Sta per aprirsi una settimana cruciale, riguardo al tema della legalità e della sicurezza, con ben tre dibattiti. Il primo e l'unico a trattare propriamente questo argomento, si terrà domani sera a Palazzo Novellucci alle ore 21 con la presenza di autorità giudiziarie e del Sindaco, promosso e organizzato dal CCC.
Gli altri due sono indirizzati a trattare il tema della costruzione della moschea e l'impatto sulla vita dei quartieri. Il primo è fissato provocatoriamente in contemporanea con quello sopracitato, avrà luogo alla parrocchia di S. Domenico e vedrà contrapporsi i rappresentanti della giunta e il Comitato di via Pistoiese; l'altro è per giovedì al Laboratorio del Tempo in via Filicaia ed è promosso dalla Nazione.
Cogliamo l'occasione per riassumere in modo sintetico le varie prese di posizione dei soggetti coinvolti nella vicenda del nuovo centro islamico.
Innanzitutto l'imam Ahmad Mofeed ha dichiarato pubblicamente che la comunità pakistana non ha soldi sufficienti per cambiare la sede dell'associazione religiosa, acquistando un locale più grande.
Questo per quanto ci riguarda chiude una parte importantissima della questione, giacchè, come si è sempre sostenuto, è giusto che le comunità religiose si sostentino con i loro soldi e non con quelli pubblici.
In seguito ha parlato il Sindaco che ha rassicurato tutti che al macrolotto zero non ci sarà alcun ampliamento della sede dei musulmani, perchè la zona è troppo gravida di problemi e sovrappopolata.
La posizione del Sindaco ci sembra giusta e rispettosa dei problemi dei cittadini residenti in via Pistoiese. L'approviamo.
Infine il terzo soggetto a prendere la parola è stato l'assessore al cemento Stefano Ciuoffo che ha precisato la posizione dell'amministrazione: luoghi di culto diversi da quelli cattolici sono necessari e costituiscono un obbligo costituzionale ma non possono essere inseriti in contesti urbani consolidati, con un tessuto sociale che verrebbe lacerato e squilibrato. Occorre quindi costruire una moschea ex novo, possibilmente in area declassata e dintorni (la nuova grande asse dei servizi, secondo la variante anticipatoria del Piano strutturale). In tale realtà (futura) si può costruire una bella e grande moschea (magari più bella di quelle di altre città), con parcheggi adeguati e magari qualche alberello.
Qualche amico Verde ci aveva messo in guardia su questa prospettiva e ci aveva avvertito che tonnellate di "cemento sacro" si stavano riversando sulle nostre città, con conseguente aumento delle costruzioni e con la costituzione di realtà completamente didsinserite dal contesto urbano.
Per questo, e sapendo come la lobby del calcestruzzo, nella figura del suo gran maestro, sia sempre in agguato, abbiamo spinto per l'utilizzo di una sede in una costruzione già esistente e all'interno della città.
In questo modo si eviterebbe altro consumo di territorio per creare un centro di vita islamica esterno alla città densa, quindi avulso dalla vita dei pratesi e soggetto più facilmente a cattive influenze provenienti da fuori.
Per farla breve, noi nei prossimi giorni porteremo avanti l'idea che si possa trovare, all'interno della città viva e sotto gli occhi vigili di tutti i cittadini e delle autorità di controllo, una struttura già esistente, magari un ex-capannone industriale, che possa essere adattato per le attività di preghiera e di studio e chiamarsi Centro di cultura islamica (che non necessita un cambiamento del Piano Regolatore), non finalizzato a richiamare musulmani da tutta la Toscana ma semmai per i nostri pakistani pratesi e per le loro famiglie.
Inoltre continuiamo a credere che i soldi dell'affitto o dell'acquisto di una struttura devono uscire dalle tasche di chi intende frequentarlo, senza impiegare denaro pubblico.
L'assessore Ciuoffo ha già la cazzuola in mano.
MUNICIPIO VERDE
La mer, la fin...
domenica 11 maggio 2008
Prato. L'assessore cazzuola vede sacro.
venerdì 9 maggio 2008
Trasporti urbani. Tanto amore per la LAM
C'era anche l'assessore alla mobilità del Comune di Prato, Enrico Giardi, alla commissione "Economia e infrastrutture", durante la presentazione di "un'indagine conoscitiva" sul gradimento del servizio, commissionata da CAP alla società Ti-Forma, specializzata in consulenza e formazione e accreditata dalla Regione Toscana.
"Incredibile", diranno i nostri lettori, "e noi che credevamo che..."
Come più volte abbiamo cercato di segnalare da questo blog, in molti settori e a molti livelli, è normalmente praticato il sistema delle certificazioni a pagamento, delle incoronazioni pilotate, delle premiazioni su richiesta e degli accreditamenti "un tanto al chilo".
Dalle "bandiere blu" per le spiagge, ai guinness sul riciclaggio dei rifiuti è in uso il sistema del "paga e ti sarà dato"; persino gli istituti scolastici si comprano certificazioni di qualità.
Noi immaginiamo che questo sistema alimenti un businnes niente male che avrà un incessante sviluppo fino a quando tutti non avranno qualche medaglia da esibire. Molto denaro pubblico viene speso per questo scopo e serve essenzialmente a coprire magagne.
Non entriamo in merito sull'argomento trasporti pubblici a Prato perchè ci aspettiamo un dibattito più serio e approfondito ma non possiamo non elencare qui le voci che compongono l'indagine conoscitiva di Ti-Forma, per chiedere un confronto con i nostri lettori sul reale stato di servizio delle nostre linee urbane:
sicurezza
regolarità del servizio
pulizia e condizioni igieniche
confort
servizi aggiuntivi a bordo e nelle stazioni
servizi per disabili
informazioni alla clientela
comunicazione
front-office
interscambio con altri mezzi
attenzione all'ambiente
Ci limitiamo a chiedere a chi ci legge cosa ne pensa.
Si apre un nuovo file.
MV
Municipioverde@gmil.com
9 maggio, Festa dell'Europa
Ben pochi, almeno in Italia, sanno che il 9 di maggio è ufficialmente la Festa dell'Europa. Ben pochi sanno, quindi, che cinquantotto anni fa, prendeva avvio, attraverso la Dichiarazione Schuman (ispirata da Jean Monnet), il processo di integrazione europea così come si è dipanato sino ai giorni nostri, ma che ancora è ben lontano dal dirsi concluso.Ad oggi, siamo infatti ancora nella fase di ratifica, nei singoli paesi, del Trattato di Lisbona - che ha sostituto il defunto progetto di Costituzione Europea, e rispetto al quale rappresenta indubbiamente un passo indietro - i dubbi e le incertezze sull'esito sono più vivi che mai e, nonostante le (generiche) dichiarazioni di intenti che vengono da più parti, non si riesce ad intravedere all'orizzonte nessun serio progetto politico che possa portare l'Europa fuori da questa impasse politico-istituzionale senza farla precipitare verso una crisi irreversibile.
E per "serio progetto" si intende un progetto che, se necessario, rimetta in discussione anche radicalmente quanto fatto sinora: per sperare di arrivare finalmente ad un'Europa unita è necessario, infatti, tornare a proporre idee forti, "parole d'ordine", che possano mobilitare i popoli europei, ed abbandonare la retorica europeista che ha fatto abbondantemente il suo tempo, e tutto questo prima che le "idee forti" vengano dagli avversari della costruzione europea! Parlare, in maniera chiara ed univoca, di "Federazione", di "Assemblea costituente europea", di "popolo" e di "popoli", tanto per fare alcuni significativi esempi, è urgente.
L'alternativa è che, tra qualche anno, il 9 di maggio non ci sia niente da ricordare.
Lanfranco Nosi
Municipio Verde
giovedì 8 maggio 2008
Altri diritti negati
MV
da Il Tirreno del 08/05/08
Enzo e Venere, cittadini dimezzati
Cinema, pizzerie, negozi: luoghi inaccessibili per i disabili
Anche la loro stessa casa è piena di tanti ostacoli che complicano loro la vita
Sveglia. Venere non è assolutamente autosufficiente, dipende per ogni cosa dal marito, quindi la mattina comincia presto. La prima tappa è al bagno dove, nonostante sia una casa per disabili, fare toilette è difficile: il lavandino è posto dietro la porta, quindi prima di lavarsi bisogna fare complicare manovre di parcheggio, il wc è a norma, ma non è adatto alla patologia di Venere. «Esiste una legge per l’abbattimento delle barriere architettoniche, che però non tiene conto della diversità di ciascuno. Io avrei bisogno, ad esempio, di una vasca con lo sgabello per lavarmi, ma costa 9mila euro, rimborsabili a lavoro finito al 50%». Terminata la tappa in bagno è l’ora della colazione, ma anche qui, il frigorifero alto, i fornelli e l’acquaio non sono su misura per Venere. «Quando ho sete - spiega - e ho voglio di una bevanda fresca non posso dissetarmi se sono in casa da sala perchè con l’ingombro della mia carrozzina non riesco ad aprire il frigorifero».
Terminata anche questa operazione, sempre con l’aiuto del marito, è pronta per andare al lavoro, e qui nasce un nuovo problema. «Per spostarmi ho bisogno di un pulmino - precisa Venere - ho un accordo con le associazioni di volontariato, ma per mancanza di personale non sempre riescono a venire a prendere in orario, quindi, spesso arrivo a lavorare in ritardo. Stessa storia per tornare, alle volte devo aspettare che qualche mezzo sia disponibile per venire a prendermi».
