una logica da vecchia sinistra, incapace di parlare alle sensibilità prevalenti oggi”

“Abbiamo parlato poco del clima, dell’energia, della nuova economia” prosegue Romanelli “Non ci si può focalizzare solo sulla difesa di una sola classe sociale, seppur meritevole di sostegno, precludendosi a priori l’interlocuzione col mondo dell’impresa innovativa e legata al territorio che si batte contro i monopoli, del mondo artigiano, del piccolo commercio minacciato dagli ipermercati, dei professionisti ancora non pienamente riconosciuti, come quelli delle discipline bionaturali, ma anche dell’informatica o dell’underground artistico e musicale”

“Vogliamo un chiaro rinnovamento a livello nazionale, una riorganizzazione dei Verdi su base federalista” spiega Mauro Romanelli “e vogliamo un Arcobaleno che sappia andare oltre se stesso, capace di alleanze ampie, e che sia aperto alla parte migliore della Sinistra, per intenderci quella che non innalza i vecchi simboli e le vecchie terminologie, il mondo laico-socialista, l’area del cattolicesimo sociale e impegnato, non clericale, il mondo delle liste civiche, dei movimenti, anche radicali”

“L’Arcobaleno, ma anche il Sole che Ride, in Toscana non hanno fallito, alle elezioni amministrative, ed è quindi da qui che si deve ripartire, ovviamente correggendo gli errori ed ampliando la visuale: non si possono deludere le centinaia di militanti e le migliaia di cittadini che chiedono di ripartire dall’Arcobaleno, né ignorare le spinte enormi in questa direzione testimoniati da eventi come quello di Sabato a Firenze, di livello davvero straordinario”

“Riguardo ai commenti post elettorali – conclude Romanelli – apprezzo le parole misurate e l’impostazione di Manciulli: prima gli accordi nella chiarezza programmatica, poi le primarie di coalizione. Mi stupisce però l’apertura all’Udc: mi sembra la conferma di una deriva del partito Democratico sempre più verso destra”


ufficio stampa - Federazione Verdi Toscana



Ritorno al futuro.
Ripartiamo dalle radici. Confederazione e senza principato.
I Verdi Toscani, scomparsi di fatto, sia come immagine e stile che come tematiche, dalla campagna per le politiche, ripartono a testa alta convinti che il movimento ecologista sia ancora vivo e utile al miglioramento del paese.
Niente voltafaccia agli altri sfortunati compagni di viaggio dell'Arcobaleno, semmai un impegno per la costruzione di un arcobaleno arricchito dai colori dei comitati, delle associazioni e delle realtà sociali e culturali del territorio, un arcobaleno che parte dal basso e che non è condizionato dalle strategie di vertice.
Promettono grande rispetto per i percorsi altrui, i Verdi, ma il loro progetto?
Pare condivisa l'opinione di tornare all'antico: confederarsi su base regionale, aumentando l'autonomia locale e il radicamento sul territorio.
Non basta. Fine del one man party e ritorno ad una gestione più allargata.
Resta da definire la strategia riguardo al governo degli Enti Locali e il tipo di rapporto che si vuole tenere con il PD.

"Se siamo stati alternativi al Partito Democratico nella campagna per le politiche- dicono in molti - non si capisce perchè siamo ancora alleati nei governi locali dove la divaricazione è fortissima."
Per MV
Riccardo Buonaiuti

Mafia cinese o "Made in China"?

Sempre sull'argomento della legalità, diamo notizia di quest'iniziativa promossa dal Verde fiorentino Gianni Varrasi e rivolta all'attenzione di tutta l'area metropolitana. A noi pratesi, di tutte le razze, può interessare di sicuro.
La malavita organizzata straniera si sta inserendo sempre di più a fianco di quella italiana e rischia di passare inosservata quando l'interesse dell'opinione pubblica si rivolge tutto alla microcriminalità, che ovviamente è più percepita perchè presente nella vita quotidiana dei cittadini.
MV

Comune di Firenze
Commissione Speciale per la Qualità Urbana


Il Presidente della Commissione Qualità Urbana Giovanni Varrasi

invita alla presentazione del libro
«Mafia cinese o “Made in China”?»
di Giovanni Manfrellotti e Sara Pezzuolo


Interverranno:

Dott. Pietro Suchan, Sostituto Procuratore Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze
Dott.ssa Marisa Aloia, Presidente della Scuola Superiore di Perizie
Avv. Massimo Rossi, Penalista del Foro di Siena


Palazzo Vecchio – Salone de’ Dugento
Martedì 29 Aprile 2008 - ore 17.00

Ripartire dai territori

Sul sito nazionale di Rifondazione Comunista è possibile trovare due interessanti interviste ai segretari provinciali di Pisa e Massa Carrara, dove alle amministrative (che ricordiamo si sono tenute in contemporanea alle Politiche) la Sinistra l'Arcobaleno ha ottenuto dei risultati complessivamente positivi.
Le parole dei due segretari meritano molta attenzione, e potrebbero dare spunti di riflessione e di azione anche alle realtà delle nostre parti.
MV

Pisa, dove la Sinistra raddoppia i consensi e punta sul territorio Voto in controtendenza
Dario Danti*


Da dove ripartire dopo la sconfitta del 13 e 14 aprile? Sicuramente dai territori. Lo dicono le esperienze locali delle amministrative in Toscana. Lo dicono anche i risultati ottenuti a Pisa e in provincia.
Tre realtà - due sotto i 15mila abitanti e il comune capoluogo - andavano al voto e in ognuna abbiamo avuto situazioni diversificate e articolate. A Santa Maria a Monte la Sinistra l'Arcobaleno si presentava in alleanza con Pd e socialisti, dopo cinque anni di governo, ed è stata determinante nella vittoria contro la destra. A Montecatini Val di Cecina, realtà nella quale il Prc non si era presentato alle amministrative nelle scorse tornate, erano in campo, oltre a due liste di destra, quella del Pd e la Sinistra che ha raggiunto il 26% dei consensi (il 6% alla Camera). Anche a Pisa città la Sinistra ha raddoppiato i consensi rispetto al dato nazionale passando dal 5,8% al 9,5%, superando i 5.400 voti. Un dato importantissimo, frutto di un lavoro iniziato molti mesi fa.
A Pisa l'amministrazione uscente guidata da Paolo Fontanelli vedeva solo Rifondazione all'opposizione. Le forze della sinistra, pur da differenti collocazioni, avevano scelto, già da due anni, di dare vita a un coordinamento istituzionale: un vero e proprio patto di consultazione. Da settembre, poi, hanno cominciato a scrivere il programma della sinistra con cinque gruppi di lavoro aperti alla cittadinanza e alla società: un vero programma partecipato.
Pisa, in questi anni, è diventata un città complessa e molti sostengono che si stia avviando ad essere una «metropoli di seconda generazione»: una città fatta di terziario e produzioni high-tech, una città turistica e universitaria. Lo spopolamento dei residenti e l'aumento dei migranti e degli universitari fuorisede vanno di pari passo con la completa desertificazione dei tessuto produttivo tradizionale. I progetti in cantiere dalla giunta Fontanelli, per i prossimi dieci anni, prevedono investimenti per oltre un miliardo di euro: porto turistico, spostamento dell'Ospedale, riconversione delle tre caserme e un nuovo stadio. Su tutto questo si gioca il futuro riassetto urbanistico: il rischio è che le aree che si libereranno nel centro vengano adibite quasi esclusivamente a residenze di lusso, attività commerciali, uffici e studi privati.
Del tema dell'urbanistica partecipata parla il programma della Sinistra: la partecipazione, appunto, pilastro di un'altra idea di comune, con la lotta alla precarietà e per la dignità del lavoro, inclusione sociale e cittadinanza. Su questi temi la rottura con il Pd e una campagna elettorale molto dura. Purtroppo il Pdci, con la motivazione della necessità della "falce e martello" sulla scheda, ha corso con una propria candidatura a sindaco. Il nostro risultato, con Carlo Scaramuzzino, ha sfiorato il 10% e il candidato del Pd, Marco Filippeschi, si è fermato al 47%; il Pdci al 2%, senza neanche un consigliere. Ora il ballottaggio.
Serve ripartire dal territorio e da quello che abbiamo sedimentato e costruito in questi mesi. Non servono processi e colpevoli: la responsabilità della sconfitta è collettiva, come ha detto Nichi Vendola su questo giornale. Serve al paese una sinistra nuova e di popolo, a partire da Rifondazione Comunista.
*Segr. prov. Prc-Se Pisa