Condominio. Teoricamente all’interno del condominio le barriere architettoniche non ci dovrebbero essere, eppure, Enzo davanti a casa sua non ha lo scivolo perché deturpa l’estetica, per accedere alle cantine ci sono solo le scale, i marciapiedi intorno alla casa sono sconnessi, il cancellino di accesso alle case non può essere aperto da Venere che non ha l’uso della mano sinistra. Anche la sbarra per accedere alla zona parcheggio macchine è un altro grave ostacolo. «Vivo da solo - spiega Enzo - e se dovessi sentirmi male nessuno può aprire il cancello all’ ambulanza».
Avventurarsi per la città. Uscire per fare la spesa, andare in farmacia o in banca a San Giusto è una corsa ad ostacoli. «I marciapiedi sono pieni di buche - spiega Enzo - la situazione diventa tragica quando piove perchè si riempono di acqua, inoltre l’inciviltà della gente che parcheggia sui marciapiedi ci rende la vita impossibile». La farmacia comunale di via Cava è stata attrezzata con un montacarichi per disabili su cui non ci stanno le carrozzine grandi, meglio la sede della banca del credito Cooperativo di Vignole e il vicino supermercato Eurospin, dove l’accesso è possibile.
Assolutamente impossibile entrare nella maggior parte dei negozi. «Non ho mai avuto la soddisfazione - spiega Venere - di poter accompagnare mio figlio ad acquistare un paio di pantaloni, perché con la carrozzina non riesco ad entrare, come del resto non vado in pizzeria, al ristorante o al cinema. Tutti luoghi interdetti per me».
Alessandra Agrati
Bartoletti (PD): "Garantire la libertà di culto a Prato"
MV
Testo integrale question time del consigliere del Gruppo Democratico, Luciano Bartolotti.
Premesso che
da un po' tempo si leggono sulla stampa cittadina notizie che sollevano la questione della libertà di culto, sancita dalla Costituzione e comunque parte integrante di ogni concezione democratica cui ispirare i rapporti civili e sociali;
considerato che
nel dibattito che si è sviluppato emergono elementi di preoccupazione, nel senso che si tendono a discriminare confessioni diverse da quella cattolica, fino a spingersi a mettere in discussione credi cristiani solo perché praticati da etnie diverse dalla nostra;
constatato che
si tende a creare un clima di allarme sociale, per giunta sul delicato tema delle professioni di fede, con accenti che sfiorano il razzismo e che declinano verso manifestazioni di pensiero inaccettabili, in quanto fondati sull'intolleranza;
chiedo
se l'Amministrazione comunale, in conformità alle normative di legge e alle regole di convivenza, nonché in rispetto dei nostri modelli culturali, non debba nel contesto delle previsioni urbanistiche prevedere destinazioni per luoghi di culto diversi da quello cattolico, per garantire il pluralismo religioso, in considerazione sia di una forte presenza sul territorio di immigrati stranieri, che si riferiscono ad altre professioni di fede, sia di esigenze derivanti da cittadini italiani che non si riconoscono nel cattolicesimo;
se la stessaAmministrazione comunale non debba, nel ricercare queste soluzioni, tener presente i contesti territoriali, in modo da salvaguardare rapporti equilibrati di convivenza;
se la stessa Amministrazione non ritenga, al contempo, doveroso operare per respingere ogni forma di discriminazione, sia in relazione alle fedi che alle etnie, riconfermando i caratteri di laicità propri del nostro sistema democratico, per cui il rispetto dei doveri si accompagna al riconoscimento dei diritti anche in fatto di espressioni di fede, contrastando atteggiamenti, che per quanto possano apparire popolari, confliggono con una matura e democratica coscienza civica.
Permetteteci...
Sfogliando la Nazione dell'8 maggio, ci siamo imbattuti nel seguente articolo:
R.D.P.
Ci è venuto un po' da sorridere, perché noi di Municipio Verde avevamo già da tempo segnalato alcuni di questi video, in particolare "Prato is Burning": per un bel periodo di tempo, è stato anche una presenza fissa in testa al blog.
Quindi, concedeteci una piccola autocelebrazione: una volta tanto, abbiamo anticipato, e non di poco, i media locali!
Ma, se volete approfondire, e vedere qualche altro video, visitate il "canale" di Municipio Verde su YouTube: il link lo potete trovare a lato!
MV
FIL: guarda un po' chi si rivede...
Nell'ottobre dello scorso anno, abbiamo di nuovo affrontato, con buona pace di tanti e nonostante molti ci avessero pure consigliato di non occuparsene, la "questione FIL", in seguito alla proroga nell'affidamento dei servizi di Centro per l'Impiego (comunicati stampa del 19 ottobre, del 24 ottobre e del 26 ottobre).
Tra le tante cose, sostenevamo come sulla formazione si giocasse una partita fondamentale per le strategie di rilancio dell'economia pratese
Sono passati altri sette mesi, ed ecco che ci viene riproposta la soluzione di FIL come "agenzia formativa" di riferimento.
Potremmo dire che è la "scoperta dell'acqua calda", in quanto già oggi, e da tempo, FIL è lo snodo centrale delle attività formative in provincia e la beneficiaria di una buona fetta dei finanziamenti destinati alla formazione.
La montagna (la Provincia) ha quindi avuto una "gestazione" di ben 17 mesi - perché, è bene ricordarlo, la questione del futuro di FIL era già contenuta in una delibera del dicembre del 2006 - per partorire un aborto di topolino.
A parte la domanda, spontanea e legittima, del perché ci sia voluto così tanto tempo, rimane assolutamente valida l'obiezione che avevamo avanzato ad ottobre dello scorso anno, e cioè del conflitto di interessi esistente nel fatto che è la Provincia che decide l'assegnazione dei fondi europei destinati alla formazione, ed è un ente controllato dalla Provincia a beneficiarne. Non basta, infatti, dire che verrà "ridotta" la quota pubblica: il dato rimane quello di una società che dovrebbe operare, in linea teorica, su un libero mercato, ma che ha tra i suoi soci lo stesso ente che di questo mercato è il controllore.
Rimarrebbe anche aperta un’altra domanda, avanzata a suo tempo: se siano o meno rispondenti alla realtà le voci per le quali dipendenti dello stesso Assessorato risulterebbero tra i formatori pagati da FIL per i corsi, ma l'impressione è che la risposta non arriverà mai.
Di certo, così facendo si vuol cambiare apparentemente tutto per non cambiare sostanzialmente niente: altro tempo perso, altre occasioni perse!
Lanfranco Nosi
Municipio Verde
da La Nazione del 08705/08
SI CAMBIA per essere più al passo con le esigenze del distretto e del mercato: tempo di novità sul fronte della formazione e dei servizi per l’impiego.
Mentre si profila la svolta per l’assetto gestionale e il ruolo di Fil, la Provincia è impegnata a gestire — con il bilancio 2008 — risorse comunitarie per 5 milioni di euro che andranno a finanziare in larga parte progetti formativi per sostenere l’occupazione, la riconversione professionale e la creazione di nuove imprese. Lo hanno annunciato il presidente Massimo Logli e l’assessore alla Formazione, istruzione e lavoro, Paola Giugni che, con le forze economiche e sociali, hanno fatto il punto sul programma operativo regionale 2007-2013 che porta a Prato circa 36 milioni di euro del Fondo sociale europeo per sostenere la formazione e le politiche attive del lavoro.
Aprendo i confronto nel salone consiliare di Palazzo Buonamici il presidente Massimo Logli ha annunciato la svolta per Fil, la società per la formazione e lavoro, di cui la Provincia è socio di maggioranza, che ha costituito un modello pilota in ambito regionale e che adesso di prepara a una nuova fase della sua storia. «Il sistema dell’istruzione, della formazione e del lavoro è uno snodo centrale per il distretto. La sua tenuta non solo garantisce occupazione ma diventa decisiva per la competitività e per governare il cambiamento — ha detto Logli — E’ in questo contesto che dobbiamo lavorare tutti insieme per il riposizionamento di Fil come agenzia formativa espressione degli attori dell’economia locale, la cui azione è strettamente legata alle dinamiche territoriali. Il nostro progetto prevede una nuova collocazione dei servizi per l’impiego che vanno a collegarsi all’attività di monitoraggio socio-economico di Asel, mentre per Fil si profila un riassetto societario dove non prevale il ruolo pubblico e consente alla società di avere tutte le carte in regola per stare sul mercato».
Intanto l’assessore Giugni ha annunciato che «la Provincia, entro giugno, pubblicherà avvisi pubblici per l’assegnazione di due milioni e 265 mila euro che consentono di agire attraverso la formazione sui fronti dell’occupazione giovanile e degli adulti, dell’innovazione, della riconversione professionale e dell’inclusione sociale».
Uno degli avvisi, del valore di 400 mila euro, riguarda voucher formativi per lavoratori che devono reinserirsi nel mondo del lavoro.
Altri due milioni e 400 mila euro verranno impegnati nel secondo semestre 2008 per finanziare progetti formativi che si pongono i medesimi obiettivi.
Intanto dalla Regione è arrivato l’annuncio, atteso, della semplificazione del sistema di rendicontazione che vede impegnate le agenzie formative.
Ieri in Provincia, durante il confronto sul programma operativo 2007-2013 si è anche parlato del futuro del distretto.
Sulle prospettive dell’economica locale è intervenuta Gabi Dei Ottati, docente di economia industriale. E’ seguito un dibattito a cui hanno partecipato Manuele Marigolli, segretario generale della Cgil, Stefano Acerbi, presidente di Confartigianato, Marcello Gozzi, direttore dell’Unione industriale Pratese, e Michele del Campo, direttore di Fil.
«L’economica locale è a un bivio — ha affermato Dei Ottati — il futuro dipende dalla capacità degli attori locali di integrare il sistema tessile tradizionale con il sistema delle confezioni, creando una prospettiva di nuovo sviluppo attraverso un distretto della moda. Ciò richiede fonte innovazione e soprattutto leadership economica e politico istituzionale».
Prato. C'è troppa moschea!