Massa Carrara. Un lungo impegno fuori dai palazzi
Gemma Contin

Martina Nardi è la segretaria del Prc di Massa Carrara, dove si è votato sia per le politiche sia per il comune e la provincia, con un risultato opposto all'andazzo nazionale. Infatti, Rifondazione comunista e la Sinistra arcobaleno hanno ottenuto il 10% nel voto amministrativo (l'8% alle politiche), addirittura il 15 se si sommano i voti di una lista civica di sinistra, tanto da andare al ballottaggio contro il Pd, e l'11% in quello provinciale, in una realtà territoriale dove il centrodestra si presenta con la faccia di Sandro Bondi, candidato del Pdl alla presidenza.
Come si spiega l'"anomalia" di Massa Carrara?
Noi abbiamo messo in campo un'operazione politica abbastanza significativa che si è trascinata anche la vicenda provinciale. L'epicentro però è stato la città capoluogo, ed è evidente che il dato "politico" più alto è stato proprio su Massa. La vicenda politica, che ha dato vita anche a una terza lista, ha a che fare con la spaccatura del Partito democratico che ha amministrato la città. L'operazione è stata quella di entrare a piedi pari nelle contraddizioni del Pd, che si presenta come un magma privo di un'anima vera e propria, con molte facce ereditate dall'Ulivo, ma per lo più provenienti dalla Margherita, che qui ha in particolare il volto più retrivo della vecchia Dc. Un Pd che, se ha identificato la sua via maestra a livello nazionale, qui ancora è la sommatoria di tante cose, molto legate a vecchie logiche di potere.
Voi cosa avete fatto?
Non abbiamo fatto altro che lavorare su queste contraddizioni. Un lavoro di lunga lena, durato questi cinque anni di opposizione al comune di Massa, dove una coalizione di centrosinistra, che comprendeva tutti ad esclusione di Rifondazione comunista, aveva il 64% dei consensi. In consiglio comunale noi rappresentavamo una piccola entità, marginale rispetto a una maggioranza schiacciante, ma aver lavorato sulle contraddizioni ha fatto sì che la maggioranza è andata assottigliandosi, prima con l'uscita dei Comunisti italiani, poi con l'uscita dei Verdi, poi della Sinistra democratica. Alla fine un pezzo dello stesso Pd ha condiviso con noi molte battagliea sia nella città che in consiglio comunale.
Parole chiave sono "radicamento nei territori" e "appeal tra i lavoratori". A Massa com'è andata?
Per quanto riguarda questa realtà io credo abbiano giocato alcune cose: la prima è la credibilità di un partito e di una coalizione che non comprendeva gente solo di Rifondazione. C'erano anche le altre componenti della Sinistra arcobaleno che hanno costruito in sinergia questa credibilità, con una relazione continuativa con quello che si muoveva sul territorio, facendo sì che quando si è nelle istituzioni non ci si chiude nel "palazzo". Il palazzo può essere estremamente affascinante, che si tratti del comune, della provincia o di Montecitorio. Ma noi non abbiamo mai perso di vista quello che avveniva sul territorio e abbiamo mantenuto una relazione strettissima con la realtà fuori dal palazzo, tanto che l'anno scorso quanto il Pd, con un'operazione tutta politicista, ci ha proposto un buon numero di assessorati, ma senza nessun punto programmatico per la città, noi non ci siamo stati. Credo che questo sia stato il cemento su cui abbiamo poi potuto costruire un'alternativa credibile, e un'alleanza con la "sinistra diffusa", che ha spaccato il Pd.
Adesso c'è il ballottaggio contro il Partito democratico al comune, mentre alla provincia si sfidano il Pd e il Pdl. E poi?
Io non sono dell'idea dell'"autosufficienza" del partito. Sono più d'accordo con la pratica della relazione politica e con la costruzione di un'alleanza della sinistra, con una matrice più legata alla proposta della Sinistra arcobaleno, ma anche allargata all'idea di una sinistra italiana che ne comprenda tutte le componenti che hanno condiviso con noi le battaglie di democrazia per il territorio. E' così che abbiamo costruito la nostra lista, portando via al Pd tanti ex assessori ed ex consiglieri, e proponiamo come sindaco una persona autorevole, che era già stato per otto anni sindaco Ds, prima di quello uscente. Io penso che il Pd può essere battuto perché non è un partito omogeneo ma un gruppo, diciamo di mero ceto politico, che si fa la guerriglia interna.

Il dibattito sulla moschea

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera "di risposta" al nostro appello a favore della costruzione di una moschea a Prato.
La sollecitazione ci serve, e non poco, per puntualizzare alcuni aspetti.
Possiamo anche discutere sulla localizzazione della moschea, anche se facciamo notare giusto per inciso che la proposta dell'imam Mofeed Ahmad è poco distante dall'attuale centro di cultura islamica (posto in via Oberdan)! E sicuramente condividiamo l'idea - possiamo anche qui discutere sulle forme - che l'intera area del Macrolotto 0 e di via Pistoiese debba essere oggetto di un progetto di "recupero" e rilancio che non può limitarsi all'aspetto urbanistico.
Infatti, nessuno mette in discussione che l'area di via Pistoiese sia oggi soggetta a forti tensioni sociali: ma queste tensioni sono anche figlie dell'incapacità della classe politica cittadina (e quindi anche nostra) di creare ponti tra culture diverse, ed è certo che se partiamo dal presupposto - o dal pre-giudizio - che sicuramente la costruzione di una nuova moschea porterà ad un inasprimento delle tensioni, difficilmente potremo fare passi avanti.