Oltre all’assessore alla Città Multietnica, Andrea Frattani ( Arcobaleno), sono stati invitati a prendere la parola i rappresentanti del Comitato civico di via Pistoiese, la Presidente della Circoscrizione Centro Rosita Mattei, l’imam Mufeed e il professor Chiozzi che ha proposto per primo il confronto.
Il titolo non lo conosciamo, ma dalle parole di Paolo Chiozzi, sembra che si voglia parlare del problema “moschea”, che , in verità è una semplificazione di un problema difficile e composito che chiama in causa direttamente la politica dell’immigrazione che si intende portare avanti nel nostro distretto e il futuro piano urbanistico della città, nonché i diritti costituzionali in merito al culto.
Mica noccioline.
Come è noto il Comitato di via Pistoiese, che lotta legittimamente contro il degrado e l’illegalità dilagante nel Macrolotto 0, è decisamente contrario al potenziamento, allargamento o nuova destinazione di qualsiasi centro aggregativo che aggiunga altri problemi alla zona in questione.
Noi rispettiamo quest’idea, come l’abbiamo rispettata in passato. Un rispetto che nasce dalla consapevolezza delle enormi difficoltà in cui si dibattono in quella zona, a causa di una massiccia “colonizzazione straniera” nel quartiere. Si dovrà ascoltare molto bene quello che dicono.
Si dice che il comitato sia anche molto adirato con Municipio Verde, a causa della nostra raccolta di firme. Ne abbiamo già parlato: rileggete quella petizione perché non è contro di voi. Ma non è contro nessuno.
E’ un nostro diritto non avercela con nessuno.
Invece lunedì 12 maggio alle 21, incredibilmente in contemporanea con l’iniziativa del Coordinamento dei Comitati Cittadini, proprio sulla sicurezza e alla presenza di Sindaco, Questore e Procuratore Antimafia oltre che dei rappresentanti della polizia, il Comitato di Via Pistoiese ha invitato Frattani e i cittadini a dibattere alla parrocchia di S. Domenico, neanche a dirlo… sulla moschea.
Peccato questa concorrenza. Non farà certo bene a nessuno.
Noi saremo ovunque.
MUNICIPIO VERDE
Amnesty International. Birmania: sfollati e diritti umani
Myanmar: Amnesty International sollecita le autorita’ a cooperare con la comunita’ internazionale per assicurare aiuti efficaci alle vittime del ciclone Nargys
All’indomani del tremendo impatto del ciclone Nargys, che ha fatto decine di migliaia di vittime e ha costretto alla fuga un milione di persone, Amnesty International ha sollecitato il governo di Myanmar ad aprire le frontiere alle organizzazioni di soccorso e a garantire che gli aiuti saranno distribuiti secondo le effettive necessità e senza discriminazione.
“La lentezza del governo nel rilasciare i visti sta costando vite umane e alcuni donatori stanno ritardando l’invio degli aiuti, nel timore che questi saranno imboscati dai militari” – ha dichiarato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar. Amnesty International ha chiesto pertanto al governo di Myanmar di rimuovere le restrizioni al rilascio dei visti e alle procedure doganali che, negli ultimi giorni, hanno ostacolato l’ingresso degli organismi umanitari internazionali e rallentato la distribuzione degli aiuti. Sebbene alcuni aiuti internazionali siano arrivati nell’ex capitale Yangon, il governo non ha ancora approntato lo sforzo logistico indispensabile per portare assistenza alle popolazioni maggiormente colpite nel sud del paese. L’esperienza successiva ad altri disastri naturali, come lo tsunami del 2004, ha dimostrato che la protezione dei diritti umani è la premessa indispensabile di un aiuto efficace e di una ripresa sostenibile. Per questo motivo, Amnesty International ha chiesto al governo di Myanmar di cooperare strettamente con gli organismi internazionali di soccorso e istituire meccanismi chiari e trasparenti per distribuire gli aiuti, sulla base delle effettive necessità e senza discriminazioni di colore, sesso, etnia, lingua, opinione politica, origine sociale o altro status. In situazioni post-disastro, sottolinea l’organizzazione per i diritti umani, le donne sono particolarmente a rischio di subire violenza sessuale e di solito ricevono meno aiuti del necessario. Il governo di Myanmar deve inoltre assicurare che gli sfollati, circa un milione, siano assistiti con la massima urgenza attraverso la fornitura di riparo, cibo, acqua e cure mediche. Dati i precedenti, che hanno visto il governo di Myanmar trasferire forzatamente i propri cittadini, Amnesty International preme sulle autorità affinché si astengano dall’uso della forza nei confronti degli sfollati. Amnesty International teme che, a causa della diffusa corruzione e del comportamento autoritario del governo, questo possa manipolare gli aiuti per ordinare trasferimenti forzati della popolazione, con l’obiettivo di ridurre o sopprimere il sostegno ai gruppi di opposizione. Ogni trasferimento di sfollati interni dovrà essere volontario, a meno che stringenti motivi d’incolumità o di salute possano richiedere una veloce evacuazione delle popolazioni interessate. “In situazioni di crisi e di emergenza, i diritti umani sono più che mai a rischio” – ha ammonito Zawacki. “Per questo, è fondamentale che il governo di Myanmar e tutti gli altri soggetti coinvolti nella fase post-disastro riconoscano e sostengano il ruolo centrale dei difensori dei diritti umani, compresi coloro che prendono parte all’azione umanitaria e coloro che controllano che non si verifichino violazioni nelle fasi di assistenza e di ricostruzione”.
Roma, 8 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
Cani e umani. E' stato abbattutto Rex.
Al posto dei soliti cinesi con mannaia o magrebini che distruggono le chiese, ha recentemente conquistato uno spazio rilevante la notizia, prima della follia, poi della soppressione di un pastore tedesco di nome Rex. Il cane, dopo aver morso i proprietari, ha aggredito un'altra persona e poi ha vagato per qualche giorno nei boschi di Artimino, seminando il panico. Di lui , cioè del cane, si sa poco e nulla, pare fosse da poco con la coppia che ne ha denunciato la pericolosità.
Il Sindaco di Carmignano ha emanato un'ordinanza di abbattimento che domenica ha avuto la sua realizzazione per mano, o meglio per carabina, di un volontario della Vab.
Citiamo questo caso perchè già a suo tempo ponemmo alcuni quesiti, in occasione dell'abbattimento di una mucca, (animale la cui mitezza è proverbiale), fuggita da un allevamento nel comune di Prato. Quelle domande tornano prepotentemente alla nostra attenzione.
Il primo punto è pratico e di ordine legale oltre che etico: siamo sicuri che non ci fosse la possibilità di recuperare questo animale, come altri in passato, ma nello specifico appartenente ad una razza tra le più usate per i "lavori socialmente utili" ed elogiata in tutto il mondo per la sua fedeltà? Si rifletta sul fatto che la Lav recupera anche pit-bull che sono stati usati per i combattimenti.
In merito deciderà chi di dovere, anche in conseguenza degli esposti che sono stati presentati in tribunale e per l'interessamento della Lega per la difesa dei cani e della Lav.
Il secondo punto invece è di carattere sociale e politico: siamo così deboli, noi umani, civili abitanti del mondo industrializzato, da non essere in grado di catturare un cane, una mucca, un orso, senza doverli abbattere?
Siamo così scarsi di mezzi e di conoscenze da non essere in grado di evitare violenze inutili.
Come nella fiaba di Cappuccetto Rosso, ci si affida ancora una volta ai cacciatori, magari in veste di volontari, ma sempre cacciatori.
Siamo così rozzi e ignoranti da non renderci conto che la caccia al mostro è un antico retaggio, pericoloso e crudele perchè è essa stessa che crea le peggiori mostruosità, come da cronaca e da letteratura.
Se siamo così indifesi di fronte ad un rex che ha perso la testa, cosa faremo di fronte a ben più pericolose follie?
Per Municipio Verde
la zia Alma
Aeroporto. Peretola tormentata dall'inquinamento del Vespucci.
Sforamento dei limiti inquinanti all'aeroporto di Peretola. I Verdi chiedono un ridimensionamento
Firenze 06 maggio ‘08
“Finalmente anche il Presidente dell’aeroporto Amerigo Vespucci di Peretola, Michele Legnaioli, si rende conto sulla base dei dati Arpat di quello che da anni i Verdi di Firenze e toscani hanno denunciato - afferma il Portavoce Regionale dei Verdi Toscani Mauro Romanelli – con interrogazioni e dichiarazioni ripetute del capogruppo in consiglio comunale, Gianni Varrasi, del capogruppo in Provincia, Luca Ragazzo, e del consigliere regionale Fabio Roggiolani: lo sforamento evidente dei limiti di inquinamento acustico, di sostanze maleodoranti, i non meglio identificati sversamenti di carburante da parte dei veivoli, i voli notturni totalmente illegali e segnalati dai cittadini.
Dopo anche i richiami dell’ente di controllo dei voli, ci soddisfano e incoraggiano le pronte repliche degli amministratori e degli esponenti politici del PD alle deliranti osservazioni del Presidente della Provincia, Matteo Renzi, rimasto isolato e sostenuto nelle sue posizioni solo dalla opposizione di centrodestra.
I Verdi toscani sono a favore di un netto ridimensionamento dell’intero aereoporto di Peretola – conclude Romanelli - Ci sembra l’unico modo serio di affrontare l’emergenza ambientale da noi sempre segnalata ed oggi emersa chiaramente. Mentre, è ovvio, che è necessario potenziare i collegamenti ferroviari con l’aeroporto di Pisa, il Galilei.”
Scuola: zaini pesanti e libri costosi.
L'Associazione italiana genitori, (AGE), mette in evidenza un problema che le famiglie incontrano dolorosamente all'inizio di ogni anno scolastico. Proviamo a pensarci per tempo, prima che le scuole facciano le loro scelte.