Se infatti ci opponiamo alla costruzione della moschea per questi motivi, allora niente ci differenzia, nella sostanza, dagli altri.
Sta a noi, e con noi intendo quelli che alle scorse elezioni hanno chiesto una scelta di parte, e che oggi si interrogano su come far rinascere una "sinistra dal basso", riportare anche sulle strade questioni così dirimenti! Sta a noi cogliere questa occasione anche per rilanciare nei fatti, e non solo con le parole, dei reali processi di integrazione di tutte le comunità presenti a Prato!
E se si legge bene il comunicato leghista, quello che si vuol negare è ben altro, ed è a questo, fondamentalmente, che noi ci opponiamo strenuamente! Si chiede che la libertà di culto sia sottoposta a controlli, verifiche e quant'altro... Domani o dopodomani potrebbero chiedere che questi controlli e verifiche vengano fatte ad ogni singolo iscritto a partiti o movimenti che si richiamano alla "sinistra".
Il punto, come si vede, è di principio, e nemmeno di poco conto.

Lanfranco Nosi
Riccardo Buonaiuti
Municipio Verde


Una moschea a Prato? Benissimo purché non in via pistoiese o nel Macrolotto Zero.

Aggiungere una moschea in via Marini potrebbe voler dire esasperare la già critica situazione nella zona ed i cittadini, fin troppo stufi e stanchi della non facile convivenza con la comunità cinese, potrebbero veramente reagire male.
Si guardi pure con attenzione all’ultimo risultato elettorale, non occorre essere statisti per capirlo il Macrolotto zero e via pistoiese hanno fin troppo pagato questa mancata integrazione ed uno scontro tra comunità troppo lontane e distanti culturalmente potrebbe realmente danneggiare l’immagine della Prato “aperta ed accogliente”.
Certamente non sono il solo favorevole ad una moschea in città, purché non la si realizzi nel MACROLOTTO ZERO e quindi lungo la via pistoiese.

Questa parte di città ha bisogno di spazi pubblici ed aperti, verdi ed attrezzati, di luoghi d’incontro e di socializzazione, qui siamo indietro almeno un cinquantennio di opere pubbliche ed utili per la collettività.
Qui esiste, come noto, una polverizzazione delle proprietà private che rende estremamente impervio il compito di operare con lo strumento della perequazione per condurre un vero e proprio “RIORDINO”al fine di realizzare nuove piazze ed aree verdi di qualità, occorre lavorare per ritrovare le condizioni affinché tutti i pratesi e non solo le comunità asiatiche siano incentivate ad investire in via pistoiese.
Eppure via Pistoiese potrebbe diventare la “naturale appendice” il proseguimento del “centro storico” se solo ci si credesse un poco tutti quanti, cominciando dalle associazioni di categoria, l’imprenditoria pratese fino alle Amministrazioni locali ed ai semplici cittadini, immaginiamo quello che potrebbe voler dire una lunga strada fatta di negozi potrebbe essere pure pavimentata con le panchine ed alberata una sorta di OUTLET VILLAGE di non soli negozi cinesi.
L’occasione eppure ci sarebbe seppure ancora potenziale, dai capannoni artigianali e dalle aree attigue si potrebbe, una volta RIORDINATE LE PROPRIETA’, proporre un valido piano di recupero purché d’iniziativa pubblica in cui il disegno generale questa volta dovrebbe essere redatto dall’Amministrazione comunale.
Un progetto guida come già più volte suggerito da realizzarsi per mezzo di strumenti urbanistici complessi di ultima generazione come le STU (società pubbliche di trasformazione urbana).
Uno scontro tra civiltà diverse porterebbe definitivamente compromettere ed escludere questa importante parte di Prato e quindi anche tutto il lavoro che l’Amministrazione ha cercato di fare anche grazie all’importantissimo contributo critico dei comitati che da anni lavorano con continuità ed impegno sulla zona gli stessi che hanno suggerito la necessità di aumentare dotazione degli standards urbanistici carenti nel Piano Secchi .
La convivenza in via Pistoiese fra i pochi italiani rimasti la forte comunita' cinese che notoriamente è chiusa come “incapsulata” in se stessa unita alla comunità pakistana potrebbe provocare un serio danno alla città.
Occorre fare rinascere questa parte di città, questa è la vera sfida la moschea la si realizzi pure ma altrove.

Alessio Mazzeo
Comitato Fuori Porta e le Mura

L'Assemblea della Sinistra Unita e Plurale a Firenze

Riportiamo il testo del documento finale della Sinistra Unita e Plurale che si è tenuta a Firenze il 19 aprile.
Di seguito, i messaggi e la registrazione audio dell'assemblea.
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DOCUMENTO FINALE APPROVATO DALL'ASSEMBLEA DEL 19 APRILE 2008 A FIRENZE – PER LA SINISTRA

La grande partecipazione di oggi ci dice che la sconfitta elettorale non ci ha cancellati.
NOI CI SIAMO COMUNQUE.
Questa assemblea ha avviato una riflessione sulle molte cause della sconfitta elettorale, ma con determinazione ha ribadito che il PROCESSO COSTITUENTE DI UNA SINISTRA UNITA E PLURALE E' IRREVERSIBILE.
Deve ripartire da un profondo rinnovamento della sinistra e di noi stessi.
E' un processo che avrà bisogno di tempi rispettosi delle diverse identità e appartenenze, ma deve iniziare da subito, A PARTIRE DALLE ESPERIENZE DEI TERRITORI PER CREARE LUOGHI PUBBLICI PIU' LARGHI DELLE FORME ORGANIZZATE GIA' ESISTENTI, SPERIMENTANDO NUOVE FORME DI DEMOCRAZIA CHE ABBIANO UN'IMMEDIATA OPERATIVITA'.
Occorre ripartire dalle donne e dagli uomini che si sono impegnati nella campagna elettorale e dalle tante case comuni della sinistra che già esistono, diffuse.
E' altrettanto urgente aprire laboratori di analisi e di pensiero a sinistra, costruendo seminari territoriali e nazionali.
DA OGGI NASCE UN GRUPPO DI LAVORO CHE AVVIA E ORGANIZZA LUOGHI DI DISCUSSIONE E DI ELABORAZIONE SULLE REGOLE E SULLE FORME DEL NUOVO SOGGETTO, per costruire un NUOVO APPUNTAMENTO PRIMA DELL'ESTATE [hanno già dato la disponibilità Marco Revelli, Paul Ginsborg, i compagni e le compagne del Veneto, il Movimento delle associazioni per la Sinistra l 'Arcobaleno].
Da domani ripartiamo dal radicamento sociale, dai conflitti e dai contenuti, impegniamoci ad un appuntamento nazionale di confronto sulle priorità che ne emergono.
L'OBBIETTIVO E' QUELLO DI RISPONDERE OGNI GIORNO AI BISOGNI REALI E CONCRETI DELLE DONNE E DEGLI UOMINI per far vivere nel paese l'opposizione al governo Berlusconi, a partire dalla riaffermazione e difesa della Costituzione, dal contrasto ad ogni forma di rinascita del fascismo, e dalla più forte PARTECIPAZIONE ALLE MANIFESTAZIONI DEL 25 APRILE E DEL PRIMO MAGGIO.