MV
Scrivo a proposito dell’adozione dei libri di testo.
Come sapete la normativa prevede che sia il Consiglio di classe –e cioè il Dirigente o un suo delegato, i docenti e i rappresentanti dei genitori- a proporre i libri di testo (art. 7 del Decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994). Come sottolinea il Ministero della Pubblica Istruzione “La prima fase di valutazione dei testi rappresenta quindi un’occasione importantissima per la partecipazione dei genitori alle attività scolastiche e per la loro collaborazione con il corpo insegnante”.
Eppure lo stesso Ministero con il suo “Progetto ascolto”, recentemente pubblicato, ha rilevato che “sull’adozione dei libri di testo è necessaria, da parte delle scuole, una riflessione sulle modalità di esercizio di un diritto delle famiglie troppo spesso sottovalutato e messo in subordine rispetto alle competenze professionali proprie dei docenti, anche se la normativa di riferimento assegna alle due componenti compiti diversi, ma ugualmente importanti”.
Infatti i genitori non debbono certo entrare nel merito delle scelte didattiche, ma possono e debbono esprimersi sicuramente sul peso e sul prezzo dei libri.
L’intero Consiglio di classe è tenuto a rispettare i limiti di spesa imposti dal Ministero per la scuola secondaria di I grado (Decreto Ministeriale 08/2008) e per la scuola superiore (Decreto 28/2008).
Quanto al peso, si ricorda che il Consiglio Superiore di Sanità ha raccomandato che il peso dello zaino non superi il 10% del peso corporeo (il 15% per i ragazzi più grandi), mentre è stato dimostrato che gli zaini dei nostri figli sfiorano spesso il 30% del loro peso.
La nostra Associazione segue da tempo il problema del peso degli zaini e le possibili soluzioni alternative ed è per questo che ha preso l’impegno di scrivere a tutti i rappresentanti dei genitori. Non è infatti possibile aspettare l’inizio dell’anno scolastico per gridare allo scandalo (cosa che avviene puntualmente ogni settembre) quando i libri vengono scelti a maggio.
Abbiamo quindi messo a disposizione sul sito www.agetoscana.it la normativa vigente, i pareri del Consiglio Superiore di Sanità, gli impegni sottoscritti in passato dall’Associazione Editori e soprattutto il materiale scientifico, le schede di lavoro e le raccomandazioni dell’esperto di fama internazionale dr Stefano Negrini.
Stiamo anche raccogliendo le buone pratiche diffuse nelle scuole italiane, per una possibile soluzione a un problema apparentemente insolubile e che purtroppo tocca la salute dei nostri figli.
IL PRESIDENTE
Rita Manzani Di Goro
AGE- Associazione italiana genitori
Verdi Toscani. Pensiamo alle idee e ai programmi.
ROGGIOLANI, ROMPERE STRUTTURA VERTICISTICA NAZIONALE
''Occorre, subito, rompere la struttura verticistica nazionale dei Verdi'' e ''si assumano, gia' dal Consiglio Nazionale Federale del prossimo fine settimana, le decisioni necessarie convocando un congresso statutario e politico che entro luglio sancisca la rinascita dei Verdi e ne ricostituisca gli organi su base confederale regionale''.
Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale toscano dei Verdi Fabio Roggiolani in vista del consiglio nazionale del partito in programma a Roma. ''Per i Verdi italiani - aggiunge - e' tempo di ripartire dalle realta' locali e dalle regioni, dai contenuti che sono l'unica bussola con cui decretare l'inizio e la fine delle alleanze''. Secondo Roggiolani ''il tentativo di imporre, da parte di esponenti dell'attuale gruppo dirigente, a tutto il partito scelte univoche sulle alleanze o lo splendido isolamento del Sole che Ride, e' perseverare nell'errore di proposte politico-ideologiche non condivise con la base''. ''Invece di disegnare percorsi e alleanze - conclude - ora e' il momento di pensare alle idee e ai programmi perche' non servono le forze politiche se non hanno un perche' da svolgere in un preciso momento storico''.
Firenze, 6.5.08 Notizia Ansa.
Firenze. Tolleranza zero con le bici.
Si potrebbe pensare al famoso film neo-realista "Ladri di biciclette", ma qui si tratta di ben altro: 1200-1300 biciclette l'anno rimosse dalla Polizia Municipale perchè parcheggiate in modo "irregolare" (cioè fuori rastrelliera).
martedì 6 maggio 2008
Riflessioni sulla "cittadinanza" a Prato... e non solo
Quest'ultimo punto è interessante, e dovrebbe portare tutti a riflettere sul concetto di "cittadinanza", e quali dovrebbero essere i "cittadini" dei quali dovremmo ascoltare la "volontà": basta, infatti, la definizione esclusivamente burocratico-amministrativa per definire i soggetti che si ritiene possano "esprimersi"? Certo, in molti casi questo è obbligatorio, e non può essere altrimenti.
Ma, nella pratica quotidiana, è forse meno "cittadino" chi lavora, studia, prega, giosce, piange - in una semplice parola, "vive" - accanto a noi, alcune volte anche insieme, semplicemente perché "legalmente" non lo è? Forse che le tasse che paga con il suo lavoro - da dipendente o da autonomo - hanno un colore o un destinatario diverso (Stato, Regione o Comune che sia) dal nostro?
A noi, onestamente, non sembra...
Partendo dal presupposto che il luogo dove si vive è quello dove la nostra esistenza quotidiana forma il mondo, preferiamo credere che nostro "concittadino", e quindi nostro pari, sia anche la persona che vive accanto a noi, di qualsiasi nazionalità.
E quindi, provocatoriamente ma non troppo, nella bagarre sollevata in merito alla realizzazione, a Prato, di un nuovo centro di cultura islamica (ribadiamo, in una zona dove esiste già un centro del genere...), proviamo a sentire veramente la volontà "di tutti", e in quei "tutti" mettiamoci anche i diretti interessati (la comunità pakistana, ma non solo...): apriamo si il confronto, e vediamo se tutte le parti sono interessate a partecipare!
Lanfranco Nosi
Municipio Verde
Termovalorizzatore: termine improprio
MV
La campagna disinformativa creatasi sulla scia del disastro campano sta martellando con vigore. Sfruttando la minaccia di ritrovarsi come a Napoli i sostenitori dell'incenerimento stanno cavalcando la tigre e con l'ausilio della paura come mezzo di dissuasione propugnano tale sistema di smaltimento come unico ed inevitabile. Mi domando allora come mai in Olanda sia in atto una politica che prevede la progressiva chiusura degli inceneritori, a maggior ragione mi chiedo come facciano quegli scellerati abitanti della Finlandia, Irlanda e Grecia a non aver nemmeno un inceneritore sul territorio nazionale.
Il fatto che dovrebbe dare più fastidio di tutti è l'insulto all'intelligenza degli italiani! Come ci si permette di chiamare un inceneritore col nome bellino e rincuorante di termovalorizzatore? Questo è puro marketing, si vuole vendere un'idea malsana ed infausta rinfiocchettandola e tirandola più a lustro possibile. Sono dell'idea che un rospo rimanga sempre un rospo anche gli si mette il rossetto. Il termine termovalorizzatore è inappropriato: la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, ma soprattutto l'intero processo di incenerimento (dalla raccolta alle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quella che potremmo ottenere con un'appropriata raccolta differenziata.
Un'inceneritore è essenzialmente un fuoco su un pentolone d'acqua, questo fuoco è alimentato non da legname, ma da CDR (combustibile da rifiuti) e dall'ausilio di gas metano, il calore prodotto porta alla vaporizzazione l'acqua in una caldaia, il vapore così generato azionerà una turbina e questa come una dinamo di una bicicletta produrrà energia elettrica. Così sulla carta sembrerebbe una bella idea, verrebbe a tutti la voglia di avere un inceneritore sotto casa... peccato che:
- il risparmio energetico che si ottiene dalla combustione dei rifiuti è di gran lunga inferiore ai sistemi che prevedono il riciclaggio: la sola plastica (11% del peso dei rifiuti urbani) è utile all'incenerimento
- il 30% del totale dei rifiuti inceneriti debba necessariamente essere posto in discarica, quindi l'inceneritore non elimina un bel niente!
- le temperature raggiunte superano i 1000° utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle dannose all'organismo che sfuggono ai controlli perché finissime (i filtri non ce la fanno a catturarle)
- il personale richiesto da questo tipo di trattamento è molto minore rispetto a quello impiegato nelle industrie del riciclaggio, crea quindi pochissima occupazione
- in Italia l'incenerimento è finanziato da soldi pubblici, nel resto d'Europa è pesantemente tassato
L'Italia non ha solo piaghe, ha per fortuna anche virtù tra le quali avere una popolazione molto intelligente e far parte della Comunità Europea. E' in atto un progetto che ricaverà energia elettrica per tutto il nord Africa e l'Europa grazie alla costruzione di un migliaio di impianti a torre solare da 100 MW sullo 0,3% dell'area sahariana. Questo è l'obiettivo di Desertec, progetto da 400 miliardi di euro promosso dal fisico tedesco Gerhard Knies e dal premio nobel per la fisica Carlo Rubbia. I nostri soldi che vanno all'incenerimento grazie alle bollette dell'Enel sarebbero molto meglio spesi in programmi del genere che realmente puntano alla creazione di energia da fonti rinnovabili!
Un altro motivo per cui ritengo l'incenerimento una forma tribale di smaltimento è che non si tiene conto della vera risorsa economica che possono essere i rifiuti. Per esempio in Giappone si sono resi conto che i vecchi prodotti elettronici sono una vera e propria miniera. Per esempio da una tonnellata di cellulari usati si possono ottenere più di 150 grammi di oro, 100 kg di rame, 3 kg di argento con una convenienza evidente rispetto al lavoro nelle miniere vere. Solo Eco-System ricava in un mese oro per un valore tra i 5,9 e gli 8,8 milioni di euro.
Dimenticavo: in un anno a Capannori (30 minuti da Montemurlo!) hanno guadagnato più di 2 milioni di euro grazie alla raccolta differenziata porta a porta. Noi invece continuiamo a spendere i soldi per mandare a quel paese la nostra salute e non solo...
Riassumendo: l'incenerimento è la peggiore forma di smaltimento del rifiuto sin oggi conosciuta!
Un inceneritore è una fabbrica di veleni altamente nocivi per la salute, produce molta meno energia di quanta ne consuma, usa soldi pubblici per poter essere un sistema competitivo, ha bisogno che la raccolta differenziata sia a livelli più bassi possibile (più differenziata = meno rifiuti da bruciare).
Enrico Mungai
Cinema contro l'omofobia.
cinema Terminale - via Carbonaia 31 a Prato
ore 21,15 - ingresso libero
proiezione del film documentario
Improvvisamente l'inverno scorso
di Gustav Hofer e Luca Ragazzi
con la voce narrante di Veronica Pivetti
Festival di Berlino 2008 - selezione ufficiale HotDocs
In occasione della Terza Giornata Mondiale contro l'Omofobia
a cura del Comitato Gay e Lesbiche Prato
in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Prato
alla presenza dei registi
www.gayelesbicheprato.it
info@gayelesbicheprato.it
IMPROVVISAMENTE L’INVERNO SCORSO (www.suddenlylastwinter.com )
Menzione speciale Festival di Berlino 2008
sezione Panorama - Selezione Ufficiale HotDocs 2008
"un piccolo capolavoro di sagacia politica e cinematografica" - Cristina Piccino, Il Manifesto
"un cinediario allarmato e pungente" - Fabio Ferzetti, Il Messaggero
"una commedia sofisticata alla George Cukor" - Alberto Crespi, Hollywood Party, Radio3
"Ne' commedia ne' tragedia, signori di Berlino: e' una farsa all'italiana" - Concita de Gregorio, La Repubblica
È la storia di Luca e Gustav, che da anni vivono serenamente insieme a Roma.
Ma quando, nel febbraio 2007, il governo italiano propone di varare una legge sulle unioni di fatto estesa anche alle coppie omosessuali (DiCo), in sintonia con le direttive dell’Unione Europea, la loro vita cambia radicalmente.
L’intero paese si divide tra sostenitori ed oppositori. Improvvisamente è il tema discusso ovunque e costantemente, dai pulpiti delle chiese piuttosto che nei salotti televisivi. In breve tempo, però si raggiungono livelli parossistici di intolleranza.
Dall’apertura della proposta dei DiCo ad un’omofobia crescente. Gustav e Luca, alla ricerca di un contatto e di un dialogo con tutte le parti in campo, iniziano un viaggio in un’Italia a loro totalmente sconosciuta.
VERDI. Roggiolani: dal Consiglio Federale, subito al congresso statutario
Nel prossimo fine settimana a Roma Consiglio Nazionale Federale dei Verdi
Firenze 6 maggio ‘08
“Per i Verdi italiani è tempo di ripartire dalle realtà locali e dalle regioni, – ha dichiarato Fabio Roggiolani , consigliere VERDI per l’Unione e presidente della commissione Sanità del Consiglio Regionale – dai contenuti che sono l’unica bussola con cui decretare l’inizio e la fine delle alleanze.
Il tentativo di imporre, da parte di esponenti dell’attuale gruppo dirigente, a tutto il partito scelte univoche sulle alleanze o lo splendido isolamento del Sole che Ride, è perseverare nell’errore di proposte politico-ideologiche non condivise con la base. Si sentono le più diverse variazioni sul tema da chi riparte dal dialogo con i radicali dimenticandosi le siderali distanze programmatiche su pace, ogm, ecc. A chi accetta una riapertura di dialogo con il partito democratico facendo avallare la politica distruttiva e di annessione promossa da Veltroni, fino ad arrivare a chi propone un immediato scioglimento nella Sinistra Arcobaleno.
Invece di disegnare percorsi e alleanze ora è il momento di pensare alle idee e ai programmi perché non servono le forze politiche se non hanno un perchè da svolgere in un preciso momento storico.
Partire dai principi ecologisti e dai programmi realizzabili significa - ha spiegato Roggiolani - costruire il partito delle energie rinnovabili per rispondere all’ondata negativa del nucleare e del carbone e per creare davvero quell’economia ecologica senza la quale non ha futuro il clima e non hanno speranza di vita i poveri di tutto il pianeta.
I Verdi – ha proseguito Roggiolani – devono saper proporre all’intera società politica italiana quel Patto per il Clima e per l’economia dell’ecologia che faccia del risparmio, della salvaguardia, del riuso e della energia libera, anarchica e diffusa uno dei pilastri di una costituzione condivisa da tutto il paese al pari dei valori della libertà e del lavoro.
Anche per questo occorre, subito, rompere la struttura verticistica nazionale dei Verdi che si balocca anche nei giorni della più grande sconfitta in tattiche che ci hanno reso troppo uguali all’intera società politica e troppo distanti dai bisogni della gente.
Si torni per le decisioni dentro i Verdi – ha concluso Roggiolani – alle regioni e alle liste locali e provinciali; si apra la fase della democrazia anche elettronica che consenta in tempo reale una consultazione permanente di tutti gli attivisti del partito. Si assumano già dal Consiglio Nazionale Federale del prossimo fine settimana le decisioni necessarie convocando un congresso statutario e politico che entro luglio sancisca la rinascita dei Verdi e ne ricostituisca gli organi su base confederale regionale.”
La spesa "alla spina". Due articoli
Pensiamoci...
MV
Dal latte al detersivo, la spesa è ‘alla spina’
Esperimento dal Piemonte a Toscana e Lazio
di VIVIANA PONCHIA
E’ SOLO UN GESTO, ma può essere l’inizio di una trasformazione culturale. Eviti di mettere nel carrello la promessa del superpulito rivestito di plastica, ti attacchi alla macchina che lo serve sfuso e fai un favore a te stesso e all’ambiente. Un anno e mezzo è bastato per convincere i piemontesi che acquistare detersivo ‘alla spina’ conviene a tutti: si alleggeriscono le discariche, si economizzano risorse, si rende più lieve il costo della spesa. Il risparmio è di circa il 40% sul prezzo di un prodotto equivalente da supermercato (il liquido per piatti costa ad esempio 0,80 euro al kg e quello per lavatrice 1,3). Ma soprattutto si risparmia la plastica: un contenitore ha una massa attorno ai 100 grammi, che equivalgono a 190 grammi di petrolio, 1,7 litri d’acqua e 230 g di CO2.
IL MECCANISMO è banale: il consumatore acquista la confezione con il detergente solo la prima volta, quelle successive lo riempirà direttamente al distributore. Un piccolo trucco per un grande risultato: evitare l’usa e getta e quindi l’incremento di rifiuti. Dall’inaugurazione delle prime tre macchine in altrettanti ipermercati e supermercati di Torino e provincia, alla fine del 2006, il progetto ha prodotto cifre importanti: venduti 200mila litri di detersivo e riutilizzati 120mila flaconi. Tutto questo si è tradotto in 7 tonnellate e mezzo in meno di imballaggi e in un taglio di 4 tonnellate di cartone che hanno permesso di risparmiare 30 milioni di litri di acqua, 300 megawatts di energia elettrica e 20 tonnellate di anidride carbonica.
L’ESPERIMENTO prende spunto dalla Germania e dai paesi del Nord Europa e fa approdare per la prima volta in Italia una misura che va oltre l’iniziativa di nicchia. I dati della sfida promossa e finanziata dalla Regione Piemonte, con la coordinazione dell’istituto di ricerca Ecologos di Torino, incoraggiano a proseguire la politica di riduzione alla fonte dei rifiuti, importante quanto la raccolta differenziata e del recupero della materia.
A FINE APRILE i punti vendita del Progetto Gdo (Grande distribuzione organizzata) sono diventati 20 in tutte le province piemontesi e raddoppieranno per fine 2008, in modo da garantire l'omogenea distribuzione sul territorio. Alla gente l’idea piace: un dettaglio assolutamente imprescindibile, perché le buone pratiche ambientali hanno successo soprattutto se nascono dalla sensibilità dei cittadini. Con iniziative del genere, spiegano alla Regione Piemonte, si possono raggiungere performance importanti: l’obiettivo è di abbattere i rifiuti del 10% entro il 2012, in pratica 200mila tonnellate in meno. Anche le stime complessive del 2007 confermano che la produzione di rifiuti in Piemonte, dopo anni di aumento costante, si va stabilizzando da almeno tre anni in circa 2,3 milioni di tonnellate.
I RISULTATI più positivi sono la diminuzione dell’immondizia destinata alla discarica (-7%, pari a 90mila tonnellate in meno rispetto al 2006) e l’aumento della raccolta differenziata (+4% rispetto al 2006). Oggi il Piemonte differenzia il 46% dei rifiuti, un obiettivo raggiunto con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalla Finanziaria e dai decreti ambientali. Attualmente aderiscono al progetto ‘detersivo alla spina’ cinque catene commerciali: Auchan, Crai, Novacoop (iper e supermercati), Carrefour e sono in corso contatti con nuove catene. La Regione non ha ricoperto alcun ruolo nella scelta dei produttori o degli ipermercati, ma ha favorito la creazione di tavoli di lavoro a cui sono stati invitati tutti gli attori potenzialmente interessati, ovvero tutte le catene della grande distribuzione e i produttori di detergenti aderenti ad Assocasa, l’ associazione di categoria nazionale più rappresentativa.