Una Sinistra unitaria e plurale resta la strada (F. Bandoli)

Riportiamo un lungo ma interessante articolo di Fulvia Bandoli, esponente di Sinistra Democratica.
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Una Sinistra unitaria e plurale resta la strada .


Sarà un pezzo più lungo di quelli che scrivo di solito, me ne scuso. Ma il momento è serio.
Il Popolo delle libertà e la Lega stravincono le elezioni, il Pd resta inchiodato a oltre nove punti di distanza , Berlusconi torna al governo, la Sinistra Arcobaleno subisce una sconfitta storica e per la prima volta non entra in Parlamento. Siamo stati penalizzati dall’appello ossessivo al voto utile ( tanti elettori di sinistra hanno votato Pd illudendosi di poter battere Berlusconi ma il loro voto non è servito) e dall’astensione di un’altra parte delusa dall’operato del Governo Prodi appoggiato anche dalle forze di sinistra.
Questi due elementi però non spiegano una sconfitta tanto bruciante maturata nell’ultimo anno, e che deriva dai nostri enormi e persino incredibili errori.
Non abbiamo convinto gli elettori che avevano votato a sinistra nel 2006, non abbiamo conquistato nuove forze. La Sinistra Arcobaleno in versione lista elettorale finisce qui. Quando nacque il Pd dicemmo che era un terremoto politico, che nulla sarebbe più stato come prima. Che nessuna delle forze della sinistra poteva da sola rispondere al vuoto che si creava a sinistra del Pd: che era necessaria e urgente una sinistra unitaria e plurale, un nuovo soggetto politico. Ma tra il nostro dire e il nostro fare c’è stato di mezzo il mare. Abbiamo sprecato un anno . Nonostante gli Stati Generali in dicembre , dove tutti i dirigenti della sinistra politica si erano dichiarati pronti a promuovere e a farsi “travolgere” da una costituente della Sinistra , capace di risvegliare la partecipazione alla politica, pochi giorni dopo tornavano a prevalere chiusure, piccoli egoismi e nessuna costituente è partita nei territori. Siamo così arrivati tardi all’appuntamento delle elezioni anticipate, solo con una lista elettorale ( la Sinistra Arcobaleno), senza una idea di sviluppo di questo paese, senza un progetto chiaro e credibile per il dopo elezioni, noncuranti di ristabilire un minimo di radicamento sociale. Abbiamo puntato tutto sul fatto che la sinistra rischiava di scomparire, che bisognava difenderne l’esistenza. Questo appello non poteva essere sufficiente perché per quanto un elettore di sinistra sia sensibile al mantenimento di una Sinistra nel suo Paese egli vuole capire come sarà, dove lo porta, quali politiche concrete propone per cambiare in meglio la vita delle persone, quali principi mette a base del suo progetto. E vuole anche democrazia nelle scelte programmatiche, nella elezione dei gruppi dirigenti, nella definizione delle liste, condivisione e partecipazione. Senza democrazia diventa asfittico qualsiasi organismo politico ( oppure diventa leaderistico e personalistico come sono il PDL e il PD). Senza partecipazione siamo stati percepiti come uno dei tanti ceti politici che cercano di salvare loro stessi, e questo, per una sinistra che aveva denunciato la crisi della politica e si era proposta di cambiarla nelle forme e nei modi è risultata una contraddizione enorme. Se ci guardiamo intorno siamo, paradossalmente, noi dirigenti della Sinistra Arcobaleno quelli che più di tutti gli altri risultano travolti dalla pesante critica che montava, spesso con analisi che io non ho condiviso, dalla cosiddetta antipolitica. E a questo voglio aggiungere che l’aver dato una immagine totalmente maschile è stato un limite serissimo che denuncia una cecità profonda e mai superata.
Se sono vere anche solo una parte delle cose che ho scritto fin qui è chiarissimo che siamo di fronte ad una mole enorme di problemi da capire e da risolvere se vogliamo pensare ad una ripartenza. Per ricominciare bisogna avere chiare le ragioni di una sconfitta, rimettere mano in fretta alle pratiche politiche sbagliate che hanno condotto a quegli errori, cambiare con la democrazia ( e non con sommarie rese dei conti) coloro che dirigeranno in futuro l’eventuale progetto di rilancio. Ma bisogna anche dirsi con chiarezza e senza prese in giro qual’è la proposta politica e il progetto di paese che vogliamo rimettere in campo. Ho scritto tante volte della Sinistra che vorrei e non potrei adesso scrivere cose diverse . Vedo moltiplicarsi in questi giorni convulsi appelli di ogni genere ma ciò che li accomuna è un dato chiaro: la richiesta di tornare ognuno nei propri accampamenti e nei vecchi perimetri culturali. Il solito ritornello che vuole i comunisti con i comunisti, i verdi con i verdi, i socialisti con i socialisti..ripropone solo la congenita e maledetta incapacità delle varie culture della sinistra italiana a stare insieme. E’ una resa. Credo che ognuna di queste culture politiche per quanto ben organizzata non possa, da sola, andare da nessuna parte. Temo che andrebbe solo verso il suo esaurimento. Sento anche che alcuni altri ( pochi per fortuna) propongono di trasferirci armi e bagagli nel Pd : mi pare anche questa una proposta disperata e sbagliata. Se siamo uomini e donne di sinistra come potremmo ritrovarci in un partito che , per sua stessa ammissione non è e non vuole essere un partito di Sinistra? Tutte le ipotesi che ho elencato rinunciano alla sfida che resta intatta davanti a noi e che ci è caduta addosso quando è nato il Pd : come e chi ridarà forza ad una sinistra in italia? Come ricostruirla? E su quali basi? Dobbiamo tenere i nervi saldamente ancorati alla ragione perché in un momento tanto grave i gesti istintivi e frettolosi possono apparire più semplici, ma in genere sono sostenuti da poco pensiero e rischiano di diventare altri errori che si accumulano a quelli già fatti. Io penso che resti tutto intero davanti a noi l’obiettivo di una sinistra unitaria e plurale perché ritengo maturo ( anzi oramai quasi scaduto) il tempo nel quale le culture più storiche della sinistra possano convivere insieme a quelle più recenti e nuove ( quelle nate dall’ecologia scientifica, dal pensiero della differenza di sesso e dalla libertà femminile, dalla critica alla globalizzazione). E del resto quanti di noi interrogando la loro coscienza ( e anche la loro pratica politica quotidiana) potrebbero dirsi oggi solo e soltanto comunisti, o solo socialisti o soltanto verdi? Siamo molte culture ( ognuno di noi ne raccoglie nel suo intimo molte più di quel che ci diciamo) e insieme dobbiamo cercare di radicare nel paese una sinistra unitaria e plurale. Che non può essere la somma di tanti partitini e dei suoi gruppi dirigenti, ma un soggetto politico nuovo.
Per quel che attiene al progetto riparto anche qui da cose già dette :“Se non si cresce non c’è nulla da ridistribuire. La crescita prima di tutto e il Pil come totem” Questo è stato il tema della campagna elettorale del PDL ma purtroppo è diventato anche il motivo dominante di quella del Pd. La Sinistra parte da altri presupposti: è una forza politica che vede il mondo e le sue contraddizioni globali e ha il coraggio di dire al Paese cosa deve crescere e cosa invece deve decrescere. Devono crescere, ad esempio,i servizi immateriali, i trasporti di merci su ferro e per mare e i mezzi pubblici per le persone, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, il salario e gli stipendi, la sicurezza e il ruolo sociale del lavoro, l’agricoltura non modificata, le reti idriche, l’edilizia di manutenzione e di recupero , l’impresa sociale, i diritti. Devono diminuire le rendite, le speculazioni edilizie e finanziarie, l’uso di cemento che ci vede tra i primi Paesi nel mondo, il trasporto di merci su gomma, la dipendenza dal petrolio, il numero di automobili, la chimica più inquinante, le spese per armamenti ( che negli ultimi dieci anni toccano il picco). La chiave di volta è una idea di sviluppo fondata sulla riconversione ecologica di settori importanti della nostra economia. Una diversa concezione dei consumi,dei cicli produttivi e delle merci. Lanciare allarmi sui cambiamenti climatici e sui limiti delle risorse naturali non vale nulla se si rinuncia ad indirizzare lo sviluppo verso altri fini, anche attraverso indirizzi chiari e forti dello Stato in economia.
Il cambiamento del modello di sviluppo liberista è il nostro obiettivo e la riconversione ecologica dell’economia è l’insieme di riforme da mettere in campo per conseguirlo. Spesso la Sinistra non ha saputo vedere quanta giustizia sociale passi attraverso la riconversione ecologica, e ha sbagliato. Proviamo a pensare all’acqua. Di quale giustizia sociale si può mai parlare in un mondo nel quale una parte enorme di persone non ha accesso all’acqua e da qualche settimana neppure al cibo minimo? Che l’acqua resti un bene comune, un diritto, e
che la gestione delle reti resti pubblica è una scelta precisa, di sinistra, redistributiva, antiliberista. Il Pil misura in modo indifferenziato la produzione di un Paese, non ci parla degli squilibri.
Il Pil non misura i diritti e non li garantisce, non riequilibra le risorse, non ci parla di democrazia, non si cura della sicurezza sul lavoro, non ci dice che stiamo consumando troppo territorio agricolo, che cementifichiamo le coste( vera risorsa per un turismo di qualità), che abbiamo il 40 per cento di acqua che si disperde . Il Pil è un indicatore nudo e crudo.
Lo consideriamo, ma non è la bussola della Sinistra. A noi interessa il benessere economico netto . Il disco rotto della crescita indifferenziata gira sul piatto da molti anni. E da molti anni nulla di buono cresce. Noi lavoriamo invece per l’aumento della qualità sociale e ambientale dello sviluppo. Se queste ( e molte altre ancora) sono alcune delle nostre idee, dalle quali derivano progetti di cambiamento che migliorano la vita delle persone, un altro nodo va sciolto al nostro interno.
Si tratta del fatto se la Sinistra alla quale pensiamo debba avere oppure no una cultura di governo. Che non vuole dire stare al governo.
Io provengo da una forza politica, il Pci, che aveva una solida cultura di governo. Che sapeva misurarsi con tutti i problemi che i lavoratori, i cittadini, gli insegnanti, i tecnici, le città come organismi complessi presentavano. Si può stare all’opposizione con una solida cultura di governo e ottenere risultati importanti, si sta spesso al governo per anni senza ottenere alcun risultato e senza governare ( la Campania insegna). Ebbene io penso che una sinistra unitaria e plurale per diventare una forza popolare, radicata socialmente, presente sui problemi del territorio debba avere una cultura di governo su tutti i temi che si aprono davanti a noi in questo secolo così difficile.
Nessuno escluso, anche quelli che ci imbarazzano di più o che vedono una nostra elaborazione assai scarsa. Parlerei di egemonia, una parola fondante per la sinistra, ma non vorrei aprire un confronto filosofico.
Da ultimo le forme, i modi, le relazioni, le nostre parole. L’unica forma per organizzare una forza politica di qualsiasi genere è la democrazia. Nessuno accetta più, a sinistra di vivere senza democrazia.
Se la Pdl e il Pd hanno scelto il modello leaderistico e personale di tanti uomini soli al comando io ritengo che la Sinistra non possa farlo perché negherebbe in radice la sua natura. I modi sono quelli della trasparenza delle scelte, della partecipazione e dell’ascolto, del ritorno ad organizzazioni territoriali e a rete.
Le relazioni sono quelle tra le persone nelle quali si riconosce ad ogni livello e si rispettano le differenze e la presenza e la libertà di tutti e due i sessi. Le parole nuove ce le dobbiamo inventare tutti e tutte insieme, e non sarà facile perché spesso, parlando quasi sempre tra noi abbiamo assunto un linguaggio autoreferenziale e incomprensibile a chi ci ascolta, ai giovani in particolare. Vedo in questi giorni tentativi sommari di trovare capri espiatori, di consumare rese dei conti. Inutili pratiche, vecchie come il mondo. Chiarito il percorso che vorranno fare tutti coloro che non sono disponibili a tornare dentro i recinti di prima allora democraticamente e con un forte collegamento con i territori dovremo trovare tutta la democrazia che serve per eleggere in modo trasparente chi dovrà portare più responsabilità di altri. Vendola nella sua intervista di ieri ha detto un nuovo gruppo dirigente che comprenda al suo interno anche una nuova generazione, e io concordo. Dice anche che si potrebbe pensare ad una direzione duale ( un uomo e una donna), può essere e sarebbe un fatto nuovo. Ma la condizione è che percorsi, programmi, persone vengano scelte con la democrazia e con il voto. Abbiamo fretta da una parte ma abbiamo anche un po’ di tempo. Rifondazione è alle prese con un dibattito congressuale difficile che io rispetto e che credo vada svolto. Ma pur seguendo con attenzione quella riflessione non è detto che nel frattempo si debba restare fermi. Ripartiamo dal territorio, dai gruppi unitari che si sono formati in tante realtà, dalle case della sinistra, dalle associazioni che sono disponibili, dagli eletti nei comuni, nelle province e nelle regioni. Costruendo attorno a loro partecipazione , legame con i territori e discussione politica.
Riuniamoci, compagne e compagni, diciamoci tutto quello che pensiamo…e poi, finite le critiche e le invettive, rimettiamoci in cammino.