LA SCELTA dei prodotti deriva da accordi commerciali fra le aziende produttrici e distributrici aderenti al progetto. Il resto d’Italia non sta a guardare: l’esperimento pare abbia convinto soprattutto Lazio e Toscana.
L’INVENTORE, NICOLA DE RUGGIERO
«E ora tocca a pasta, legumi e pannolini»
NON SI INVENTA nulla. Nemmeno una parola antica come risparmio o il gesto di attaccarsi direttamente alla fonte. L’assessore all’ambiente della Regione Piemonte, Nicola de Ruggiero, ha voluto provarci, è lui l’ideatore del progetto ‘detersivo alla spina’.
Soddisfatto?
«Parlano i numeri ma soprattutto il coinvolgimento. Questa offerta rappresenta per molti la possibilità di fare una scelta ambientale corretta. Quando si hanno 120mila flaconi che tornano per essere riempiti si hanno 120mila gesti ecologicamente consapevoli».
I consumatori si sono lasciati convincere subito?
«E’ stata messa in conto una certa diffidenza iniziale. Gli ostacoli principali erano due: resistere alla pubblicità delle grandi marche e vincere la forza dell’abitudine. Per scegliere il detersivo alla spina, almeno la prima volta, devo volerlo».
Dopo la raccolta differenziata, la riduzione della quantità complessiva di rifiuti sembra la nuova frontiera nel campo della salvaguardia dell’ambiente.
«Produrre meno rifiuti vuol dire innanzitutto recupero di materie prime, di cui l’ Italia scarseggia, ma anche risparmio del territorio e riduzione delle emissioni inquinanti nell’atmosfera. Ogni tonnellata di rifiuti in discarica emette 1,71 tonnellate di anidride carbonica, e ogni tonnellata incenerita ne emette 0,95. Altro esempio: i 100mila metri cubi che abbiamo evitato alle discariche piemontesi nel 2005 sono come la massa di un palazzo di 80 piani».
Risparmiare sul contenitore non è solo una goccia nel mare?
«Lo è dal punto di vista della produzione di rifiuti, ma va considerato all’interno di un progetto più ampio. Il Piemonte opera su tre fronti: detersivi alla spina, compostaggio domestico e l’iniziativa del Buon samaritano, che spedisce sulle mense dei poveri ottimi alimenti ancora commestibili. Solo a Torino nel 2007 sono state salvate dal macero 100 tonnellate di cibo. E quello sarà ricordato come il primo anno in cui la produzione di rifiuti domestici è diminuita, un taglio dell’1% è un trend importante. Se anche la Campania si adeguasse,, sulle strade di Napoli ci sarebbe meno spazzatura».
I punti vendita di detersivo alla spina continuano ad aumentare.
«Si è creata un po’ di sana concorrenza. Chi è in ritardo capisce di perdere un’occasione di fidelizzazione dei clienti».
Ma la spina conviene davvero?
«La prima volta no perché si acquista anche il contenitore. Ma già dalla seconda si comincia a risparmiare. Ovviamente non c’è gara con le offerte del 3 per 2».
I nomi forti del bianco che più bianco non si può temono la concorrenza ?
«Per niente, ma non era quello il segnale che ci aspettavamo».
L’iniziativa è estendibile ad altri prodotti?
«Oggi sta prendendo piede la vendita alla spina di latte e vino. Nel caso del vino non ci sono problemi, il latte invece richiede più cautele. Con la Crai sono in corso esperimenti per pasta e legumi, però in quel caso il peso dell’imballaggio di carta e cartone sull’ambiente non è così forte».
La prossima tappa?
«Abbiamo dati impressionanti sui pannolini per bambini. Bisogna lavorare per capire quanto costerebbe abbassare il prezzo dei prodotti biodegradabili».
Viviana Ponchia
Verdi/Ale. Limitare i biocarburanti.
Riportiamo questo documento dei Verdi al Parlamento Europeo (Verdi/Ale) sulla questione delle colture agroalimentari usate per produrre carburanti e sulla necessità di limitarli drasticamente. E' un po' lungo ma merita di essere letto.
MV
Agrocarburanti e sicurezza alimentare
Il punto di vista dei Verdi/ALE
D. C’è bisogno di una moratoria sugli agrocarburanti?
R. “Sì, perché è sbagliato usare le colture destinate all’alimentazione per produrre carburante. Soltanto gli scarti e i residui dovrebbero essere usati per produrre energia.”
D. Va eliminato l’obiettivo del 10% per i “biocarburanti” proposto dalla Commissione europea nella direttiva sulle rinnovabili?
R. “Sì, quell’obiettivo va tolto “
D. Gli agrocarburanti contribuiscono all’incredibile aumento dei prezzi degli alimentari su scala globale?
R. “Sì, anche se non sono l’unico fattore “
D. Quale dovrebbe essere il contributo della Ue alla sicurezza alimentare globale?
R. La Ue deve ridurre i suoi consumi interni riferiti all’energia e alla carne, oltre a migliorare l’efficienza della produzione di energia e di cibo; deve fare una verifica dell’impatto sulla sicurezza alimentare globale delle attuali colture, dei modi di produzione della carne e dell’energia nel quadro della revisione delle politiche comuni in materia di agricoltura, energia e scambi commerciali.
Informazioni essenziali
· Gli agro carburanti possono essere prodotti a partire da fonti organiche diverse. Gli scarti e i residui possono essere utilizzati senza problemi come materia prima, dal momento che non entrano in competizione con la produzione alimentare. La moratoria si riferisce agli agrocarburanti prodotti a partire da colture destinate all’alimentazione, non a quelli la cui produzione non entra in concorrenza con l’alimentare.
L’obiettivo del 10% di “biocarburanti” entro il 2020 presente nella direttiva sulle rinnovabili è stato inserito su indicazione del Consiglio europeo del marzo 2007. I capi di Stato e di Governo avevano posto però due condizioni ben precise: a) la produzione deve essere sostenibile e b) la seconda generazione di agrocarburanti deve essere in commercio. Dal marzo 2007 ad oggi sta emergendo con tutta evidenza che queste condizioni non riusciranno ad essere soddisfatte. Di conseguenza l’obiettivo del 10% va abbandonato.
· Di recente gli enti scientifici della Commissione sono giunti alla medesima conclusione, ossia sospendere l’obiettivo del 10%. Il comitato scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente ha scritto il 10 aprile scorso: “L’obiettivo, eccessivamente ambizioso, del 10% rappresenta un esperimento i cui esiti non voluti sono difficili da prevedere e difficili da controllare”. Allo stesso modo l’ultimo rapporto sugli agrocarburanti stilato dal Centro Comune di Ricerca di Ispra è molto chiaro nelle sue conclusioni: “I costi [dell’obiettivo] supereranno quasi certamente i benefici.” Sempre secondo lo studio, i contribuenti si ritroverebbero con una bolletta dai 33ai 65 miliardi di euro da qui al 2020. Inoltre “Vi è troppa incertezza sul fatto che l’obiettivo del 10 % porti davvero ad una riduzione delle emissioni”.
· Abbandonando l’obiettivo del 10% per gli agrocarburanti sarà più facile raggiungere l’obiettivo del 20% di rinnovabili perché si potrà utilizzare l’impegno finanziario precedentemente destinato agli agrocarburanti per realizzare più rinnovabili (vento, sole) ed efficienza energetica.
· I fattori che portano all’aumento dei prezzi degli alimentari nel mondo sono diversi: la liberalizzazione del mercato dell’alimentare, la speculazione su derrate, mangimi e altre materie prime, l’aumento dei prezzi del petrolio e il mutamento del regime alimentare in molti paesi (maggior consumo di carne). In un contesto simile, la pressione aggiuntiva che viene dagli agrocarburanti contribuisce all’aumento dei prezzi.
L’aumento dei prezzi degli alimentari
Perché la Ue dovrebbe fare della sicurezza alimentare in Europa e nel mondo una priorità?
· i cambiamenti climatici porteranno a raccolti sempre più incerti (per siccità, alluvioni, ecc.), contribuendo ad una maggiore instabilità negli approvvigionamenti e nei prezzi, soprattutto laddove il potere di acquisto degli alimentari e più basso;
· gli aumenti di prezzo degli alimentari e la riduzione delle scorte penalizzano in primo luogo le persone e i paesi più poveri, provocando fame e portand instabilità in molte regioni;
· la domanda crescente di mangimi, carburanti, legname e fibre aumenta enormemente la competizione per risorse come suolo e acqua. Allo stesso tempo l’uso insostenibile di queste risorse essenziali ne provoca il deperimento e la perdita.
Che deve fare la Ue per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, specialmente nei paesi in via di sviluppo?
La Ue dovrebbe:
· riformare in parallelo le proprie politiche in materia di agricoltura, energia e commercio, rendendo la sicurezza alimentare una priorità (attraverso la verifica di impatto sulla sicurezza alimentare):
· fissare obiettivi per pratiche più sostenibili, che preservino la fertilità dei suoli e la biodiversità ed incoraggino un’agricoltura a basso impatto; ciò dovrebbe andare di pari passo con un riequilibrio tra produzione animale e vegetale per ridurre la domanda di mangimi;
· sostenere le colture energetiche e l’uso di biomasse solo laddove queste sono praticate in modo sostenibile e non entrano in conflitto con la necessità di assicurare gli approvvigionamenti di alimentari da un punto di vista globale;
· applicare le leggi sulla concorrenza nel settore degli alimentari e dei mangimi per evitare ulteriori concentrazioni di e posizioni di monopolio;
· mettere in atto politiche del commercio che non costringano i paesi in via di sviluppo a liberalizzare i mercati delle derrate e che consentano un accesso qualificato al mercato per prevenire il dumping ecologico.