Fulvia Bandoli

No a cancellare la provincia di Prato

Pubblichiamo l'intervento di Michele Mezzacappa e Alessio Nincheri, consiglieri provinciali, sulle polemiche innescate nei giorni scorsi dalle dichiarazioni del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi.
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No a cancellare la Provincia di Prato


Interveniamo sulla “querelle” innescata dal presidente della Provincia di Firenze Renzi (PD) che auspica il “taglio” della Provincia di Prato.
Nonostante i tentativi di ricomporre i cocci da parte dei maggiori esponenti del PD pratesi e fiorentini, vogliamo esprimere il nostro netto dissenso rispetto alla proposta di cancellare la Provincia di Prato né per spirito di conservazione né per una questione di campanile, bensì per le seguenti considerazioni di merito: 1) in assenza di assetti istituzionali diversi (Area Metropolitana), l’ente Provincia (di Prato come di Firenze) assolve un ruolo che, pur suscettibile di razionalizzazione e ottimizzazione delle proprie attività, risulta fondamentale per la comunità che rappresenta; 2) la Provincia di Prato non è un’entità astratta, ma un imprescindibile livello istituzionale peraltro raggiunto dopo un lungo e condiviso processo istituzionale che, nel quadro di una fisiologica dialettica tra forze politiche diverse, governa, programma e realizza interventi che nessun altro ente è in grado di garantire; 3) la Provincia di Prato, secondo gli scriventi, deve investire, così come dovrebbero fare anche le altre province corrispondenti all’Area Metropolitana, nella cooperazione istituzionale come metodo prioritario di soluzione dei problemi ormai non più confinabili in ristretti ambiti geografici.
I consiglieri provinciali Alessio Nincheri e Michele Mezzacappa Sinistra Arcobeleno


domenica 20 aprile 2008

Prato. La città e i suoi templi.

Qualche lettore ci ha chiesto come intendiamo conciliare la nostra idea di legalità e di città sicura con il sostegno alla destinazione di spazi alle chiese non cristiane, in particolare al progetto di una nuova moschea.
Cerco brevemente di esporre la nostra opinione.
La moschea, il tempio buddista, il capodanno cinese, la chiesa ortodossa, e quant'altro rappresenti l'espressione di una cultura, contribuiscono a creare un tessuto sociale che migliora la vita degli immigrati e rasserena i rapporti umani nelle comunità.
L'appartenenza ad una comunità religiosa è un fattore di coesione, sviluppa la solidarietà e aiuta ad affrontare il futuro.
Pertanto, così come è auspicabile che i cattolici possano realizzare la loro presenza sul territorio attraverso la costruzione di un certo numero di templi, adeguato alla popolazione e localizzato secondo regole urbanistiche valide per tutti, è altrettanto giusto che le comunità che ne hanno la possibilità, senza oneri per l'amministrazione, abbiano i loro spazi.
Tutto qui.
Se vogliamo che le comunità straniere presenti in città si integrino in un sistema normativo pienamente condiviso, dobbiamo promuovere ciò che rende la vita delle persone più dignitosa e più serena.
Aiutiamoli quindi a mantenere ciò che della loro cultura non confligge con le leggi del nostro paese.
Questa visione non è antagonista a quella che desidera una città dove la legalità sia una pratica di vita quotidiana per tutti; anzi, vuol proprio contribuire a diminuire emarginazione e degrado, solitudine e delinquenza.
Abbiamo parlato di templi ma lo stesso discorso può valere per i campi di cricket o per i mercati etnici.
Se ci è concesso teorizzare, giacchè finora di argomenti molto concreti si è parlato, alla globalizzazione dei mercati e del lavoro, occorre rispondere con una città multiculturale che consenta ai popoli di convivere e di cooperare nello stesso territorio, armonizzando le loro abitudini civilmente, nel pieno rispetto della cultura autoctona.
Il discorso ci sembra semplice ma non semplicistico.
Ovviamente se qualcuno crede che il tema della sicurezza, ormai al primo posto nel dibattito politico, sia solo un problema di polizia, non ci trova proprio d'accordo.

Per Municipioverde
Fra' Dolcino

Il PD chiama i Verdi (da Il Manifesto)

da Il Manifesto del 17/04/08

Arcobaleno
Il Pd chiama i Verdi: la vostra casa è qui
Il Sole che ride Bonelli: «Sì al dialogo. Possiamo essere alleati per il bene del paese»
m. d. c.
Roma

L'Arcobaleno precipita nelle urne e perde pezzi, in attesa della resa dei conti dentro Rifondazione comunista, che riunirà il Comitano politico nazionale sabato e domenica prossimi e in quell'occasione Franco Giordano e tutta la segreteria si presenteranno dimissionari.
Se i Comunisti italiani non hanno atteso un minuto, il 14 aprile, per chiamarsi fuori, anche i verdi vacillano. E le sirene del Partito democratico non restano inascoltate. Il neo senatore del Pd Roberto della Seta, ex presidente di Legambiente, rompe gli indugi. E lancia un appello al Sole che ride a costruire insieme la «casa dell'ecologismo riformista». Il Pd, scrive, «ha perso la sfida per il governo con il Popolo della libertà e con la Lega, ma ha dato all'Italia per la prima volta una forza riformista di dimensioni europee: qui è lo spazio naturale per un ambientalismo volitivo, efficace, pragmatico, capace di contrastare oggi la vocazione anti-ambientale della destra italiana e di mettere l'ambiente al centro della rivincita riformista». E ancora: «In tutta Europa i Verdi sono stati e rimangono un elemento di modernizzazione della politica, una forza post-ideologica e di rinnovamento. Possibile che solo in Italia si sciolgano in uno schieramento dominato da visioni ideologiche rigide e inattuali? Il mio auspicio è che i Verdi italiani ci ripensino». Conclusione: «Il Pd, che già oggi vede impegnati tanti ecologisti, è la sola casa dove questa prospettiva può mettere utilmente e realisticamente radici».
Dal Sole che ride risponde con interesse il capogruppo uscente della camera Angelo Bonelli: «Ritengo che dialogo con il Pd sia fondamentale, a partire dai grandi temi dell'ambientalismo e delle politiche energetiche. I Verdi non si sciolgono e guardano al Pd non come a un nemico, ma come a un alleato per il bene del paese». Per il momento, e in attesa del Consiglio federale convocato per il 10 e 11 maggio, Bonelli sostiene la necessità di «aprire un confronto non solo con i Verdi, ma con la Sinistra Arcobaleno». Secca invece Loredana De Petris, che a Della Seta risponde: «I Verdi non sono in vendita». E «l'identità ecologista potrà proseguire o in una Sinistra l'Arcobaleno da rinnovare e rilanciare o in un progetto di profilo marcatamente ecologista». Per Paolo Cento, bisogna pensare «un soggetto federale diverso dalla Sinistra Arcobaleno».

sabato 19 aprile 2008

Ipotesi sulla sconfitta

Pubblichiamo con piacere le riflessioni sul risultato elettorale, diffuse sulla mailign list dell'Associazione per una Sinistra Unita e Plurale di Firenze, di una giovane "di sinistra", che ringraziamo per averci consentito di pubblicarle: parole che escono dal cuore, e che dovrebbero far pensare tanti quadri e dirigenti politici...
MV

Ciao a tutti, sono una ragazza di 25 anni e sono iscritta da qualche mese alla vostra mailing list ma non avevo mai scritto nulla e mi è capitato di venire qualche volta alle vostre iniziative ma non sono ancora iscritta all’associazione e non conosco personalmente nessuno di voi.

Utilizzo questo spazio per buttare giù qualche mia ipotesi sulla sconfitta. Suonerà tutto disfattista e accusatorio, ma in realtà vuole essere un incoraggiamento per un futuro totalmente nuovo.

Siamo stati sconfitti per il valore sempre scarso dato alle istituzioni e alle sue regole, con le quali si pastrocchia di continuo. Non ci si interessa affatto a fondo di quali siano i meccanismi e la prassi che tengono in piedi l’ordinamento e a volte non se ne sa proprio nulla oppure se lo si sa non si è affatto interessati a diffonderlo. Ieri una mia amica sveglia e intelligente laureanda in sociologia elettrice e rappresentante di lista della sinistra arcobaleno mi chiedeva quando ci sarebbe stato il ballottaggio. Ieri nei seggi di Brindisi a nessun rappresentante della sinistra arcobaleno era stato spiegato come funzionava lo spoglio, nè che il regolamento prevedeva che le bianche venissero annullate subito, ogni volta che venivano estratte, cosa fondamentale per evitare i brogli. La legge elettorale stomachevole e insensata è stata contestata dalla Sinistra Arcobaleno ma non più di tanto e non prioritariamente e vorrei far presente che una sua parte mostruosa è quella che prevede gli scrutatori di nomina partitica. Su questo parte poi ci si è proprio adattati comodamente, tanto comunque anche noi eravamo rappresentati, quindi anche noi avevamo i nostri scrutatori. E adesso che la nostra rappresentanza è sparita – so che la rappresentanza per avere gli scrutatori serve nei comuni, ma è il concetto che mi interessa – spero rifletteremo. Io voto in Puglia e in realtà non so come funziona da voi, ma da noi Rifondazione e ora la SA provvede a nominare gli scrutatori tra gli iscritti e i loro parenti (lo fa anche mia madre, quindi non parlo per invidia) senza interrogarsi sulla gravità della cosa.

Siamo stati sconfitti per la cecità e la siderale distanza dal paese: esemplificativo di questo è la questione del reddito sociale. Vi racconto una storia: in Puglia, che non è nemmeno depressa come altre zone del meridione, ma al contrario al confronto di altre regioni per molti versi è un paradiso, lo stato sociale è utilizzato ora e da sempre come fondo da cui lucrare, a tutti i livelli. C’è ad esempio nel leccese un’intera generazione di anziane che prende una pensione come lavoratrice agricola pur non essendo mai stata in un campo ed avendo pagato i contributi per questa pensione con i soldi che lo stato stesso le ha dato per la finta disoccupazione stagionale destinata ai lavoratori agricoli. E si tratta di brava gente, badate bene, ma a cui nessuno ha mai spiegato niente. Né il valore dello stato sociale, né il concetto del rispetto per le istituzioni, viste da loro come una nebulosa poco chiara. E chi ha proposto il reddito sociale non sa che ora le cose vanno ancora peggio perché sempre in Puglia i proprietari terrieri fanno lavorare la gente gratis nei campi e l’unico stipendio per questi lavoratori consiste sempre nella disoccupazione stagionale che fornisce lo stato. E forse non si sa che un sacco di giovani e la quasi totalità delle giovani di sesso femminile in Puglia lavora in nero nei supermercati, nei negozi di vestiti, negli studi di grafica, nelle agenzie immobiliari, negli studi degli avvocati per 50 ore a settimana e con uno stipendio che va dai 350 ai 500 max 600 euro e semmai esistesse il reddito sociale sarebbe il più grande incentivo per abbassare ulteriormente questi pietosi salari e per spingere a licenziare e riassumere in nero quei pochi che hanno personale regolare. Con i soldi per un ipotetico salario di cittadinanza andrebbero invece fatte delle cose per la comunità in generale in termini di servizi e cultura che portino progresso per tutti così che se proprio si vorrà tra 100 anni il reddito sociale si potrà istituire, perché ci saranno le condizioni per accoglierlo .

Siamo stati sconfitti perché quello che serve è una massiccia profonda rivoluzione culturale e per attuarla bisogna partire semplicemente dal mettere in discussione e modificare ogni proprio comportamento quotidiano. E non parlo del consumo critico e dell’ecologia pure sacrosanti e fondamentali, ma di qualcosa che sta a monte e di cui queste due prassi non sono che una logica conseguenza: parlo di una lotta a tutte le forme nascoste e non palesi di servilismo e autosfruttamento oltre che di sopraffazione e sfruttamento nei confronti dell’altro – tipo per fare un banale esempio il personale domestico a ore non dichiarato oppure, cosa molta più subdola, del personale domestico a cui si da una mano, forma gravissima di umiliazione – e ancora contro ogni forma di ipocrisia – così diffusa, così capillare, così letale - e di maschilismo che si annida anche lui dappertutto e costantemente - da parte anche dei più insospettabili - e che ha un potente forma di espressione nella valutazione degli altrui comportamenti sessuali molto più che nell'utilizzo dei sostantivi al maschile invece che al neutro ottenuto con l’asterisco. Alla base del maschilismo e di molti altri mali c’è a mio parere innanzitutto l’idea del sesso che è ancora un enorme tabù e che dunque non essendo ancora considerato una cosa naturale può essere sfruttato strumentalmente da tutti i reazionari di ogni ordine e grado per tenere ferme le coscienze in molti modi e la sinistra arcobaleno non contribuisce affatto a sciogliere il tabù. Anche per questo siamo stati sconfitti.

Siamo stati sconfitti per Franco Giordano che è venuto a fare l’unico comizio a Firenze – escluso quello della festa di chiusura – al chiuso, in una sala Arci naturalmente vuota perché l’evento non era stato neanche segnalato ed è stato quasi tutto il tempo a dire che aveva fretta e doveva tornare a roma. E c’erano anche i giovani-vecchi dirigenti che si affrettavano a togliere le sedie perché la sala non sembrasse vuota, tanto per rendere la scena del burocrate nominato certo della propria elezione bloccata che viene a salutare gli aficionados completa.

Siamo stati sconfitti per atteggiamenti alla Sansonetti che forcaiolamente oggi si è messo a chiamare forcaioli gli elettori di Di Pietro e siamo stati sconfitti da un garantismo vuoto e indultista che non si sforza nemmeno di darsi solide basi teoriche e che non so come si concilia poi con chiedere un inasprimento delle pene per i reati ambientali e le ecomafie.