Hannes Lorenzen & Michel Raquet (consulenti del gruppo Verdi/ALE per le questioni di agricoltura e energia)
22.04.2008
lunedì 5 maggio 2008
Petizione per il latte "alla spina"
MV
Su iniziativa di un gruppo di cittadini Consumatori
Alla C. A. del
dr. Presidente della Mukki Latte
dr. Bambagioni
e
del Consiglio di Amministrazione
Centrale del Latte di Firenze
Mukki
Oggetto: richiesta di distributori di latte , alla spina nei supermercati toscani e altri esercizi commerciali.
A seguito dell’ aumentata sensibilità per le pressanti questioni ambientali legate allo smaltimento dei rifiuti e alla questione energetica sotto gli occhi di tutti, noi tutti cittadini, associazioni e consumatori , siamo a sottoporle la nostra richiesta relativa alla fornitura di distributori di latte Mukki alla spina; presso supermercati e negozi alimentari al dettaglio.
In un momento così difficile per le famiglie italiane di far fronte alla spesa quotidiana un tale gesto assumerà un significato sociale altissimo per tutti noi e costituirà un esempio da seguire che non mancherà di avere la sua risonanza su molti livelli a partire dalla immagine pubblica dell’azienda.
Ci rendiamo conto delle eventuali spinte contrarie da parte di chi ha interesse a mantenere lo status quo per non interrompere l’utilizzo dei contenitori ( benchè riciclabili – almeno quelli del latte) , tuttavia chiediamo che, la nostra richiesta venga accolta, trattandosi di un segnale che sempre più avrà la sua risonanza e, ne siamo convinti, sempre più operatori dovranno nel futuro adattarvisi. Dunque perché non distinguersi come protagonisti di un cambiamento imminente e quanto mai necessario?
Siamo certi della sua sensibilità e di quella della azienda -fiore all’occhiello della imprenditoria toscana - che da molti decenni i cittadini toscani hanno avuto modo di apprezzare per la qualità del suo lavoro.
Firenze. I Verdi e il comitato contro il parcheggio a Bobolino.
Luca Ragazzo presenta la seconda interrogazione urgente in Consiglio Provinciale.
No al protagonismo. Chiamiamo Strada, Zanotelli e Ciotti...
Ciascun gruppo e movimento che ruota attorno alla variegata galassia della sinistra si muove in modo autonomo e autoreferenziale. Occorre qualcuno che elabori una sintesi. «Penso a una decina di persone autorevoli e credibili che ogni tanto si pronuncino sulle questioni più importanti» dice Chiesa. Le elezioni del 13 e 14 aprile ci hanno restituito un’immagine dell’Italia che facciamo fatica a riconoscere. O meglio, che è completamente diversa da come l’avremmo desiderata. «È un paese in aperta regressione, causata dalla crisi della globalizzazione» ci dice Giulietto Chiesa, europarlamentare e giornalista.
In queste occasioni la gente si rifugia nel giardino di casa e guarda con sospetto all’estraneo e a tutto ciò che può apparire nuovo o diverso. E numerosi voti popolari finiscono per trasmigrare da sinistra a destra. È accaduto così nelle ultime elezioni, nelle quali molti lavoratori, che tradizionalmente votano a sinistra, hanno scelto la Lega. Ma questa non è una novità, come fa notare Barbara Spinelli in un interessante articolo pubblicato sulla Stampa del 20 aprile scorso. Negli Stati Uniti, per esempio, il fenomeno si è ripetuto con una certa frequenza negli ultimi decenni. La strategia è semplice: «La conquista dei ceti popolari avviene fingendo che la maggioranza conservatrice, anche quando ha tutti i poteri come in America (parlamento, Corte suprema), anche quando regna su affari ed economia, sia una maggioranza perseguitata». Questa sorta di ideologia del risentimento, spiega Spinelli, «è un dispositivo centrale dei successi di Bush, Sarkozy, Belusconi: per vincere, occorre che l’indignazione non si raffreddi mai, dunque che la realtà sia a intervalli regolari falsata». Un’analisi simile, ricorda la giornalista della Stampa, l’ha fatta Barak Obama il 6 aprile scorso a San Francisco: «Nelle piccole città colpite dalla crisi – ha detto il candidato democratico – l’amarezza è tale che la persona si sente perduta, ed è a quel punto che si aggrappa non a reali soluzioni del disagio economico, ma a valori e stili di vita sostitutivi, culturalmente consolatori: l’uso delle armi o della religione, la ripugnanza del diverso, dello straniero».
In Italia la crisi si è ancor più aggravata, aggiunge Giulietto Chiesa, per colpa dei dirigenti della Sinistra Arcobaleno che hanno condotto una campagna elettorale insensata. Hanno fatto credere ai loro potenziali elettori che un centrosinistra era ancora possibile. E così molti hanno optato per il voto utile («ritenendo che Veltroni fosse ancora di sinistra»), altri hanno dato il voto disgiunto e altri ancora non sono andati a votare, per delusione, rabbia, sconcerto. Attenzione, però: «la sinistra è stata azzerata nel Parlamento, non nel paese. Se mettiamo assieme il 20 per cento di quelli che non hanno votato, le bianche, le nulle, il voto utile, si ottiene un’immagine diversa della realtà». È, insomma, una foto truccata quella dell’Italia che emerge da queste elezioni. «Truccata da una legge elettorale palesemente incostituzionale, che non permette di scegliere e che ha quindi obbligato molti elettori a votare sotto costrizione».
Ma ci sono altre questioni che vanno ben al di là dei confini nazionali. Giulietto Chiesa le riassume così: l’epoca in cui siamo entrati ha sempre meno bisogno del consenso. E per l’impero che domina il mondo la democrazia è poco più che un orpello da esibire. Così «i sistemi elettorali si adattano a questa nuova situazione». Del consenso ne fa tranquillamente a meno anche l’altro grande potere che detta le regole della nostra vita: quello economico-finanziario. «Cosa centra la democrazia con le banche?» si domanda ironico il nostro interlocutore. E «quanto interessa ai dirigenti del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale il rispetto delle decisioni prese da governi eletti democraticamente?». Intanto le crisi economiche nel mondo si susseguono sempre più frequentemente, senza che la politica, svilita e declassata, sia capace di fornire risposte plausibili. Insomma, il quadro appena abbozzato è disarmante. Siamo di fronte a un futuro che non lascia vie d’uscita? «La crisi è gigantesca» replica Giulietto Chiesa. «Ma la speranza è nelle nostre mani. Prima di tutto però occorre capire come stanno le cose, aprire gli occhi, studiare, rendersi conto delle dimensioni dei problemi». E la sinistra su questo terreno ha dei ritardi spaventosi, perché «ha accettato supinamente la narrazione dominante». Dobbiamo domandarci, continua Chiesa, quali sono i motivi profondi della guerra che dal 2001, o meglio dal conflitto del Kosovo, ha cambiato le nostre vite. Le cause sono strutturali: c’è una crisi energetica evidente, le risorse si stanno esaurendo e ci stiamo avviando verso una catastrofe ecologica e sociale di proporzioni enormi. L’analisi può apparire sgradevole, ma questa è la realtà. Ed è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto. Altrimenti, «più la crisi si aggrava e più la gente si sposta verso destra». «Non si può continuare a parlare di sviluppo, di crescita infinita, come abbiamo fatto finora, perché questa strada ci conduce dritti alla catastrofe». «La transizione, il cambio di sistema, ce lo impone la natura. In due secoli abbiamo infatti consumato l’energia che si era accumulata in milioni di anni. E quando tra poco tempo le fonti fossili saranno esaurite dovremo fare riferimento ai flussi che ci arrivano dalla terra e dal sole. L’alternativa è la paura di massa».
Piuttosto che di un nuovo partito di sinistra – aveva scritto Giulietto Chiesa in un articolo sul Manifesto prima delle elezioni – «c’è bisogno di qualcosa di simile a una maniglia, cui aggrapparsi tutti insieme, che sia visibile, che sia solida nelle sue linee portanti». È accaduto invece esattamente il contrario. E il popolo di sinistra si è letteralmente disintegrato. «Ormai – precisa il nostro interlocutore – le definizioni nono funzionano più. Le persone, di destra o di sinistra, hanno le stesse angosce. È urgente quindi far sapere loro da dove viene la minaccia».
Ed ecco riemergere così l’altra grande questione sulla quale si è inceppato il sistema democratico: l’informazione. La maggior parte delle persone – dice Chiesa, che da anni batte su questo tasto – non riesce neppure a immaginare il rischio che stiamo correndo, non sa che in gioco c’è il futuro stesso del pianeta. «Sono convinto – aggiunge – che se avessimo a disposizione gli strumenti per farci ascoltare dalla gente, riusciremmo a convincere molte persone. Purtroppo la sinistra, compresi i movimenti pacifisti, non ha capito niente del mondo contemporaneo e di ciò che sta accadendo».
Quello che a Chiesa non va proprio giù è l’individualismo esasperato che fa sì che ciascuna componente della sinistra, sia sul versante politico che sociale, marchi il proprio territorio, rivendichi un’autonomia e una diversità che la differenzi da tutto e da tutti. «C’è un protagonismo e un individualismo intollerabile» dice. In questi anni ha prevalso un aspetto piccolo-borghese che non porta da alcuna parte. E non basta essere in rete con il proprio sito o il proprio blog per entrare in comunicazione con gli altri. Le questioni sono così profonde e complesse che non si può pensare di risolverle da soli. Che fare, allora? Giulietto Chiesa un’idea ce l’ha e la esplicita così: «Tutta questa galassia di gruppi e movimenti è priva di un orientamento comune. Ci vuole qualcuno che elabori una sintesi, che si assuma il compito di svolgere quel lavoro che una volta facevano i partiti». E poi, prevenendo l’obiezione, precisa: «Non ho in mente una sorta di comitato centrale, un politburo, ma una decina di persone autorevoli e credibili che ogni tanto esprimano un giudizio comune su alcune questioni fondamentali. Penso, per esempio, a Gino Strada, ad Alex Zanotelli, a don Ciotti, solo per fare tre nomi che tutti conoscono».