Siamo stati sconfitti per Fausto Bertinotti che nei giorni dell’approvazione dell’indulto a chi gli scriveva alla mail ufficiale della camera per protestare rispondeva con una mail uguale per tutti che anche quel simpatico reazionario di Giovanni Paolo II l’aveva chiesto ed era dunque giusto così, mentre Di Pietro riusciva ad incanalare questa protesta dando spazio alla gente.

Siamo stati sconfitti per Niki Vendola che non parla mai di laicità ed ammicca sempre ai cattolici, sputando di fatto sulla sua base. Strano però, perché se lui si mettesse a dire al papa che questo diritto può averlo e quest’altro no perché l’essere il papa è contro natura ( ad esempio in quanto troppo fantasioso essendo rappresentante in terra di qualcuno che non esiste – lo so che Vendola è credente, faccio un esempio ) non credo che il papa gli ammicherebbe altrettanto

Siamo stati sconfitti perché a livello locale molte volte la sinistra arcobaleno si è chiusa nel proprio gioco di piccoli poteri e piccole scale gerarchiche.

Siamo stati sconfitti perché spesso la sinistra arcobaleno si chiude a livello culturale, non sognandosi mai ad esempio di guardare un programma reazionario del pomeriggio per farsi un’idea e restando anni luce lontano dalla cultura popolare, lasciando quel terreno totalmente libero perr gli ultra-conservatori.

Infine siamo stati sconfitti per chi come Pancho Pardi e Flores D’arcais l’altra sera al cinema Colonna ha fatto una pressione psicologica incredibile per togliere voti alla SA, ma questo è a mio parere l’ultimo dei motivi di cui ci dobbiamo occupare.

Ciao a tutti,

Tatiana

CENTO, CAPIRE MOTIVI SCONFITTA SENZA RECINTI IDENTITARI

(ASCA) - Firenze, 19 apr - ''Non dobbiamo cedere alla tentazione di rinchiudersi in un recinto identitario, ma dobbiamo ragionare sul perche' di questa sconfitta''. Lo afferma Paolo Cento, sottosegretario uscente all'Economia, che questa mattina e' intervenuto all'assemblea di Firenze organizzata dall'associazione per la 'Sinistra unita e plurale'. Quella di Firenze, ha spiegato Cento parlando con i giornalisti a margine dell'assemblea, e' una ''riunione importante'' che ''dimostra che anche se fuori dal Parlamento la sinistra c'e' nella societa'. Da qui si riparte come si riparte dalla discussione che e' in corso nei partiti della sinistra arcobaleno''. Cento sottolinea la necessita' di una profonda riflessione sui motivi che hanno portato alla sconfitta elettorale della Sinistra Arcobaleno. ''Guai - ammonisce - a ripartire senza capire fino in fondo le ragioni di questa sconfitta. E dobbiamo ricostruire una leadership collettiva della sinistra che parta dal territorio e dalle cose concrete''. E in particolare come Verdi, ha concluso, occorre ''ridefinire un ecologismo convincente"

Prato. Un po' di ossigeno alle bici.

Alcune notizie sulla mobilità ciclabile.
Il Comune di Prato sta procedendo alla costruzione di un nuovo tratto di pista ciclabile nel quartiere S. Paolo.
Si parla di un chilometro a doppia corsia, ad uso esclusivo e in gran parte su sede propria. Si attacca al tratto di via Pigafetta (già esistente) e servirà l'Istituto scolastico Mascagni, da lì passerà a via Toscanini, via Zandonai, via Morganti, il polo scolastico e poi via di S. Paolo e via Colombo fino al cimitero della Misericordia, dove si ricongiungerà con un altro tratto. La realizzazione della pista è collegata a quella di alcuni arredi urbani per migliorare la fruibilità della strada.
Intanto, come anche noi abbiamo sempre richiesto, è stato istituito l'ufficio biciclette. Aprirà fra due settimane in piazza Mercatale e ospiterà l'anagrafe delle bici, organizzata con la collaborazione dell'associazione Tandem.
L'anagrafe è collegata ad un sistema di targhe "punzonate" sul telaio che renderanno possibile il recupero e l'identificazione del proprietario per la restituzione..
A grande richiesta arrivano nuove rastrelliere che verranno poste soprattutto in centro storico.
Ricordiamo che al costo di 20 euro l'anno, si possono noleggiare le bici comunali che sono a disposizione alle stazioni, al parcheggio dell'ospedale, in via Toscanini (S. Paolo) e a piazzale Nenni.
La notizia che segue invece è vecchia. Si tratta di un articolo del Corriere del febbraio scorso. Ci serve per confrontare le iniziative che sono state prese a Prato per promuovere l'uso della bicicletta con quelle di altre città. In questo caso una grande metropoli gravida di problemi.
MV
25 Sterline al giorno per i Suv.
La proposta di Livingstone: «I soldi serviranno a promuovere l'uso di biciclette e a ridurre le emissioni»
LONDRA - Venticinque sterline al giorno (circa 33,6 euro) per circolare nel centro di Londra. È la tassa, annunciata dal sindaco Ken Livingstone, che sarà applicata ai proprietari di Suv e delle auto altamente inquinanti (quelle cioè che producono oltre 225 grammi di biossido di carbonio per chilometro). Il progetto (di cui parlano, tra gli altri, il Times e la
Bbc) dovrebbe scattare dal prossimo ottobre.
Il primo cittadino della capitale britannica ha ammesso che la misura avrà un impatto limitato sulle emissioni, ma ha detto che il segnale sullo stile di vita e altre iniziative, come il riciclaggio e le normative per la costruzione di nuovi edifici, aiuteranno Londra a diminuire le emissioni di circa il 60% entro il 2025.
PER LE BICI - Il sindaco, in corsa per ottenere a maggio un terzo mandato, ha spiegato che il nuovo schema consentirà di rastrellare da 30-50 milioni di sterline l'anno e di coprire la gran parte dei costi di un'iniziativa legata all'uso delle biciclette che presenterà lunedì prossimo, e che consentirà tra l'altro il noleggio di due ruote nel centro cittadino sull'esempio di quel che accade a Parigi. Gli ambientalisti hanno accolto positivamente la mossa di Londra, ma hanno detto che occorre fare molto di più. «Ora sappiamo che affrontiamo una situazione di emergenza sulla Terra che ci chiede di ridurre molto rapidamente le emissioni di biossido di carbonio», ha spiegato Tony Juniper, dell'associazione "Friends of the Earth" (Amici della Terra). Mentre non sono affatto contente le associazioni automobilistiche: «Salutiamo gli incentivi per auto più pulite, più verdi. Ma le famiglie più numerose che fanno poche miglia saranno colpite pesantemente da questa nuova tassa», ha detto Edmund King, presidente dell'Automobile Association (Associazione dell'Auto).
dal corriere della sera