L’idea è stata lanciata, chissà se qualcuno saprà e vorrà raccoglierla?
domenica 4 maggio 2008
Centro Islamico. Si può fare.
Lo ha detto ieri l’Assessore alla Città Multietnica, Andrea Frattani (sinistra arcobaleno), criticando le raccolte di firme, la nostra e quella della destra, precisando poi che l’ampliamento della sede deve rispettare tutti i regolamenti urbanistici e le leggi per la sicurezza dei locali, e che comunque non si tratterà di un luogo di culto ma un centro di cultura.
Come senz’altro tutti avranno capito se hanno letto la nostra petizione, noi chiedevamo le stesse cose. Chiedevamo e chiediamo all’amministrazione di non discriminare i cittadini islamici ma di consentire loro di organizzarsi civilmente per attività religiose e sociali.
La storia del luogo di culto che non è previsto dal Piano Regolatore, tirata fuori dalla presidente della Circoscrizione Centro, è una simpatica ipocrisia come tante altre. Nessuno aveva proposto la costruzione di un minareto al Macrolotto 0, anche se ciò sarebbe possibile con una delle consuete varianti urbanistiche di cui questa amministrazione è maestra.
L’importante, secondo noi, è che la comunità pakistana abbia i giusti spazi per le riunioni, per la preghiera e le feste. I musulmani potranno pregare, come tutti gli altri che seguono una religione, e vivere secondo le loro abitudini, sempre che non confliggano con le leggi italiane e i nostri regolamenti comunali.
Niente luogo di culto, ma luogo adatto alla preghiera e allo studio del Corano.
I leghisti hanno annunciato che continueranno a raccogliere firme contro i musulmani, quindi anche noi continueremo a raccogliere firme per la città multietnica e per sostenere il difficile lavoro dell’assessore che, ci auguriamo, sia sempre volto ad ottenere un livello di integrazione e di maturazione sociale degli immigrati, adeguato alle esigenze di civiltà che Prato chiede.
per Municipio Verde
Fra' Dolcino
sabato 3 maggio 2008
CCC Prato: legalità e futuro.
Questa è l'occasione buona per approfondire il tema della legalità con gli strumenti della razionalità e della corretta informazione, oltre che con i sentimenti e le emozioni che non sonosempre buoni consiglieri nel governo della città.
Sosteniamo questo nuovo impegno dei comitati pratesi che da qualche anno, danno a questa città un grande contributo di riflessione e di proposta, insegnando a tutti la democrazia partecipata.
Noi di MV siamo lieti di partecipare ad un dibattito serio dove si parla di legalità, (che non è soltanto la pubblica sicurezza) e in cui non si fanno facili equazioni fra reati ed etnie.
Ormai la cronaca locale ci trasmette solo episodi di criminalità e ogni comune, anche il più piccolo, ha un sindaco o un assessore che sbraita contro i suoi colleghi che lui l'aveva sempre detto che quella era la priorità politica.
Anche l'assessore Milone come Cioni a Firenze.
Non è rimasta traccia di queste sue passate dichiarazioni, ma poco importa, un'uscita televisiva può servire per candidarsi a Sindaco alla prossima tornata elettorale e presentarsi come il Boris Giuliani "de no' antri". La definitiva morte della politica a Prato.
Come il borgomastro del villaggio di Hamelin, nella famosa fiaba noir del Pifferaio, Milone è pronto a governare la ripulitura della città. Dategli i mezzi e gli uomini!
Noi facciamo una previsione. Gli effetti si vedranno: la città sarà ripulita da prostitute, drogati, zingari e accattoni ma sempre saldamente nelle mani delle mafie interetniche e delle cupole locali. Impuniti evasori e distruttori dell'ambiente e della salute.
In compenso il Pifferaio magico si sarà portato via il futuro, che si difende solo con la cultura, la serietà e il coraggio.
MV
C.C.C.
COORDINAMENTO COMITATI CITTADINI – PRATO
LUNEDI’ 12 MAGGIO 2008, ore 21,00
PALAZZO NOVELLUCCI – Via Cairoli, 25
“SICUREZZA E LEGALITA’:
LA CITTA’ E IL SUO FUTURO”
Sono stati invitati a partecipare:
MARCO ROMAGNOLI – Sindaco del Comune di Prato
DOMENICO SAVI – Questore di Prato
ETTORE SQUILLACE GRECO - Sost. Proc. Direzione Distrettuale Antimafia
SALVO ARDITA - Rappresentante SILP per la CGIL
CAPOREDATTORI STAMPA E TV LOCALI
MODERATORE - Paolo Andrea Sanesi
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare al dibattito
venerdì 2 maggio 2008
Le Pantanelle. Laboratorio naturale di biodiversità
E’ proprio alla natura delle Pantanelle e ai suoi laghetti, adatti ad ospitare la fauna acquatica più comune, ma spesso frequentati da uccelli più rari, che gli amici del Comitato dedicano questa occasione di incontro festoso.
Da qualche anno, noi di Municipio Verde abbiamo accolto il significato di questa iniziativa e a più riprese abbiamo posto la questione dell’area umida delle Pantanelle come di una possibile area protetta, passaggio di migratori e laboratorio naturale di biodiversità
Qualche anno fa si è avuto qualche documentato avvistamento di fenicotteri rosa: una dimostrazione che i segnali dei cambiamenti climatici, che spesso ci sfuggono, non sono percepibili se allontaniamo la natura dalla città.
Con essa perdiamo anche i segnali delle trasformazioni indotte dai fattori inquinanti.
A Pantanelle si è già costruito troppo e i tratti viari che l’attraversano ci sembrano in parte anche discutibili, almeno per quanto riguarda i tracciati.
Sarebbe opportuno che i vari soggetti istituzionali coinvolti, dalla Circoscrizione, al Comune, alla Provincia, decidessero di destinare questa zona, la parte che non è stata ancora urbanizzata, ad ospitare una cosa che le province vicine hanno già: un’area protetta per il passaggio dei migratori.
Ci rivolgiamo in primo luogo ai Verdi impegnati nelle istituzioni perché ci aiutino a portare avanti questo progetto e a comprendere cosa si va delineando nel nuovo piano strutturale su questi terreni.
Tornando alla festa, un’ultima cosa la diciamo sulle anatre e sulla cui fine ci dissociamo con decisione.
Per noi Pantanelle dev’essere NO-INC ma anche NO-HUNT.
Ovviamente lo diciamo con leggerezza e senza drammatizzare, con la consapevolezza che tocca ai Verdi darsi da fare sia per noi umani che per gli altri animali.
http://www.youtube.com/watch?v=lblz8g5mQRk&feature=related
MUNICIPIO VERDE
NO INCENERITORE!
Domenica 11 MAGGIO
IL COMITATO AMBIENTALE DI CASALE
Vi invita alla
FESTA IN PANTANELLE
dalle ORE 16.30
presso il CAMPO SPORTIVO DI CASALE
in Via Traversa delle Caserane - Casale (PO)
Festa degli AQUILONI...faremo volare gli
aquiloni con i bambini della Scuola Materna di Casale
Visite guidate alla scoperta degli animali
e delle bellezze delle PANTANELLE
Animazione e Giochi per bambini
MUSICA e BALLO
MERENDA (schiacciate, salumi,
porchetta, dolci, etc...)
...e per finire ORE 19
PASTASCIUTTA SULL’ANATRA...delle Pantanelle!
La Festa si terrà ANCHE in caso di PIOGGIA !
Comune di Prato. Partecipazione al Piano Strutturale
L’orario è molto scomodo e rende impossibile la presenza per la maggioranza dei lavoratori.
L’impostazione, da ciò che si desume, è quella di una passerella di interventi. Non si fa cenno a dibattiti o alla visione di documenti fotografici o topografici. Sembra che più che un momento di partecipazione sia un’occasione per parlarne e basta. Intanto i giochi più importanti sono già fatti o sono in corso d’opera in altre stanze. La variante anticipativa, comprendente la declassata e l’ex-Banci, condizionerà tutto il resto del piano, vanificando le speranze di chi credeva in un processo organico che sin da subito puntasse sull’informazione dei cittadini e sul loro contributo attivo.
MV
Progettare Insieme la città di Prato
Incontro di avvio del percorso partecipativo del piano strutturale
Il Laboratorio della città per il piano strutturale è uno spazio di incontro, discussione, esposizione di progetti, interazione e progettazione comune che accompagna il processo di formazione del nuovo piano strutturale organizzato nei locali della ex scuola Marconi.
Mercoledì 7 maggio 2008 - ore 14.30
Laboratorio della città per il piano strutturaleVia Mazzini 65, ex Istituto Marconi
Programma
Saluto del Sindaco
Marco Romagnoli
Introduzione dell’Assessore all’urbanistica
Stefano Ciuoffo
La necessità della partecipazione
Agostino Fragai, Assessore alle attività istituzionali della Regione Toscana
Comunicazione e osservazione dei processi interattivi nelle Regione Toscana
Massimo Morisi, Garante regionale per il Piano di indirizzo territoriale
Istituzioni e cittadini nella costruzione degli strumenti urbanistici
Alessandro Balducci, Politecnico di Milano
Lo statuto del territorio: un patto tra i cittadini
Alberto Magnaghi, Università di Firenze
L’area metropolitana: pianificazione e innovazione
Giuseppe De Luca, Università di Firenze
Verso il nuovo Piano Strutturale: temi e strategie
Gianfranco Gorelli
Verso lo statuto del territorio: un percorso partecipato
Giancarlo Paba, Camilla Perrone, Università di Firenze
La comunicazione nel processo di pianificazione
Riccardo Pecorario, Dirigente settore governo del territorio




